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Lavoratori bancari a rischio

Attenzione alle esternalizzazioni e alle deroghe al CCNL del Credito

Lavoratori bancari a rischio - Attenzione alle esternalizzazioni e alle deroghe al CCNL del Credito

Moltissimi lavoratori coinvolti in cessioni di ramo d’azienda e “societarizzazioni” stanno agendo in giudizio per riottenere il proprio posto all’interno della banca. Le battaglie legali attualmente in corso sono complesse e delicate, ma rappresentano certamente un valido strumento di difesa (forse l’unico) della propria “stabilità” lavorativa per cui vale la pena di lottare. 

In un contesto di attacco generalizzato al benessere dei lavoratori, quelli del mondo bancario si apprestano ad affrontare un anno difficilissimo, ciò che sino a qualche tempo fa rappresentava un posto “sicuro” oggi non lo è più. Fra l’ennesima riforma del lavoro (Jobs act) e le continue operazioni di outsourcing (dette anche “societarizzazioni”) che spingono i dipendenti fuori dal settore, passando per il rinnovo del Contratto Collettivo del Credito, le sfide per coloro che devono salvaguardare la propria stabilità occupazionale sono davvero tante. 

 

Le esternalizzazioni nel settore bancario 

Soprattutto negli ultimi anni, i bancari si ritrovano ad affrontare quello che grosso modo è già accaduto in modo diffuso in altri ambiti: pianificazione di esternalizzazioni di masse di lavoratori in società di outsourcing – cessioni di ramo d’azienda, appalti e societarizzazioni – cosiddette “low cost”, dove in alcuni casi, attenzione, non vige nemmeno l’obbligo dell’applicazione del CCNL del Credito

Ritrovarsi di punto in bianco senza le tutele garantite nell’ambito di un gruppo bancario è estremamente semplice: la banca, o una sua controllata, cede un ramo di azienda ex art. 2112 c.c. ad una società che formalmente opera in un altro settore produttivo; successivamente stipula con essa un contratto di appalto in base al quale la banca usufruisce dell’attività e del personale ceduto sotto forma di servizio, pagando un corrispettivo che serve all’acquirente/appaltatore per pagare gli stipendi degli “ex” bancari. Dal momento in cui si è passati dalla grande realtà bancaria ad una società di servizi, il proprio futuro lavorativo dipenderà dalla volontà di chi ha posto in essere l’operazione di mantenere la commessa e le condizioni economiche. 

 

Cosa prevede il CCNL del Credito in queste circostanze 

Il Contratto Collettivo attualmente vigente consente già di porre in essere delle deroghe alla sua applicazione. L’art. 1 del Contratto prevede la sua applicazione in favore dei “dipendenti delle imprese creditizie, finanziarie ed ai dipendenti delle imprese controllate che svolgono attività creditizia, finanziaria, ai sensi dell’art. 1 del d.lgs. n. 385/93, o strumentale, ai sensi degli artt. 10 e 59 del medesimo decreto”. Non soltanto, dunque, le banche stesse ma anche società controllate che svolgano attività tipicamente finanziaria e creditizia. 

Sono comunque previste una serie di eccezioni, sostanzialmente suddivisibili in due categorie, a seconda dell’attività svolta: la possibilità di potere attuare delle specifiche regolamentazioni – per esempio in materia di orari o di inquadramento – e di derogare all’applicazione del contratto stesso. Quest’ultimo caso si verifica nell’ipotesi di attività “complementari e/o accessorie appaltabili” indicate nell’art. 3, fra cui rientrano quelle che generalmente vengono affidate in outsourcing, ossia data entry e back office. Per queste attività è possibile applicare sia contratti complementari sia ricorrere all’appalto in favore di società, si badi bene, che appartengono ad altri settori produttivi e che pertanto non applicano in contratto bancario (comma 5, art. 1). 

Per tutte le altre attività svolte in tale settore, la deroga è concessa solo in merito a specifiche discipline, restando ferma l’applicazione del Contratto nel suo complesso. Ci si riferisce alle ipotesi di “riorganizzazione/razionalizzazione la cui realizzazione può comportare anche l’eventuale allocazione di personale e di attività a società non controllate” (comma 3, art. 1). 

Si tenga bene a mente, quindi, che anche nei casi in cui i lavoratori vengano collocati in società al di fuori del gruppo bancario, questi hanno diritto a mantenere il Contratto del Credito. In estrema sintesi, lo spartiacque è rappresentato dalla tipologia di attività, soltanto i lavoratori adibiti a servizi complementari e/o accessori possono subire la perdita del  Contratto, purché si tratti di lavorazioni in appalto e non in qualità di dipendenti bancari. 

 

Riflessioni 

E’ evidente che l’outsourcing diventa per la banca una opportunità di snellimento del personale e dei relativi costi, e per i lavoratori un rischio non certo trascurabile di vedere trasformato il proprio lavoro da “stabile” a “precario”. Attenzione, il concetto di precarietà al quale ci si riferisce non attiene tanto alla tipologia di contratto di lavoro, quanto da un lato alla capacità della società di outsourcing presso la quale si è stati trasferiti di sopravvivere nel mercato mantenendo le condizioni economiche e normative che i lavoratori vantavano all’interno del gruppo bancario; dall’altro lato, alla possibile perdita del CCNL del Credito che potrebbe essere sostituito con quello Metalmeccanico o del Commercio. 

I rischi dell’outsourcing crescono in modo esponenziale se si considera la delicata trattativa in atto sul rinnovo del CC del Credito, la cui scadenza a breve (31 marzo 2015) probabilmente rappresenterà il pretesto per una chiusura al ribasso. 

Proprio sul fronte delle esternalizzazioni non è da escludere che il nuovo contratto possa contenere delle disposizioni volte ad ampliare le maglie delle deroghe alla sua applicazione in occasione di grandi operazioni di dismissione di pezzi di attività e lavoratori, ovvero “societarizzazioni” (utilizzo di società create ad hoc in occasione dei trasferimenti e art. 2112 c.c.). 

 

L’invito non può che essere quello di tenere alta l’attenzione e di informarsi il più possibile per evitare di vedere precarizzare il proprio posto di lavoro a causa di sofisticati “artifici giuridici”. 

Avv. Ernesto Maria Cirillo e dott.ssa Lidia Undiemi

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