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Il medico di base sbaglia? L'ASL è responsabile

La ASL è responsabile per gli errori del medico convenzionato. Lo dice la Cassazione

Il medico di base sbaglia? L'ASL è responsabile - La ASL è responsabile per gli errori del medico convenzionato. Lo dice la Cassazione

Con una recentissima sentenza pubblicata in data 27 marzo 2015, n. 6243 – la Suprema Corte affronta, in maniera innovativa, la responsabilità dell'ASL ex art. 1218 c.c. per l'errore compiuto dal medico con essa convenzionato. 
I Giudici della Suprema Corte assumono la loro decisione in dissenso con l'interpretazione data dalla Corte territoriale la quale aveva escluso la responsabilità dell'azienda sanitaria locale, ritenendo che gli obblighi assunti dal Servizio Sanitario Nazionale nei confronti dei cittadini abbiano un contenuto meramente organizzativo, non avente ad oggetto la prestazione professionale di esclusiva competenza del medico che se ne assume in via esclusiva le conseguenti responsabilità. 


La Corte di Cassazione parte da un’attenta ed analitica lettura della legge n. 833/78, la quale, sulla base del dettato dell'art. 32 Cost., disciplina e garantisce l'applicazione di livelli minimi ed uniformi delle prestazioni sanitarie nazionali nei riguardi dei cittadini, ivi compresa l’assistenza medico-generica” di cui all'art. 14 co. 3, lett h.
Pertanto, la prestazione medico-generica, sia in forma ambulatoriale che domiciliare, è prestata dal medico che è dipendente del servizio pubblico o con esso convenzionato.
Il cittadino, pertanto, anche se opera la scelta del proprio medico di fiducia, lo deve fare entro parametri definiti da accordi regionali e sulla base di appositi elenchi predisposti dal S.S.N.
Si configura pertanto, a carico della ASL un’obbligazione ex lege di prestare l’assistenza medico-generica, attraverso la prestazione professionale del medico convenzionato pur scelto dal cittadino, la quale prestazione si concretizza in un obbligo derivante dalla legge che grava esclusivamente sull’ASL e non anche sul medico convenzionato, del cui operato l’ASL si sia avvalso per adempiere alla propria obbligazione e di cui è responsabile ai sensi dell’art. 1228 c.c.. 


Il medico di base partecipa di questa obbligazione, derivante dal cd. contatto sociale, in ragione del rapporto di fiducia di cui gode nell’esercizio di un’attività professionale garantita dal S.S.N. e che comporta l’applicazione, anche nei suoi riguardi, della responsabilità di cui agli artt. 1218 e ss. in quanto la sua prestazione (e per l'effetto il contenuto della sua responsabilità) per quanto non derivante da contratto, ma da altra fonte (art. 1173 cod. civ.), ha un contenuto contrattuale che ne determina la responsabilità solidale con l'ASL.
Vi è solo da aggiungere che, in precedenza la S.C. (Cassazione penale , sez. IV, sentenza 23.09.2008 n° 36502) era giunta a conclusioni diametralmente opposte, evidenziando che una responsabilità dell'ASL non poteva ravvisarsi neppure in base agli articoli 1218 e 2043 del Codice civile visto che la prestazione sanitaria non era stata fornita direttamente dalla ASL e che “unico debitore del "servizio sanitario" deve essere considerato il medico, dovendosi escludere la ricorrenza di qualunque relazione fra l'azienda sanitaria ed il paziente”.
La recente sentenza della Suprema Corte apre, pertanto, nuovi scenari nell'ambito dell'azione risarcitoria avanzata dal cittadino in caso di danno subito per responsabilità del medico convenzionato. 

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