Cerca un Professionista Cerca un Argomento
Cerca un professionista per Categoria / Regione
Cerca un Professionista Cerca un Argomento
Cerca un professionista per Categoria / Regione
Richiedi la prima consulenza oggi
La Rubrica informativa di ProntoProfessionista.it, comprende spazi a pagamento degli autori

Usura mutui e leasing – “Clausola di salvaguardia”

La “clausola” e la giurisprudenza - La “clausola” e la data del contratto - Invalidità della “clausola” e applicabilità dell’art 1815, 2° comma c.c.

Usura mutui e leasing – “Clausola di salvaguardia” - La “clausola” e la giurisprudenza - 
La “clausola” e la data del contratto	- 
Invalidità della “clausola” e applicabilità dell’art 1815, 2° comma c.c.

La “clausola e la giurisprudenza 

 

Più di un Tribunale ha affermato che la previsione, in contratti di mutuo o di leasing, di una clausola di salvaguardia” (che, nel caso di superamento, ancori il tasso a quello soglia), escluderebbe la configurabilità dell’usura. 

 

Le motivazioni offerte in merito, derivano da un’interpretazione letterale della clausola, che indicherebbe la volontà della banca di adeguarsi alla normativa antiusura che, invece, non viene affatto rispettata, prevedendosi, in via principale, un tasso usurario. 

 

La “clausola e la data del contratto 

 

La previsione, nei contratti predisposti unilateralmente dalle banche, di una “clausola di salvaguardia” (che riduce tassi contrattuali, se superiori, a quelli “soglia”), presuppone che la legislazione antiusura sia già vigente. Una simile clausola, pertanto, potrebbe avere rilevanza solo se pattuita tra il 24.03.1996 (data di entrata in vigore della L. n. 108/1996, pubbl.ta su G.U. n. 58 del 9.03.1996) ed il 2.04.1997 (data di pubbl.ne del I° rilevamento dei tassi soglia, sulla G.U. n. 76 del 2.04.1997). È evidente che, in questo caso, non essendo “conoscibile” l’entità del tasso usurario né alla Banca né al cliente, potrebbe ipotizzarsi la volontà della banca di adeguarsi alla legge, riducendo il tasso applicato, se superiore, a quello soglia. 

 

Certamente uguale volontà non può presumersi dopo il 2.04.1997, quando i tassi soglia determinanti l’usurarietà oggettiva del tasso contrattuale a tali soglie superiore sono noti. È evidente che, in tal caso, le banche, indicando un tasso usurario, mirano ad ottenerne la corresponsione, ovvero, in caso di eccezione di nullità, ad ottenere il massimo (appunto il tasso soglia) via, via, accertato per tutta la durata del contratto. 

 

Una simile clausola, lungi dall’essere indice della volontà di rispettare la legge è inequivocabile dimostrazione della opposta volontà di aggirarla con un adeguamento, solo apparente, allo spirito della legge stessa. 

 

Invalidità della “clausola e applicabilità dell’art 1815, 2° co. c.c. 

 

Vanno considerati per una corretta valutazione della clausola: 

 

- l’art. 1, il D.L. 29.12.2000 n. 394 (conv. nella L. 28.02.2001) “… si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, …”

- l’art. 644 c.p.c. “Usura”  (IV°Comma) “… per la determinazione del tasso usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, …,collegate all’erogazione del credito”

- l’art. 1815, 2° comma c.c. “se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”

- l’art. 1344 c.c. “si reputa … illecita la causa quando il contratto costituisce il mezzo per eludere l’applicazione di una norma imperativa”

- l’artt. 1175 c.c. “il debitore e il creditore devono comportarsi secondo le regole della correttezza” (ed, altresì, gli artt. 1337, 1358 1366 c.c.) che impone alle parti di comportarsi secondo “buona fede”, “esprime un principio” al quale la S.C. riconosce rilevanza “costituzionale”, ancorché non scritta ma “fondata sull’art. 2 della Costituzione” (cfr. Cass. 22819/2010 e Cass. S.U. 28056/2008) e che costituisce una clausola immanente, ancorché non espressa, in ogni contratto. 

 

Dalle norme sopraindicate, discende che l’interprete della “clausola di salvaguardia”, dovrebbe

 

- preliminarmente considerare la data di stipula, dovendosi valutare la validità della clausola con riferimento alla normativa vigente al momento della pattuizione: i) se conclusa tra il 24.03.1996 ed il 2.04.1997 (quando la legge antiusura esisteva ma non erano stati ancora accertati i parametri), la “clausola di salvaguardia” potrebbe – con le limitazioni che seguono – ritenersi valida; ii) se conclusa successivamente al 2.04.1997 (pubblicazione sulla G.U. dei primi rilevamenti dei tassi soglia) la “clausola di salvaguardia” inserita come ipotesi sostitutiva di un “convenuto” tasso usurario, va considerata nulla, in quanto assorbita nella nullità della originaria previsione usuraria e, in ogni caso, in quanto contraria a norme imperative; 

 

- valutare, oltre alla misura della “clausola di salvaguardia” (che determina il Tasso Nominale Annuo), le “commissioni”, le altre “remunerazioni a qualsiasi titolo” e le “spese” che contribuiscono a determinare il Tasso Annuo Effettivo Globale e verificare se quest’ultimo supera, comunque, il tasso soglia. 

L’ISC (indicatore sintetico di costo), deve essere esposto in contratto ed indicare il tasso effettivo come influenzato dagli altri costi (spese accessorie iniziali e spese periodiche). Basterà sottrarre dall’ISC il tasso contrattuale per ottenere la percentuale di incidenza, sull’intero contratto, degli altri costi connessi all’erogazione del denaro ai quali andranno aggiunti gli altri “compensi” previsti (commissioni e ulteriori spese non comprese nel suindicato ISC. È evidente che, se al tasso soglia costituente il Tasso Nominale Annuo (TAN), vanno ad aggiungersi la percentuale degli “altri costi” ricavabili dall’ISC e le altre commissioni e spese, il Tasso Annuo Effettivo Globale (TAEG) derivante dalla “clausola di salvaguardia” risulterà, comunque, usurario. 

 

Ciò senza considerare che la “clausola di salvaguardia” volta ad aggirare la nullità di una pattuizione usuraria, costituisce violazione, da parte della banca, dei principi di buona fede e determina il suo obbligo a risarcire al cliente i danni che, nel caso di specie, corrisponderebbero proprio a quegli interessi che la banca avrebbe illegittimamente riscosso e che dovrebbe restituire. 

 

L’orientamento giurisprudenziale, secondo il quale la presenza di una clausola di salvaguardia escluderebbe l’applicabilità della sanzione prevista dal 2° comma dell’art. 1815 c.c. nell’ipotesi che siano stati pattuiti interessi usurari, non sembra, pertanto, condivisibile.

articolo del

Profilo dell'autore Richiedi il primo contatto gratuito in studio

Commenta l'articolo

Produezero s.r.l. non si assume alcuna responsabilità circa il contenuto dei commenti rilasciati dai singoli Utenti del sito www.ProntoProfessionista.it, che abbiano carattere diffamatorio, denigratorio ovvero contrario alla legge.
Produezero s.r.l. fornirà all'Autorità Giudiziaria ogni informazione utile all'identificazione del singolo Utente che abbia rilasciato commenti in contrasto con la normativa vigente.
Accetto
Invia
Resetta

L'autore è esperto in

 -  ()

/

- ()

L'autore dell'articolo non è nella tua città?

Cerca un professionista con le stesse caratteristiche a te più vicino.

Ad esempio: Località / Indirizzo