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Le facciate ventilate

Cosa si intende per parete ventilata

Le facciate ventilate - Cosa si intende per parete ventilata

È bene tenere presente che “parete ventilata” è un’espressione convenzionale, con la quale si indica una parete opaca di facciata con rivestimento esterno costituito da elementi discontinui di varia forma, dimensione e materiale costitutivo (lastre, piastrelle, listelli, doghe, pannelli, ecc.), messi in opera “a secco” tramite dispositivi di fissaggio di tipo meccanico o chimico-meccanico, dietro al quale è ricavata un’intercapedine sottile ma di spessore sufficiente ad interrompere la continuità fisica con gli strati di parete retrostanti e a consentire una circolazione dell’aria al proprio interno. 

 

Il primo strato di parete a ridosso dell’intercapedine e del rivestimento esterno è, in genere, costituito da un pannello o da un materassino termoisolante di varia foggia. Lo scopo principale dell’intercapedine e della possibilità di circolazione d’aria nella stessa non è, infatti, quello di dare luogo ad effetti di isolamento dinamico, bensì quello di conferire al rivestimento a parete ventilata elevatissima tenuta e parimenti bassissima sensibilità all’azione combinata di pioggia e vento, grazie alle quali poter mantenere gli strati di parete posti verso gli ambienti interni sempre protetti dall’acqua meteorica e dagli eventuali effetti di condensazione in intercapedine.  

 

AMPIEZZA E VENTILAZIONE DELL’INTERCAPEDINE, SPESSORE E PROTEZIONE DELL’ISOLANTE  

Da quanto evidenziato al paragrafo precedente, si può facilmente intuire che l’ampiezza da assegnare all’intercapedine è da ricondurre, oltre che alla necessità di interrompere la continuità fisica tra il rivestimento esterno e gli strati interni della parete, al tipo di ventilazione che si vuole ottenere. Ogniqualvolta, come è nella quasi totalità delle applicazioni correnti, ad avere rilevanza è solo la necessità di interrompere la continuità fisica tra rivestimento e strati interni di parete, lo spessore minimo della lama d’aria deve essere di 2 cm. Il rivestimento deve essere dotato di specifiche aperture di ventilazione, alla base ed alla sommità della/e parete/i, anch’esse opportunamente dimensionate per dare luogo all’ingresso ed all’uscita del quantitativo d’aria che si vuole far circolare. Per le pareti di tal genere, è altresì conveniente e raccomandabile che l’intercapedine sia suddivisa in settori verticali, sfruttando, ove possibile, i montanti della sottostruttura o, altrimenti, utilizzando opportune scossaline divisorie. Ciò al fine di migliorare il funzionamento ordinario del rivestimento, dando luogo a tanti camini indipendenti, che favoriscano il moto regolare dell’aria, impediscano richiami d’aria tra un camino e l’altro, prevengano l’innesco di vibrazioni nel rivestimento sotto vento e ostacolino altresì la diffusione trasversale di fiamme e fumi prodotti da un eventuale incendio. Poiché nella stagione invernale il flusso d’aria nell’intercapedine risulterebbe controproducente ai fini delle prestazioni termo-energetiche della parete, è comunque opportuno che le suddette aperture di ventilazione siano dotate di griglie parzializzabili sino a chiusura, così da poter opportunamente regolare e, all’occorrenza, annullare il richiamo d’aria in intercapedine. Un’altra importante questione è quella relativa alle prestazioni dell’isolamento termico. Nel caso in cui l’ancoraggio al supporto edilizio del sistema di facciata possa interferire con la continuità dello strato di coibentazione, l’aggancio deve essere progettato in modo che venga ridotto al minimo il numero e l’estensione geometrica dei ponti termici e in modo che ogni incremento di conduttività in ciascun ponte termico sia il più possibile limitato (ad esempio inserendo spessori in materiale plastico tra le staffe e il supporto edilizio piuttosto che “schiumando” i fori realizzati nello strato coibente per il fissaggio dell’ancoraggio).  

