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Violenza sulle donne nella società moderna

1. Premessa - 2. La legislazione nazionale

Violenza sulle donne nella società moderna - 1. Premessa - 2. La legislazione nazionale

1. PREMESSA -In Italia ogni due giorni viene uccisa una donna e nel mondo la media è molto più alta: ogni otto minuti ne viene assassinata una. Questi dati impongono una riflessione sul perché ancora siano così diffusi i casi di “femminicidio”. Il termine femminicidio è un neologismo semantico che identifica tutti quei casi di omicidio doloso o preterintenzionale in cui una donna viene uccisa da un uomo per motivi basati sul genere. La prima citazione del termine femicide risale al 1801 in un libro pubblicato in Inghilterra e indicava “l'uccisione di una donna”, ma veniva usato come opposto ad homicide, che identificava l'uccisione di una persona di sesso maschile. Il termine nella sua accezione moderna, come “uccisione di una donna da parte di un uomo per motivi di odio, disprezzo, piacere o senso di possesso delle donne” è stato utilizzato nel 1990 dalla docente di Studi Culturali Americani Jane Caputi. Gli omicidi di “genere” si manifestano in forme diverse, ma ciò che li accomuna è l’uccisione a seguito della pregressa violenza subita nell’ambito di una relazione d’intimità. Queste morti “annunciate” vengono spesso etichettate come delitti passionali, fattacci di cronaca nera, liti di famiglia. Le donne muoiono principalmente per mano di uomini che avrebbero dovuto rappresentare per loro sicurezza: mariti, ex-mariti, padri, fratelli, fidanzati, amanti, innamorati respinti. 

La violenza contro la donna può essere: FISICA (ogni forma di aggressione contro il corpo della donna); PSICOLOGICA (ogni mancanza di rispetto che offende e mortifica la dignità di una donna, che ne mina la fiducia personale, che ne limita le potenzialità, che la isola e la esclude); SESSUALE E RIPRODUTTIVA (ogni forma di coinvolgimento in attività sessuali senza il consenso di una donna); ECONOMICA (ogni forma di controllo sull'autonomia economica di una donna); STALKING-ATTI PERSECUTORI (ogni forma di comportamento/molestia assillante non gradita dalla donna e anzi percepita da quest'ultima come in grado di suscitare preoccupazione, timore e ansia).  

I dati ISTAT, pur se non aggiornati e relativi al decennio 2001-2011, dimostrano che sono diminuiti gli omicidi subiti dagli uomini, mentre sono invariati nel tempo quelli subiti dalle donne. Dai dati forniti dalla polizia nel 2010 il 44,9% delle donne è stata uccisa da un partner o da un ex-partner, il 23,7% da un parente, il 5,1% da un amico e il 14,1% da un estraneo. Per lo più sommersa e non denunciata, oltre il 90% delle vittime non denuncia il fatto, la violenza contro le donne assume una connotazione trasversale in relazione al territorio e alle diverse estrazioni sociali. Il 93% delle violenze perpetrate dal partner non viene denunciato e solo il 18% delle donne che hanno subito abusi in ambito domestico considera questa forma di violenza domestica come un reato. A livello regionale, differenze significative si riscontrano per la violenza sessuale nel Nord-Est, con il picco in Emilia Romagna (5,2%), seguita dal Friuli-Venezia Giulia e dal Lazio (4,9%); per la violenza fisica risaltano, invece, il Centro Italia e il Sud, con in testa la Campania, Marche, Lazio e Toscana. 

