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Cult intervista l'Avv Stefano Giordano

Giurisprudenza e vita

Cult intervista l'Avv Stefano Giordano - Giurisprudenza e vita

Dalla rivista "CULT" Dicembre 2010 - INTERVISTA all'AVV. Stefano Giordano 

Da ragazzo il primo grande dubbio sul suo futuro professionale: avrebbe fatto il medico o l'avvocato? Così Stefano Giordani, 39 anni, palermitano, si trovò di fronte ad un bivio. Diversi esempi illustri in famiglia, sia medici che uomini di legge, ALFONSO GIORDANO, il suo bisnonno, originario di Lercara Friddi, è stato il fondatore della medicina del lavoro in Italia. Ma in famiglia anche illustri  magistrati come il nonno STEFANO ed il padre ALFONSO (Presidente della Corte di Assise di Palermo, chiamato a presiedere il primo maxi processo alla mafia del 1986). Dopo un periodo di attenta riflessione, STEFANO optò per la carriera giuridica con la precisa intenzione di diventare un Avvocato penalista. E' noto alle cronache  anche per aver difeso come parte civile VINCENZO CONTICELLO e "L'ANTICA FOCACCERIA SAN FRANCESCO". 

All'inizio della sua carriera era certo di diventare un avvocato penalista e altrettanto sicuro di non fare il magistrato. Perchè? 

S.G: "Perchè se è vero che conosco i meriti della Magistratura, in qualche modo ne conosco anche i difetti. Credo che nella magistratura esista una strana commistione dei ruoli, invece il Giudice, come avviene nei processi di stampo anglosassone, di fatto è sempre un terzo rispetto alle parti. Questo non significa certamente che non esistano Magistrati equi.  

P.P.: "Ricorda quando suo padre presiedeva il maxiprocesso?"
GIO: "Avevo 15 anni e ricordo tutto. Fu uno stravolgimento della nostra vita, vivevamo blindati e non fu certamente bello per un ragazzo, ma fu anche un momento esaltante, di grandi verità 

P.P.: "Quando è difficile essere un avvocato penalista?"  

S.G: "Molto. Il rapporto che il penalista ha con il suo cliente è strettissimo. Il nostro lavoro è caratterizzato dalla sofferenza umana, sia delle persona offesa che dell'imputato e forse a Palermo è ancora più difficile perchè devi essere un solido professionista e avere una personalità molto forte". 

P.P.: "Lei ha difeso VINCENZO CONTICELLO, l'imprenditore che ha accusato i suoi estorsori...." 

S.G: "All'inizio pensavo che fosse un processo normale, ma poi mi resi conto di quanto fossero agguerriti i difensori degli imputati. Questa eccessiva aggressività manifestata all'interno del processo non ha giovato a nessuno, neanche agli stessi imputati, condannati a pene elevatissime". 

P.P.: "Ha ricevuto anche gravi intimidazioni?" 

S.G: "Una notte degli individui sono entrati nel mio studio, mi hanno rubato dei computer senza toccare  denaro. Poi la mia automobile e quella di mia madre e mia sorella furono danneggiate e ho anche ricevuto un messaggio intimidatorio recapitato da una persona. Ho denunciato subito in Procura e mi hanno assegnato una scorta di secondo livello". 

P.P.: "Ricordiamo tutti il dito accusatore di Vincenzo Conticello che ebbe il coraggio non solo di denunciare ma anche di indicare in aula gli estorsori" 

S.G: "Adesso lo posso dire. E' un gesto che gli consigliai di fare io e devo dire che mediaticamente ebbe una notevole efficacia". 

P.P.: "Perchè Vincenzo Conticello decise di revocarle il mandato?" 

S.G.: "E' stato soltando per un discorso economico, preferì farsi assistere dagli avvocati di Addio Pizzo." 

P.P.: "Il suo giudizio su Addio pizzo non è molto positivo..." 

S.G.: "Non mi piace l'idea ispiratrice del movimento. Riconosco i meriti, ma non è stata un'associazione solidale con coloro che hanno ricevuto estorsioni e che non hanno avuto il coraggio di ribellarsi. Chi paga il pizzo è una vittima. E il consumo critico  dell'Associazione è assolutamente "acritico". Come assicurano che coloro che hanno esposto quell'adesivo non abbiano effettivamente pagato il pizzo? il Comitato di saggi come può davvero controllare?" 

 

Intervista a cura di Paola Pottino

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