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Appropriazione indebita per acquisto nominativi

Dieci i mesi di reclusione per chi compra in maniera illegale banche dati altrui. Importante sentenza del Tribunale di Milano per la protezione dati.

Appropriazione indebita per acquisto nominativi - Dieci i mesi di reclusione per chi compra in maniera illegale banche dati altrui. Importante sentenza del Tribunale di Milano per la protezione dati.

Finalmente tutelato quello che lo stesso Tribunale ha definito il fenomeno della "abusiva captazione della clientela" dopo l'importante sentenza di condanna pronunciata dalla sezione 3 penale del
Tribunale di Milano. Ritenuti responsabili gli imputati dei reati di
appropriazione indebita (art. 646 c.p.) e trattamento illecito dei dati personali (art. 196 D.Lgs. 196/03).

Attraverso un corriere compiacente, l'azienda concorrente otteneva i contrassegni contenenti tutti i nominativi e le informazioni relative agli abbonati.

Il procedimento penale è scaturito a seguito delle denunce sporte da due società operanti nel settore a seguito delle lamentele della clientela che riceveva, in coincidenza con la sottoscrizione dei contratti di abbonamento, ripetute telefonate di sollecito per nuovi e ulteriori contratti per altre pubblicazioni editoriali presentate come collegate alle iniziative in precedenza sottoscritte.

Gli accertamenti conseguenti hanno portato al sequestro presso le società concorrenti di un migliaio circa di contrassegni con i nominativi di destinatari già clienti delle società denuncianti.

Una volta venuti in possesso di tali documenti gli editori delle riviste concorrenti contattavano al telefono clienti in tutta Italia "già selezionati come ragionevolmente interessati alla sottoscrizione di abbonamenti annuali".

All'esito del processo il Tribunale ha affermato la responsabilità penale per i reati di appropriazione indebita e trattamento illecito di dati personali e ha stabilito una pena di dieci mesi di reclusione per l'acquisto illecito di nominativi della clientela altrui.

Una sentenza di notevole rilevanza in tema di privacy a tutela da una parte dei professionisti e delle aziende che aderiscono volontariamente a circuiti specializzati, dall'altra di tutti i call center che operano nel rispetto della legge e si sono visti in passato sottrarre indebitamente il "portafoglio
clienti" con notevoli danni economici.

Un chiaro segnale della magistratura finalizzato a reprimere la prassi della "Vendita di nominativi" che da sempre consiste nel "passaggio" dei dati personali ad altre aziende che commercializzano prodotti similari, creando confusione nei prodotti editoriali e concorrenza illecita.

Prassi che purtroppo continua ad essere diffusa e che solo attraverso l'attenzione dell'Autorità Giudiziaria potrà essere arginata dando di nuovo credibilita' a un settore di vitale importanza per l'economia italiana.

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