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La forma scritta nei contratti bancari

Il tema del requisito della forma scritta nei contratti bancari è stato affrontato dalla Suprema Corte con la sentenza n.20726/2014

La forma scritta nei contratti bancari - Il tema del requisito della forma scritta nei contratti bancari è stato affrontato dalla Suprema Corte con la sentenza n.20726/2014

A ricorrere alla Corte di Cassazione era stato un istituto bancario che, proponendo opposizione al passivo di un fallimento di una s.r.l. e richiedendo che venisse ammesso un credito derivante da un’apertura di credito concessa con atto notarile e utilizzata nell’ambito di un distinto rapporto di conto corrente, si era visto rigettare la domanda dal Tribunale di primo grado. Nello specifico l’istituto bancario aveva ammesso di non essere in possesso del conto corrente e pertanto la Corte rigettava la richiesta attorea sul disposto dell’art. 117 d.lgs. 385/1993 che prevede la forma scritta ad substantiam per i contratti di conto corrente. La banca di fronte alla Suprema Corte sosteneva che il contratto di conto corrente bancario, in quanto stipulato nel 2001, era soggetto alla disciplina dettata dall’art.3, l.154/92 e dalle disposizioni integrative adottate con il decreto del 24 aprile 1992, che estromettevano la forma scritta come requisito necessario per le operazioni ed i servizi previsti da contratti stipulati per iscritto. Gli Ermellini dunque accolsero le ragioni dell’istituto bancario, cassando la decisione. 

 

Possiamo quindi asserire che non è da considerarsi nullo un contratto di conto corrente che difetti di forma scritta ma che risulti collegato ad un contratto di apertura di credito stipulato nelle forme di legge. Secondo una consolidata giurisprudenza il collegamento negoziale non dà luogo a un nuovo ed autonomo contratto, ma è un meccanismo attraverso il quale le parti perseguono un risultato economico unitario e complesso, che non si realizza per mezzo di un singolo contratto, ma attraverso una pluralità coordinata di contratti aventi ciascuno, però, una causa autonoma.  

 

La conseguenza è che, nonostante il vincolo di dipendenza che si crea tra i contratti, in base al quale invalidità, inefficacia o risoluzione di uno possono riflettersi sugli altri, essi conservano la propria individualità giuridica (cfr. Cass. Sez. III n.18884/08 e n.14611/05; Cass. Sez.I n.8410/98). Tale orientamento applicato al caso pratico sopra esposto ha comportato che la mancata dimostrazione dell’effettiva stipulazione del contratto di conto corrente nella forma prescritta ad substantiam non inficia la validità del contratto di apertura di credito. A ciò si aggiunge che l’art. 117 d.lgs. 385/93 pur prevedendo l’obbligo della forma scritta dei contratti con oggetto prestazione di servizi finanziari e bancari ha rimesso al CICR la possibilità di prevedere altra forma di stipulazione per particolari contratti. Tale facoltà è stata esercitata tramite il decreto del Ministro del Tesoro del 24.04.92; la Circolare della Banca d’Italia del 24.05.92 e la delibera del CICR del 04.03.03 che hanno integrato il precetto legislativo e comportato che non fosse richiesta la forma scritta per i contratti relativi ad operazioni e servizi già previsti in contratti redatti per iscritto.

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