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Dimise il paziente senza accertamenti: omicidio

Condannato il medico del Pronto Soccorso che dimise il paziente senza aver effettuato tutti gli accertamenti. Per la Cassazione è omicidio colposo

Dimise il paziente senza accertamenti: omicidio - Condannato il medico del Pronto Soccorso che dimise il paziente senza aver effettuato tutti gli accertamenti.
Per la Cassazione è omicidio colposo

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 10972, IV Sezione Penale, pubblicata il 13.03.2015) ha confermato la condanna per omicidio colposo di un medico che ebbe a dimettere un paziente senza i necessari accertamenti medici e clinici, provocandone la successiva morte per infarto.

I Giudici della Suprema Corte hanno infatti respinto il ricorso di un medico, condannato dalla Corte d’Appello di Palermo per il reato previsto dall’art. 589 c.p. per avere, nella sua qualità di medico in servizio presso il locale pronto soccorso, dimesso un paziente senza aver provveduto ad eseguire i necessari accertamenti cardiologici. 

 

La sentenza statuisce che detti accertamenti, ove puntualmente eseguiti, avrebbero consentito la diagnosi della patologia (infarto, per l’appunto) a causa del quale il paziente morì il giorno successivo alla dimissione dal pronto soccorso.
Per detto reato il medico è stato condannato in via definitiva alla pena di otto mesi di reclusione.
 

La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello, nella parte in cui i Giudici di secondo grado stabilirono che il comportamento del medico sarebbe stato “gravemente colposo e tale dunque da non poter essere ricondotto nell’ambito di applicazione della L. 189/12, che esclude la rilevanza della colpa lieve in relazione a quelle condotte che abbiano osservato le linee guida o pratiche terapeutiche mediche virtuose, purché accreditate della comunità scientifica”.
 

I Giudici della Suprema Corte hanno sottolineato la necessità di monitorare il paziente che manifesti i sintomi di una possibile patologia cardiaca “per un congruo intervallo di tempo verificando, a intervalli regolari, la presenza di enzimi indicatori delle necrosi miocardiche e il cui esito è ottenibile a breve distanza dal prelievo” consentendo così al sanitario di monitorare con continuità il paziente e di intervenire tempestivamente in caso di necessità, come da prassi seguita di regola in un pronto soccorso.
Il mancato rispetto di questi basilari accorgimenti è alla base del ragionamento seguito dai Giudice della Suprema Corte per la conferma della condanna del medico.

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