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La tutela del contraente debole

Le parti del contratto - Le clausole vessatorie - Codice del Consumo

La tutela del contraente debole - Le parti del contratto - Le clausole vessatorie - Codice del Consumo

La tutela del contraente debole 

La nozione di contratto accolta dal codice civile del 1942, frutto della concezione liberistica di fine ottocento, considera le parti del contratto operanti su un piano di parità. 

Ciò spiega perchè il codice civile ignori l'esistenza della c.d. parte debole e dei contratti asimmetrici che, invece, a seguito dell'evoluzione normativa soprattutto di origine comunitaria, giurisprudenziale e dottrinale, oggi sono unanimamente riconosciuti. 

Nondimeno esistono nel corpo del codice civile delle disposizioni che mitigano la rigidità codicistica. Un esempio è fornito dagli artt. 1341 e 1342 c.c. 

 

L'art. 1341 c.c. stabilisce infatti che le condizioni generali di contratto sono efficaci solo se, al momento della conclusione del contratto, conosciute o ignorate per colpa dall'altra parte. Il secondo comma della succitata norma enuclea alcune tipologie, da considerarsi tassative, di clausole vessatorie, che, aggravando la posizione dell'aderente, devono essere da questi approvate specificamente per iscritto, in caso contrario esse sono senza effetto. 

L'art. 1342 c.c., invece, si occupa dei contratti conclusi mediante formulari, stabilendo che le clausole aggiunte prevalgono su quelle del modulo, se con esse incompatibili. 

Dal combinato disposto delle due norme emerge, tuttavia, che la parte debole avrà a sua disposizione una tutela che però è solo formale e perciò poco incisiva, come la pratica di tutti i giorni ha dimostrato. 

 

Decisamente diverso è il quadro normativo comunitario e la disciplina normativa di una particolare figura di contraente debole, il consumatore. Il diritto comunitario, attento al profilo sostanziale più che a quello formale, ha invece focalizzato la propria attenzione sul concetto di equità contrattuale e sulle modalità di tutela della parte debole del contratto. 

Si pensi alle normative in tema di contratti negoziati fuori dai locali commerciali, ai pacchetti di viaggio tutto compreso, alla vendita di beni mobili di consumo, e, non da ultimo, la disciplina del consumo, che in Italia ha influenzato e orientato l'adozione del Codice del Consumo.  

 

L'art. 33 Codice del Cosumo che, nel disciplinare le clausole vessatorie, parla di “significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi”: le norme seguenti apprestano infatti un sistema di controlli di carattere sostanziale, volti ad impedire che eventuali condotte abusive tenute dal professionista incidano sul contratto dando luogo a sperequazioni. 

Diversamente da quanto previsto dall'art. 1341 c.c., la sanzione non è più l'inefficacia, ma la nullità c.d. di protezione, parziale, nel senso che concerne la sola clausola abusiva, restando il contratto valido per il resto e relativa, in quanto operante a esclusivo vantaggio del consumatore. 

 

Il consumatore, oltre all'azione individuale volta alla declaratoria di nullità, si può giovare anche degli strumenti di tutela collettiva che mirano a tutelare gli interessi dei consumatori. 

In primo luogo viene in rilievo l'azione inibitoria contrattuale di cui all'art. 37 Cod. Consumo, con cui si chiede al giudice di inibire al professionista l'utilizzo di clausole vessatorie, e, ricorrendo giusti motivi d'urgenza, anche in via cautelare. 

In secondo luogo, viene in evidenza l'azione collettiva di cui all'art. 140, con portata più generalizzata rispetto a quella di cui all'art. 37, in quanto destinata ad operare in tutti i casi in cui vi sia una violazione degli interessi collettivi dei consumatori contemplati nel Codice del Consumo. 

 

Gli strumenti di tutela offerti infatti dall'art. 140 sono: l'azione inibitoria finalizzata sia alla cessazione delle condotte illecite, sia all'imposizione dell'obbligo di evitare per il futuro condotte delle quali sia stata accertata l'antigiuridicità; l'adozione di tutte le misure idonee a elidere gli effetti dannosi; la pubblicazione sulla stampa del provvedimento del giudice. 

Da ultimo, infine, il consumatore ha a disposizione la c.d. class action di cui all'art. 140 bis. 

In realtà, più che di una class action sul modello di quella prevista dal sistema statunitense, che è un'azione collettiva a tutela degli interessi di una classe di persone, quella in esame, sostanzialmente a causa dei limiti propri del sistema processualcivilistico, improntato al principio del contraddittorio e della corrispondenza tra titolare del diritto e parte processuale, è in realtà un'azione a tutela di interessi individuali, in cui la dimensione collettiva dell'interesse tutelato è data dalla mera sommatoria dei singoli interessi di ciascuno.

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