2. LA LEGISLAZIONE NAZIONALE - Come spesso accade, a seguito del susseguirsi di fenomeni criminali di allarme sociale che destano sconcerto e accendono dibattiti nell’opinione pubblica e nei media, il Governo è intervenuto utilizzando lo strumento della decretazione di urgenza (ex art. 77 Cost.) con il D.L. n. 93/2013, poi convertito con modifiche nella Legge n. 119 del 15/10/2013. In realtà né il codice né la legge forniscono una definizione di femminicidio, sicché è necessario rifarsi alle nozioni già esistenti nel linguaggio comune e nella letteratura criminologica. Il legislatore non è intervenuto direttamente sulla fattispecie di omicidio creando una fattispecie ad hoc; sostanzialmente si è limitato ad apportare alcune modifiche a quelli che solitamente vengono definiti “delitti spia” (maltrattamenti in famiglia, minacce, atti persecutori, violenza sessuale e altri), che comportano già un’offesa alla “donna in quanto tale” e che sono rivelatori del pericolo che le condotte poste in essere dal soggetto agente possano arrivare sino all’esito più infausto. La legge ha introdotto modifiche sia al codice penale che al codice di procedura penale introducendo una serie di aggravanti alle tipologie di reato già esistenti(art. 61 co. 1 n. 11 quinquies e art. 609 ter c.p.). Una delle novità introdotta dal decreto consiste nel fatto che la remissione della querela nella ipotesi di atti persecutori (art. 612 bis c.p.) può essere soltanto processuale ed è irrevocabile soltanto se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all'all'art. 612 co. 2 c.p. (art. 612 bis co. 4 c.p.). Nei casi di allontanamento dalla casa familiare, divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, divieto e obbligo di dimora, arresti domiciliari, custodia cautelare in carcere e custodia cautelare in luogo di cura, applicate nei procedimenti aventi ad oggetto delitti commessi con violenza alla persona, la richiesta di revoca o di sostituzione delle suddette misure che non sia stata proposta in sede di interrogatorio di garanzia, deve essere contestualmente notificata, a cura della parte richiedente ed a pena di inammissibilità, presso il difensore della persona offesa o alla persona offesa. Il difensore e la persona offesa possono, nei due giorni successivi alla notifica, presentare memorie ai sensi dell'articolo 121 c.p.p. e il giudice procede una volta decorso il predetto termine. Quando deve assumere sommarie informazioni da minori, la polizia giudiziaria deve avvalersi dell'ausilio di un esperto in psicologia o in psichiatria infantile, nominato dal pubblico ministero anche quando si procede per maltrattamenti in famiglia ( art. 572 c.p.), adescamento di minorenni (art. 609-undeciesc.p.) e atti persecutori (art. 612-bis c.p.). È stato introdotto l’art. 384 bis c.p.p. a mente del quale la p.g. può disporre, previa autorizzazione del pubblico ministero, l'allontanamento urgente dalla casa familiare con il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa, nei confronti di chi è colto in flagranza dei delitti di violazione degli obblighi di assistenza familiare, abuso dei mezzi di correzione o di disciplina ed altri delitti di violenza, prostituzione e pornografia in danno di minori, se sussistono fondati timori di reiterazione delle condotte e di pericolo per le persone offese. Altra novità importante è quella che prevede che qualora si proceda per i reati di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori, la proroga delle indagini preliminari può essere concessa per non più di una volta. Per i delitti commessi con violenza, il pubblico ministero deve sempre notificare la richiesta di archiviazione alla persona offesa, la quale potrà opporsi entro il termine di venti giorni (e non dieci come di norma); il pubblico ministero deve altresì notificare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari anche al difensore della persona offesa o questa stessa. La persona offesa dai reati di maltrattamenti in famiglia, mutilazioni femminili, violenza sessuale di gruppo, atti persecutori può essere ammessa al patrocinio a spese dello stato anche in deroga ai limiti di reddito previsti dalla legge. Infine, con questa legge sono state introdotte e meglio disciplinate altre misure volte a tutelare la vittima di violenza. Anche in assenza di querela, il Questore può procedere all'ammonimento dell'autore del fatto, nei casi in cui alle forze dell'ordine siano segnalati in forma non anonima fatti riconducibili ai delitti di percosse e lesioni personali aggravate consumate o tentate, nell'ambito di violenza domestica. Nel procedimento di ammonimento è tutelato il segnalante le cui generalità vanno omesse. È stata introdotta, inoltre, per gli stranieri una particolare tipologia di permesso di soggiorno concesso alle vittime di violenza domestica al fine di sottrarsi alla stessa, che viene rilasciato dal Questore (con il parere favorevole dell'autorità giudiziaria procedente ovvero su proposta di quest'ultima) quando siano accertate situazioni di violenza o abuso nei confronti di uno straniero vittima di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali, mutilazioni genitali femminili, sequestro di persona, violenza sessuale, atti persecutori o altro delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza e vi sia un concreto ed attuale pericolo per la sua incolumità, come conseguenza della scelta di sottrarsi alla medesima violenza o per effetto delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari o del giudizio. Dall'altro lato è stata introdotta la revoca permesso di soggiorno ordinario allo straniero condannato anche con sentenza non definitiva per i reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali, mutilazioni genitali femminili, sequestro di persona, violenza sessuale, atti persecutori commessi in ambito di violenza domestica.

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