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Marca da bollo da 27 euro: costo inutile?

Un costo imposto a carico della parte istante che promuove il processo civile quale contraddizione dell'economicità processuale

Marca da bollo da 27 euro: costo inutile? - Un costo imposto a carico della parte istante che promuove il processo civile quale contraddizione dell'economicità processuale

Come è noto, anche la Pubblica Amministrazione ha poca fiducia in se stessa, tanto che l’atteggiamento del legislatore negli ultimi anni è stato quello di delegare ai professionisti iscritti agli albi professionali e quindi possedenti i requisiti di professionalità, serietà e di affidabilità, le procedure che prima spettavano al Pubblico Impiego. 

L’ultima riforma della giustizia civile, forse la più rilevante in termini di delega ai privati, è la Legge 162 del 10 novembre 2014 che prevede la possibilità di arbitrare cause pendenti da troppo tempo dinanzi all’Autorità Giudiziaria, che introduce la negoziazione assistita quale forma di degiurisdizionalizzazione, che trasferisce ai privati obblighi prima spettanti agli Ufficiali Giudiziari nel procedimento di esecuzione. 

Ad una delega così ampia di competenze ai privati non corrisponde ahimè alcun vantaggio economico, nemmeno sottoforma di sgravio fiscale: è in quest’ottica che si pone l’inutile marca da bollo, recentemente più che triplicata, da versare a titolo di anticipazione forfetaria dei privati all’erario nel processo civile, prevista dall’art. 30 del Testo Unico sulle spese di Giustizia, D.P.R. 115/2002. 

La parte che per prima si costituisce nel giudizio, vuoi perché l’ha promosso, vuoi perché introduce il procedimento di esecuzione forzata, deve versare, insieme al contributo unificato, anche la marca da bollo da 27 euro: se non vi provvede, la cancelleria non accetta l’iscrizione a ruolo e la causa viene cancellata ai sensi dell’art. 307 c.p.c. oppure il pignoramento perde efficacia ai sensi del nuovo art. 537 c.p.c. 

Fino alla promulgazione della Legge di stabilità 2014, l’anticipazione dei diritti di cancelleria, delle indennità di trasferta e delle spese di spedizione per la notificazione degli atti su richiesta dell’Ufficiale Giudiziario, erano forfetizzati nella misura di 8 euro, ed avevano la funzione di sostituire gli specifici diritti in precedenza percepiti e singolarmente conteggiati, dalle cancellerie per tutte quelle operazioni estranee al procedimento giurisdizionale in senso stretto, che sono stati abrogati dal T.U. sulle spese di Giustizia, e che sono stati forfetizzati in un unico importo (8 euro – frutto di un’elaborazione che teneva conto della media delle singole operazioni svolte e remunerate come diritti, ritenuto più che congruo, in considerazione che i diritti di copia e di certificato vengono mantenuti con una gestione “separata”), per rendere più agevole la procedura di contabilizzazione. 

Ora, con l’intervento del Processo Civile Telematico, con la delega agli avvocati di certificare i documenti e notificare gli atti alle parti, le cancellerie non svolgono più, nemmeno incidentalmente, quelle operazioni non strettamente connesse al procedimento civile. 

Ne dovrebbe conseguire, quale logico effetto, l’abrogazione dell’obbligo di anticipazione della marca da bollo in osservazione. 

Non solo: nei processi esecutivi di espropriazione forzata, quando ci si rivolge all’Ufficiale Giudiziario, l’istante provvede al versamento dei diritti di notifica ed indennità di trasferta (anche in questo caso in misura forfetizzata e variabile a seconda dei regolamenti UNEP in vigore nei vari circondari), nel caso di richiesta di notificazione per posta, bisogna presentarsi allo sportello UNEP muniti di cartoline e buste preaffrancate. In caso di pignoramento positivo ora è onere dell’avvocato provvedere ad iscrivere a ruolo il fascicolo dell’esecuzione, pena addirittura l’inefficacia del pignoramento stesso. 

Anche in questo caso ne dovrebbe derivare, quale logica conseguenza, l’eliminazione dell’obbligo di versare la marca da bollo di 27 euro. 

Non è dato di sapere in che misura la marca da bollo imposta dall’art. 30 T.U. Spese di Giustizia, che accompagna pressochè l’inizio di tutte le azioni civili italiane – dove il numero delle cause supera l’intero contenzioso di tutta l’Unione Europea – incrementi il bilancio dello Stato, ma evidentemente la voce di entrata è di notevole importanza, tanto che, visto che i cittadini sono abituati a pagare questa tassa, la voce per il nostro Legislatore e per il suo governo non è cancellabile. 

Brescia, 17 febbraio 2015

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