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Rilevanza degli interessi moratori per l`usura

Anche gli interessi moratori concorrono alla verifica dell'usurarietà di un`operazione di finanziamento bancario

Rilevanza degli interessi moratori per l`usura - Anche gli interessi moratori concorrono alla verifica dell'usurarietà di un`operazione di finanziamento bancario

Nell’interessante dibattito giurisprudenziale in corso in materia di “usura bancaria” merita di essere evidenziata la sentenza emessa dal Tribunale di Reggio Emilia, in data 24.2.2015, Giudice dott. Morlini, dove ha trovato applicazione “il principio di diritto in base al quale il tasso soglia al di là del quale gli interessi sono considerati usurari, riguarda non solo gli interessi corrispettivi, ma anche quelli moratori” (V. pag. 3 della sentenza pubblicata in www.ilcaso.it). 

 

Il Giudice, dopo aver ritenuto non peregrina la diversa soluzione prospettata dall’Istituto Bancario, adottata da una parte della giurisprudenza di merito che, richiamando la disposizione di cui all’art. 1384 c.c., ritiene applicabile agli interessi moratori la tutela prevista per l’ipotesi di penale eccessiva, ha ritenuto di dover aderire al diverso orientamento giurisprudenziale che ritiene configurabile l’Usura anche con riferimento agli interessi moratori

 

Dall’esame della motivazione adottata emerge che, a parere del Giudicante, parere che non si può non condividere, risulta decisiva la previsione di cui all’art.1 D.L. 394/2000, norma di interpretazione autentica della Legge n. 108/1996, che ha previsto: “ai fini dell’applicazione dell’art. 644 c.p. e dell’art. 1815, II° comma, c.c., si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla Legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento”. 

In effetti l’intento del Legislatore è stato espresso in modo ancor più esplicito nella “Relazione Governativa di Accompagnamento” al D.L. 394/2000 dove è stato affermato che la disciplina degli interessi usurari, posta dagli artt. 644 c.p. e 1815 c.c., viene riferita ad ogni tipologia di interessi “sia esso corrispettivo, compensativo o moratorio”. 

 

La pronuncia oggetto del presente commento appare, pertanto, utile al dibattito in essere, dal momento che evidenzia la necessità di dare adeguata considerazione all’espressa previsione normativa innanzi richiamata, nonché alla funzione di nomofilachia della Corte di Cassazione che ha avuto modo, in più occasioni, di affermare il principio di diritto relativo all’assoggettabilità, anche degli interessi moratori, alla normativa antiusura (Cass. 14889/2000; conformi tra le varie: Cass. 5286/2000; Cass. 5234/2000; Cass. 8442/2002; Cass. n. 10032/2004; Cass. n. 9532/2010). 

 

Si ritiene, inoltre, di condividere la tesi secondo la quale i diversi tassi d’interesse ovvero il tasso nominativo, previsto per gli interessi corrispettivi, ed il tasso moratorio, previsto per gli interessi moratori, non debbano essere tra loro sommati; tale operazione, infatti, appare incoerente con la normativa antiusura e priva di fondamento sotto il logico, prima ancora che giuridico. 

 

A parere di chi scrive non è, invece, da condividersi l’operazione effettuata dal Giudicante, pur diffusa nei Tribunali di Merito, di confrontare distintamente il Tasso nominale ed il Tasso moratorio al Tasso “Soglia” di riferimento; anche in tale circostanza sarebbe stato opportuno seguire le indicazioni normative e rispettare la ratio della norma introdotta con la L. n. 108/1996 la quale, discostandosi in modo radicale dalla normativa previgente, al fine di verificare la sussistenza del reato dell’Usura, prevede un criterio oggettivo ed automatico di ’individuazione del “limite” consentito di liceità di un Operazione di Finanziamento, escludendo ogni valutazione di carattere discrezionale relativa alle condizioni soggettive delle parti.

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