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La successione nel fallimento e profili di irragionevole durata

Il fallito è spossessato anche dei beni a lui sopravvenuti nel corso della procedura fallimentare, ai sensi e per gli effetti dell'art. 42, comma 2, L.Fall. (R.D. n. 267 del 1942).

La successione nel fallimento e profili di irragionevole durata - Il fallito è spossessato anche dei beni a lui sopravvenuti nel corso della procedura fallimentare, ai sensi e per gli effetti dell'art. 42, comma 2, L.Fall. (R.D. n. 267 del 1942).

L'acquisizione dell'eredità pervenuta al medesimo soggetto interessato della procedura fallimentare (sostanzialmente per imprese di persone) dopo la dichiarazione di fallimento costituisce una ipotesi di bene sopravvenuto. Secondo un orientamento, nel caso di sopravvenuta eredità il fallito (o meglio il Curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori, concessa ai sensi dell'art. 35 L.Fall.) potrebbe accettare soltanto con beneficio d'inventario. Secondo altri, invece, l'accettazione potrebbe avvenire anche puramente e semplicemente, e in tal caso il fallito assumerebbe pure le passività, da estinguere in prededuzione quali debiti della massa. L'accettazione dell'eredità spetta al Curatore. In ogni caso, oltre al diritto di accettare l'eredità, risulta essere del Curatore la legittimazione a compiere taluni atti volti alla tutela del patrimonio fallimentare (i.e. impugnazione della rinuncia all'eredità effettuata dal debitore; impugnazione del testamento altrui; esercizio dell'azione in riduzione di disposizioni testamentarie e donazioni). Stante tutto quanto sopra, parrebbe che anche la eventuale quota di legittima eventualmente spettante al soggetto fallito (previa verifica della concorrenza di altri legittimari, come ad esempio fratelli o sorelle e/o altri figli naturali) debba rientrare nella massa fallimentare, in quanto si tratterebbe di beni che sono passati in proprietà (per successione) che, di conseguenza, sarebbero compresi nel fallimento. 

A proposito, invece, di un ulteriore profilo relativo alla eccessiva durata della procedura fallimentare, ferme restando le eventuali responsabilità di gestione della Curatela, si precisi quanto segue. La Suprema Corte di Cassazione ha affermato che non è possibile predeterminare in astratto la ragionevole durata del fallimento; ciò detto, la giurisprudenza ammette l'applicabilità alle procedure fallimentari delle norme che affermano il diritto del cittadino alla ragionevole durata del processo di cui alla c.d. Legge Pinto (Legge n. 89 del 2001, recentemente modificata dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83). Se pertanto, nel caso concreto (previa verifica dettagliata, ad esempio, di tutte le fasi della procedura, della quantità dei creditori concorsuali, delle questioni indotte dalla verifica dei crediti, delle controversie giudiziarie innestatesi nel corso del fallimento, dell'entità del patrimonio da liquidare e della consistenza delle operazioni di riparto), attraverso le prove della inerzia ingiustificata, dovesse risultare che la procedura ha ecceduto una ragionevole durata, il cittadino ha diritto di promuovere un autonomo giudizio al fine di richiedere un'equa riparazione consistente nel risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale in riferimento al periodo eccedente la ragionevole durata.

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2 Commenti

Massimo Righetti

08/10/2013 21:09

Nel 1996 sono stato dichiarato fallito. Premesso che non ho più avuto notizie "ufficiali" del mio fallimento da nessun organo competente in questi anni, vorrei sapere se, in caso di morte dimio padre, con conseguente lascito di eredità immobiliare, (peraltro di valore limitato dato che ho due fratelli) a cosa vado incontro se decidessi di vendere il predetto bene... . Massimo.

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Francesco Campobasso

09/10/2013 18:27

Egregio Sig. Righetti,
come già riferito l'acquisizione dell'eredità pervenuta al soggetto dichiarato fallito dopo la dichiarazione di fallimento costituisce una ipotesi di bene sopravvenuto.
Per l?effetto sarebbe il caso di verificare, nell?eventualità della apertura della successione, lo stato della procedura fallimentare al fine di rapportarsi direttamente con il Curatore relativamente alla possibilità di disporre dei beni; ciò anche in quanto Lei non ha più ricevuto aggiornamenti circa l?assunta condizione.
La vendita del bene acquisito per successione di morte sarebbe consentita, ma il rischio è quello che il ricavato pro quota possa essere assorbito al fallimento.
Ciò ferma restando la possibilità di verificare, nel dettaglio, lo stato della procedura concorsuale risalente all?anno 1996 e di appurare che la medesima ha ecceduto una ragionevole durata, onde promuovere un autonomo giudizio volto a richiedere un'equa riparazione consistente nel risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale in riferimento al periodo eccedente la ragionevole durata.
Nella speranza di essere stato esauriente, si resta a disposizione per eventuali richieste di chiarimenti in merito.
Distinti saluti.

In risposta al commento di Massimo Righetti

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Giovanna Davitti

13/04/2014 15:28

Gent.mo Dott. Campobasso, trovo il suo articolo molto interessante. Ho fatto anche alcuni approfondimenti, ma non riesco a dirimere la questione del reato penale di bancarotta fraudolenta.
La vendita di un bene (come una casa) acquisito per successione, non equivale a commettere reato di bancarotta fraudolenta ?
(È punito con la reclusione da tre a dieci anni, se è dichiarato fallito, l'imprenditore, che:
1) ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni ovvero, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, ha esposto o riconosciuto passività inesistenti...
Può spiegarmi?
Grazie e saluti,
Giovanna

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In risposta al commento di Giovanna Davitti

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