 

LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO

La norma UNI 11018/2003 è stata pubblicata come prima parte di un progetto che, oltre ai “Rivestimenti lapidei e ceramici”, contempla i “Rivestimenti in materiali di sintesi” ed i “Rivestimenti in materiali metallici”. Suddivisa in 10 capitoli è stata concepita per garantire il necessario bagaglio di conoscenza dell’operatore (progettista, installatore, collaudatore, manutentore o produttore che sia); si applica alla seguente combinazione di condizioni: realizzazione di una superficie di protezione e decorazione opaca applicata, come stratificazione più esterna, alle pareti di chiusura perimetrale verticale; rivestimento di edifici di nuova costruzione; progettazione di rivestimenti come componenti di facciate microventilate e ventilate; realizzazione di rivestimenti a montaggio meccanico. 

La norma non è invece applicabile ai seguenti casi: sistemi di muratura lapidea portante o in mattoni portanti; rivestimenti a lastre fissate per semplice adesione, oppure con lastre applicate con sistemi misti, tipo malta e zanche; sistemi che utilizzano il rivestimento come cassaforma a perdere del calcestruzzo gettato in opera o per pannelli prefabbricati, come anche per qualsiasi tipo di rivestimento esterno fissato meccanicamente o per incollaggio a profilati per serramenti; sistemi che utilizzano pannelli prefabbricati leggeri multistrato per il rivestimento e la coibenza esterna a cappotto, senza ventilazione.  

 

FACCIATE VENTILATE CONTINUE 

Il sistema di facciata ventilata “continua” offre l’isolamento e i vantaggi estetici di un cappotto unitamente alle prestazioni tecniche e alla sicurezza di una facciata ventilata. Si distingue da una normale facciata ventilata in quanto quest’ultima all’esterno è costituita da elementi discontinui messi in opera “a secco” tramite dispositivi di fissaggio di tipo meccanico o chimico-meccanico, mentre la ventilata continua genera di fatto una controparete continua e parallela al muro portante dietro al quale è ricavata un’intercapedine d’aria che la rende indipendente dall’isolamento termico. La continuità della facciata è generata da un rivestimento ventilato a cortina costituito da lastre portafinitura fissate su una struttura portante in alluminio e successivamente ricoperte, passando sopra i giunti, di un intonaco di fondo armato e di pannelli di rivestimento incollati in ceramica. Il vantaggio estetico che offre rispetto a una facciata ventilata normale è notevole, in quanto si possono creare infinite soluzioni compositive, lasciando al progettista una totale libertà. Un altro vantaggio fondamentale è la possibilità di utilizzare formati ceramici maggiori rispetto a quelli utilizzabili in un normale cappotto. Lo scopo principale dell’intercapedine di circolazione d’aria è quella di favorire un maggior raffrescamento estivo, una maggiore protezione dalle intemperie e una totale protezione dello strato isolante sottostante, che sappiamo essere esposto a maggiori rischi di degrado se esposto a pioggia o irraggiamento solare diretto o gelo. Quindi, dal punto di vista tecnico, offre la stessa sicurezza e le stesse prestazioni tecniche di una ventilata normale; per questo è una soluzione tecnicamente ben superiore ad un cappotto, ma anche a una parete ventilata normale, per le ragioni prima considerate.  

In pratica può essere considerata la soluzione al top della gamma. Le lastre porta finitura sono in genere composte da granuli di vetro rivestite all’esterno con fibra di vetro; il rivestimento superficiale delle lastre portafinitura deve consistere in un intonaco di fondo armato sul quale si incollano i pannelli di rivestimenti e si rifiniscono i giunti di questi ultimi. Per il rivestimento ceramico si possono utilizzare delle malte collanti a letto sottile con processo di indurimento idraulico, mentre le malte per giunti devono essere delle malte secche industriali idrorepellenti e resistenti al gelo. Allo scopo di compensare sollecitazioni di natura igrotermica occorre prevedere giunti di delimitazione campo. L’isolamento termico deve essere fissato direttamente sull’edificio, in modo indipendente dalla struttura portante.

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