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La tutela del lavoratore

Reintegrazione o riassunzione?

La tutela del lavoratore - Reintegrazione o riassunzione?

Il licenziamento per essere valido deve necessariamente essere giustificato e dotato di forma scritta; in caso contrario, il giudice, dovrà ritenerlo illegittimo e dichiararlo pertanto inefficace. In caso di impugnazione del licenziamento illegittimo, il lavoratore,potrà beneficiare sia di una tutela reale che di una tutela obbligatoria, a seconda della dimensione dell’azienda. 

  

Il giudice dovrà ordinare la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, prevista dall’art.18 dello Statuto dei Lavoratori (modificato dalla Legge n. 108/1990) nei confronti dei datori di lavoro, la cui impresa sia formata da più di 15 dipendenti (5 se agricoli) per unità produttiva, oppure più di 15 dipendenti (5 se  agricoli) nell’ambito dello stesso Comune, oppure più di 60 dipendenti complessivamente se nell’unità produttiva interessata sono occupati meno di 16 dipendenti. 

  

Oltre alla reintegrazione, il licenziamento illegittimo obbliga il datore di lavoro a risarcire il lavoratore del danno subito. Questo è costituito dal pagamento della retribuzione globale di fatto, non inferiore a 5 mensilità, che il lavoratore non ha percepito, dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione. Attraverso l’impugnazione il risarcimento prevede anche il versamento dei contributi assistenziali e previdenziali. 

  

Il lavoratore può però rinunciare alla reintegrazione e chiedere in cambio, entro 30 giorni dall’invito a riprendere il lavoro, un’indennità pari a 15 mensilità di retribuzione. Resta fermo il diritto al risarcimento del danno. 

  

L’obbligo di riassunzione del lavoratore invece, in seguito all’impugnazione, viene ordinato dal giudice nei confronti dei datori di lavoro, imprenditori o meno, che occupano più di 15 dipendenti (5 se agricoli) in ciascuna unità produttiva. 

  

Una recente pronuncia del Tribunale di Cosenza del 15/04/2014 ha confermato che il licenziamento illegittimo può provocare talvolta, nel lavoratore, anche una stato depressivo cronico: in tal caso oltre alla reintegrazione e al danno patrimoniale, spetterà a quest’ultimo anche il risarcimento del danno biologico, che nel caso in esame veniva riconosciuto pari al 16%.

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