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LA SEPARAZIONE, IL DIVORZIO E LA LEGGE - parte 2

VIOLENZE DOMESTICHE ED "ABBANDONO DEL TETTO CONIUGALE”

LA SEPARAZIONE, IL DIVORZIO E LA LEGGE  - parte 2 - VIOLENZE DOMESTICHE ED "ABBANDONO DEL TETTO CONIUGALE”

Spesso, in situazioni come quelle in esame, il coniuge vittima di maltrattamenti e violenze comincia a porsi il problema di allontanarsi dalla casa familiare. Anche in questo caso, però, si registra spesso da parte della vittima una forte riluttanza a prendere questa non facile decisione con il solo risultato di rischiare di andare incontro a conseguenze molto gravi.  L’indecisione si accompagna frequentemente all’esasperazione della conflittualità all’interno della coppia e dunque al rischio serio di episodi di violenze gravi. Una delle più frequenti ragioni di questa indecisione è l’incertezza circa le conseguenze che l’allontanamento dalla casa familiare potrebbe avere sul piano legale, in memoria di un retaggio passato per cui l’abbandono del “tetto coniugale” costituiva comportamento scandaloso e riprovevole sul piano morale, oltre che foriero di gravi conseguenze sul piano giuridico.
È necessario dunque sfrondare il campo dagli equivoci: se è vero che il coniuge che si allontani senza giusta causa dalla residenza familiare può andare incontro a conseguenze sia civili che penali (che verranno brevemente esaminate tra poco), è altrettanto vero il suo converso, è cioè che a nessuna conseguenza va incontro colui che lasci il domicilio domestico perché mosso da una “giusta causa”. Il concetto di “giusta causa” diviene così la chiave per distinguere tra comportamenti leciti ed illeciti, ed è bene dunque averne ben chiaro il significato e la portata.
Le norme di riferimento in questo caso sono l’art. 146 del Codice Civile e l’art. 570 del Codice Penale.
Sul piano del diritto civile, il coniuge che si allontani senza giusta causa dalla casa familiare, ove si rifiuti di farvi ritorno, perde il diritto all’assistenza morale e materiale da parte dell’altro, secondo il citato art. 146 del Codice Civile. Ma la sua condotta avrà conseguenze ancor più rilevanti se sarà poi sottoposta – come di regola avviene – al giudice della separazione: l’allontanamento ingiustificato, infatti, costituisce una grave violazione dei doveri di assistenza morale e materiale che vincolano i coniugi tra loro reciprocamente e nei confronti della prole. Dunque in caso si giunga ad una separazione giudiziale questo comportamento sarà certamente valutato come causa di addebito della separazione, proprio in quanto sostanzia una grave violazione dei doveri di coniuge e di genitore.
Questa violazione, come accennato, comporta, per il coniuge che abbia abbandonato senza giusta causa il domicilio domestico, anche una responsabilità penale: in particolare l’art. 570 del Codice Penale punisce questa condotta con la reclusione fino ad un anno ed una multa compresa fra 103 e 1032 euro.
Il discrimine tra comportamento illecito ed allontanamento giustificato, dunque, è tutto nel concetto di “giusta causa”, che delimita il confine tra l’arbitrio ed il diritto; essendo un concetto volutamente generico, il suo significato andrà ricercato caso per caso dall’interpretazione del giudice chiamato a decidere in merito a questo tipo di condotte. L’art. 146 CC, comunque, fornisce un primo significato esplicito da attribuire a questo concetto generico: “La proposizione della domanda di separazione o di annullamento o di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio costituisce giusta causa di allontanamento dalla residenza familiare”.Dunque sicuramente costituisce giusta causa di allontanamento il fatto che uno dei coniugi abbia attivato una delle procedure che tipicamente “certificano” uno stato di crisi del matrimonio. Ma c’è di più, la giurisprudenza costante della Corte di Cassazione è orientata ormai da molto tempo a ritenere che questa ipotesi non sia la sola causa di giustificazione dell’allontanamento dalla residenza familiare. Più precisamente, la Suprema Corte ritiene che le ipotesi previste dall’art. 146 CC non costituiscano un elenco tassativo di ipotesi di “giusta causa”, e che l'abbandono della casa coniugale sia giustificato anche quando esistano - a