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lI computo del periodo di comporto

Periodo di comporto - Termine a mesi - Licenziamento

lI computo del periodo di comporto - Periodo di comporto - Termine a mesi - Licenziamento

Il periodo di comporto, come noto, è il tempo durante il quale il lavoratore in malattia ha diritto alla conservazione del posto di lavoro. Detto periodo è determinato dai Contratti Collettivi di Lavoro di ciascuna categoria a seguito di contrattazione tra le parti sociali interessate. 

Il periodo di comporto può essere indicato in giorni (ad esempio 270 giorni dall'inizio della malattia) o in periodi diversi (ad esempio 9 mesi), sia per quanto riguarda il comporto c.d. secco, ossia continuativo e senza soluzione di continuità, sia che, invece, si tratti di comporto per sommatoria, ossia quando possono venire ricongiunti separati periodi di malattia. 

 

Quando il termine è fissato a mesi, il calcolo deve essere effettuato usando il criterio ordinario desumibile dagli artt. 155, comma 2, c.p.c. e 2963, comma 4, c.c., e dunque computato secondo il calendario comune e tenendo conto che il termine di scadenza a mesi si verifica nel mese di scadenza e nel giorno di questo corrispondente al giorno del mese iniziale (Cass. Civ. - Sez. Lavoro, sentenze nn. 7950 del 7.04.2011 e 6554 del 2.04.2004, tra le altre). In sostanza nel conteggio del periodo non sarà rilevante lo specifico numero di giorni di ciascun mese, ma soltanto il conto dei singoli mesi, eseguito passando dal giorno di inizio della malattia allo stesso giorno del mese seguente. Se, ad esempio, il periodo di comporto di 9 mesi inzia il 26 gennaio finirà il 26 ottobre successivo, mentre se si considerassero i 270 giorni, ossia la durata convenzionale fissa costituita da un trenta giorni per mese, astrattamente basata sulla durata media dei mesi, il termine risulterebbe finire il 23 ottobre. 

 

Ciò è assai rilevante in caso di licenziamento per fine del periodo di comporto, che, utilizzando il secondo sistema come in effetti è capitato, potrebbe essere intimato prima dell'effettiva fine del periodo stabilito, con conseguente impugnativa e dichiarazione di illegittimità del licenziamento e correlata condanna a reintegrazione nel posto di lavoro e/o pagamento di indennità, a seconda dei casi. 

 

Il criterio del calendario comune, secondo la giurisprudenza sopra richiamata, non è inderogabile, nel senso che è possibile ricostruire una diversa volontà delle parti anche in assenza di clausole contrattuali che assumano la durata convenzionale di trenta giorni, mediante l'interpretazione complessiva delle clausole che siano, anche indirettamente, riferibili alla determinazione del periodo utile ai fini del comporto. Interpretazione che sarà comunque assai rigorosa, anche tenuto conto del fatto che il computo con la durata convenzionale fissa dei mesi risulta essere meno favorevole per il lavoratore.

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1 Commento

Luigi Fidanza

28/10/2016 12:00

Buongiorno Avv. vorrei chiedere un parere su una questione che riguarda mia moglie dipendete amministrativa ASL sul calcolo esatto del periodo di malattia ultimi tre anni. riassumo brevemente l'accaduto, Grazie
A seguito di una grave malattia mia moglie è stata assente dal servizio dal 13/11/2012 al 19/02/2014 alternando periodi malattia e ferie.
Dal 01/03/2014 al 29/02/2016 ha fatto richiesta di essere posta in congedo retribuito ( ex legge 104) per assistenza persone alla madre regolarmente concesso da datore di lavoro ( ASL ) ;
Il 1 marzo 2016 ha ripreso servizio presso il Distretto di 15 dell’ASL
Il 2 marzo 2016 per la riacutizzazione della malattia ha presentato certificato medico di 30 gg
COLLEGIO MEDICO LEGALE
Nel mese di Maggio 2014 era stata convocata dal Collegio Medico dell’Asl per accertamenti sanitari a seguito del periodo di assenza dal 13/11/2012 al 19/02/2014 – giudizio sospeso nel dicembre 2014, lo stesso Collegio medico, in data 5 aprile 2016, l’ha riconosciuta inabile al lavoro per sei mesi fino al 6 ottobre 2016 -
Il 6 ottobre 2016 ha presentato un nuovo certificato medico fino al 7 dicembre 2016
L’Asl ( datore di lavoro ) le contesta il fatto che abbia superato il periodi di malattia retribuita, in quanto secodo il datore di lavoro ha superato i 18 mesi nel tre anni precedenti, invitandola, per conservare il posto di lavoro, a presentare istanza per essere posta in aspettativa "non retribuita", per il restante periodo di 18 mesi, ovvero ad essere convocata dal collegio medico per essere giudicata inabile ( che lei non vuole chiedere..)
Invece vuole chiedere un riesame della comunicazione dell’Asl in quanto, secondo noi, nel il calcolo delle assenze nei tre anni precedenti, a ritroso dalla data dell'ultimo certificato medico del 6 ottobre 2016 , - ovvero dal 5 ottobre 2016 al 6 ottobre 2013 – devono essere esclusi il periodo di assenza per assistenza ex 104 ai sensi di un parere dell’ARAN (il numero RAL 1581 ) che in merito alla delimitazione del triennio per il computo della malattia esclude in via indiretta i congedi per assistenza , “ in quanto non espressamente previsto dalla disposizione “ .
Di conseguenza il calcolo da considerare dovrebbe essere:
Dal 5 ottobre 2013 al 19/02/2014 in malattia per numero 137 giorni ;
Dal 1 marzo 2014 al 29 febbraio 2016 è stata in congedo retribuito per assistenza ex 104
Dal 2 marzo 2016 al 6 ottobre 2016 assente per malattia (di cui sei mesi riconosciuti dal collegio medico) per di 218 giorni.
se si aggiungono anche i 63 giorni del nuovo certificato i giorni complessivi di malattia nel triennio 5 ottobre 2013 al 5 ottobre 2016 sono 378 mentre i giorni di malattia nell’ ultimo triennio corrispondenti ai 18 mesi sono 547 .
che ne dite posso chiedere " correttamente " un riesame della comunicazione dell'Asl ( datore di lavoro ) ?
In attesa di una vostra comunicazione si porgono cordiali saluti

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In risposta al commento di Luigi Fidanza

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