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L’adolescenza e l’eterna modernità di Edipo

Alla ricerca della trasformazione, di fronte ai grandi cambiamenti sociali, del periodo più tormentato e interessante della nostra vita

L’adolescenza e l’eterna modernità di Edipo - Alla ricerca della trasformazione, di fronte ai grandi cambiamenti sociali, del periodo più tormentato e interessante della nostra vita

Molti dei disturbi psichici dell’adulto riconoscono le loro prime manifestazioni nel periodo adolescenziale. L’interesse dello psichiatra nella comprensione dell’adolescenza è crescente. Ackerman afferma che l’adolescente lotta per risolvere l’identificazione con i suoi genitori […] costruendo un’identità completamente sua.

Identificazione e identità, dunque, termini contrapposti ma sequenziali nello sviluppo. Nel rapporto con gli adulti e le loro regole, in particolare con i genitori, nel fanciullo preadolescente prevale un’organizzazione di tipo identificativo. Il bambino non discute le capacità dei genitori e degli educatori, riconosce e ammira il loro sapere. In cambio i genitori gli offrono orientamento nel mondo, protezione e sicurezza.
L’adolescente, invece, è alla ricerca di una propria identità, che necessariamente passa attraverso un rinnovato, e spesso conflittuale rapporto con gli stessi adulti prima idealizzati. Nascono spesso ribellioni alle vecchie regole, che consentono di rendere opinabile la realtà proposta, e di ricercare alternative o sfaccettature che gli permettono di operare scelte personali. Un ottimo adulto nasce spesso da un adolescente ribelle.

Un adolescente illustre del mondo classico, Edipo, nella tragedia di Sofocle, dopo l’inemendabile profezia divina che lo inchioda al suo ruolo di parricida e sposo della sua stessa madre, uccide lo sconosciuto padre a un bivio per un problema di precedenza. Ebbene, il bivio è l’emblema dell’adolescente di fronte alle scelte e ai progetti, la precedenza il simbolo di un conflitto generazionale storicamente presente, ma con connotati diversi nei tempi e nei luoghi.

L’adolescenza, infatti, non è un periodo facilmente definibile e, in alcune società, è assolutamente sconosciuta. È facilmente identificabile il suo inizio, stante le inequivocabili trasformazioni corporee della pubertà, impossibile conoscere il suo termine, vista la sua dipendenza da fattori socio-economici.
Nelle vecchie società contadine l’adolescenza praticamente non esisteva. Dopo la pubertà il ragazzo era già pronto a svolgere i compiti dell’adulto, identici da generazioni, e per l’acquisizione dei quali bastava la trasmissione generazionale di competenze. La maternità e la paternità iniziavano presto, la vita lavorativa iniziava e finiva molto prima di oggi. I vecchi, fonti di sapere, esperienza, curatori o inventori di storie e miti familiari, erano cullati al pari dei libri preziosi nelle nostre biblioteche.

Nelle società in evoluzione, come la nostra Italia negli anni 50-60 del secolo scorso, o molti paesi asiatici di oggi, si assiste quasi a un’inversione gerarchica dei ruoli. L’apporto di novità nel campo del sapere e la necessità di dinamismo nella gestione degli strumenti tecnologici, promuovono il processo di identità. Di contro l’adulto, e soprattutto l’anziano, rischiano di essere un po’ marginalizzati di fronte all’incedere di competenze cui difficilmente riescono ad accedere.
La nostra società occidentale, e in particolare quella dei paesi europei del mediterraneo, si trova oggi di fronte a un fenomeno del tutto nuovo nella sua storia, e che mostra di gestire con estrema difficoltà.

Per la prima volta la generazione degli adulti ha vissuto un periodo storico più fortunato di quello dei giovani. I ragazzi hanno necessità di una preparazione più prolungata ed elaborata. L’elevata disoccupazione e il precariato non consentono certezze economiche prima dei 30-35 anni e a volte oltre. Una conseguenza è la prolungata permanenza nella casa genitoriale. Si verifica quella che la Scabini definisce adolescenza lunga. Distacco parentale ed autonomia rimangono per lungo tempo un sogno. Tra le altre conseguenze, un conflitto biologico-culturale che non consente di diventare genitori prima dell’età in cui nelle società contadine di un tempo si era nonni.

A questo punto qualche riflessione. I disturbi psichici hanno un’origine complessa e multifattoriale. Ma di sicuro la qualità della vita nell’adolescenza e la possibilità di soddisfare esigenze personali di identità e affermazione assumono una parte importante nell’armonia psicologica. Viene da chiedersi se sia opportuno un cambiamento nella ricerca e nella comprensione di alcune cause di comportamenti disturbati, in questo passaggio da una società poco permissiva, ma in grado di offrire opportunità, a una società molto permissiva ma poco generosa nel promuovere autonomia ed identità.

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