prescindere dalla proposizione di una delle suddette domande giudiziali - ragioni di carattere interpersonale che non consentano la prosecuzione della vita in comune. In pratica si può dire che l’abbandono della residenza familiare è giustificato qualora si sia in presenza di situazioni che rendono la convivenza oggettivamente intollerabile ed arrechino grave pregiudizio all’educazione dei figli: in questi casi il coniuge che si allontani dal domicilio domestico non andrà incontro a conseguenze né sul piano civile, né sul piano penale, essendo il suo comportamento giustificato da una situazione di convivenza oggettivamente intollerabile. I precedenti giurisprudenziali su questa materia specifica sono quanto mai variegati ed individuano come giusta causa di allontanamento una serie abbastanza eterogenea di comportamenti e situazioni: sono comunque, in buona sostanza, quelle situazioni che poi tendono a sfociare nelle cause di separazione. Tuttavia, il principio che se ne ricava in modo incontrovertibile è quello per cui l’allontanamento dalla residenza domestica non costituisce di per sé un illecito, potendo essere giustificato da situazioni oggettive che rendano la prosecuzione della convivenza intollerabile, quando non dannosa o pericolosa. Ed è chiaro, a questo punto, che a maggior ragione sarà giustificato il coniuge che si allontani a causa di comportamenti di violenza od abuso perpetrati dall’altro ai propri danni.
Nondimeno, la scelta di fuggire dal coniuge violento si rivela una decisione comprensibilmente non semplice da prendere; ed è evidente come questo esponga la vittima ad una situazione di pericolo, ma anche di stress e di condizionamento psicologico, pressoché costante. La situazione diventa ancora più complessa qualora il coniuge vittima di maltrattamenti si trovi in situazione di dipendenza economica dall’altro; in questi casi si pone realmente l’alternativa tra il subire delle violenze ed il rimanere senza un tetto e senza un reddito.
Come già accennato, l’avvio del procedimento di separazione o di divorzio non costituisce un rimedio efficace in casi del genere. Se è vero che già solo depositando il ricorso per separazione o divorzio la parte ricorrente può legittimamente lasciare la residenza coniugale senza esporsi a conseguenze legali, è altrettanto vero che nella pratica ciò non è affatto semplice. Ciò in quanto, finché non si giunga quanto meno ai  provvedimenti provvisori all’esito della prima udienza, non c’è nessuna statuizione ufficiale che regoli i rapporti tra i genitori in procinto di separarsi, né in merito all’affidamento dei figli, né tanto meno al loro mantenimento, come all’eventuale mantenimento del coniuge in stato di bisogno. Dunque, poiché tra la proposizione del ricorso ed il provvedimento presidenziale che disciplina (provvisoriamente) queste situazioni passano anche diversi mesi, si comprende come il cuore del problema sia esattamente qui: in questo vuoto di tutela che si può creare nel lasso di tempo che intercorre tra la decisione di separarsi ed il provvedimento che chiarisce i reciproci obblighi personali e patrimoniali. Qui, dunque, si pone maggiormente il problema di reperire nell’ordinamento giuridico una tutela adeguata e, soprattutto, effettiva; problema che sarà esaminato nel prossimo paragrafo.
 
Riassumendo:
Si verifica l’illecito allontanamento dalla residenza familiare (detto comunemente “Abbandono del tetto coniugale”) quando uno dei coniugi si allontana “ingiustificatamente” dal domicilio domestico senza farvi ritorno.
 L’allontanamento è giustificato:
1. Quando è stato già presentato ricorso per separazione.
2. Se c’è una crisi familiare in atto, che rende intollerabile la prosecuzione della convivenza, anche se non è stato ancora presentato ricorso per separazione (indipendentemente dalla presenza di un altro partner). L’effettiva gravità della crisi è comunque valutata dal Giudice.
3. In caso di violenza domestica. E’ consigliabile comunque denunciare immediatamente i fatti all’autorità giudiziaria.
 
Tratto dalla monografia “Separazione e divorzio: manuale di sopravvivenza”, a cura di Francesco Maina, © 2007 Ecomind Srl. Riprodotto su licenza dell’Editore. www.ecomind.it 

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