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Voluntary disclosure: aderire è meglio che curare

Gli accordi internazionali sono ormai quasi tutti definiti o in via di definizione. L’adesione è una scelta di fatto obbligata più che volontaria

Voluntary disclosure: aderire è meglio che curare - Gli accordi internazionali sono ormai quasi tutti definiti o in via di definizione. L’adesione è una scelta di fatto obbligata più che volontaria

Differentemente dai precedenti scudi fiscali realizzati dai trascorsi governi, la voluntary disclosure ha tutte le caratteristiche per essere considerata “l’ultima chiamata” per gli evasori. Successivamente, continuare a nascondere i propri capitali all’estero rischia di rivelarsi assai problematico e rischioso. Secondo gli ultimi orientamenti entro il 2017/2018, solo cinque Paesi con un sistema bancario proprio (Bahrain, Cook Islands, Nauru, Panama e Vanuatu, paesi di fatto instabili che non possono certo garantire una continuità della linea politica) resteranno esclusi dal Common Reporting Standard (Crs), l’accordo secondo al quale le amministrazioni finanziarie dei Paesi aderenti (fra i quali saranno presenti anche la Svizzera ed Austria) avranno la possibilità di ottenere, attraverso uno scambio automatico, le informazioni considerate rilevanti dagli Istituti bancari e dai sistemi finanziari facenti parte dell’accordo stesso. La voluntary disclosure segue la scia delle versioni adottate precedentemente negli Stati Uniti (anni Novanta) e più di recente in diversi Paesi europei, fra cui la Germania e la Francia, dove ha ottenuto ottimi risultati.
 
Dottrina di merito e operatori specializzati del settore hanno rilevato come “di volontario c’è ben poco” trattandosi, più similmente, di una strada obbligata per chi detiene capitali non dichiarati all’estero poiché, dopo l’entrata in vigore degli accordi internazionali sullo scambio di informazioni, le possibilità di restare nell’ombra diverranno davvero minime. Infatti, la cooperazione tra stati consentirà di individuare agevolmente eventuali attivi detenuti all’estero da parte di residenti italiani nonché di intersecare tali dati con quelli della dichiarazione fiscale ed individuare così gli illeciti.
I costi, sono talvolta piuttosto elevati, ma sicuramente meno pesanti delle conseguenze economiche e penali alle quali andrebbe incontro colui che non vi aderisse.
 
I rischi sono grandi. Da un lato accertamenti fiscali per periodi anche molto lunghi (si pensi al raddoppio dei termini di accertamento, quindi fino a 10 anni, per gli attivi detenuti in paesi black list) con applicazione di rilevanti sanzioni per ognuno degli anni accertati, dall’altro il pericolo di incorrere in reati penal-tributari tra cui anche il nuovo reato di auto riciclaggio e la conseguenza di non poter utilizzare gli attivi non regolarizzati.
 
Se concettualmente la procedura è di facile comprensione, dal lato pratico può presentare diverse criticità e peculiarità che devono essere analizzate e considerate caso per caso al fine di comprenderne i possibili risvolti e conseguenze. Una prima fase è quella della valutazione complessiva della singola posizione e dei costi a cui si va incontro considerando altresì i potenziali effetti in caso di non collaborazione. Una seconda fase, altrettanto importante, è quella che attiene ai rapporti con l’Ufficio Centrale per il contrasto agli Illeciti Fiscali Internazionali (Ucifi) dell’Agenzia delle Entrate che deve essere gestita al meglio in modo da massimizzare le garanzie a favore del contribuente. Per questo motivo è auspicabile, se non indispensabile, affidare la pratica il prima possibile a professionisti esperti del settore. In merito si ricorda che il termine ultimo per presentare l’istanza è fissato per il 30.09.2015 ma si consideri che spesso gli Istituti bancari stranieri rilasciano con difficoltà e/o con indugio i documenti necessari e che l’istruttoria della pratica può essere in certi casi molto laboriosa.
 
UCS-CEA si avvale di strutture e professionisti esperti in grado di seguire l’interessato nell’analisi della posizione e nella gestione della pratica al fine di trovare la soluzione migliore per ogni singolo caso proposto.
 
Per qualsiasi informazione e chiarimento sull’argomento trattato o per fissare un appuntamento con i nostri esperti, UCS-CEA è sempre disponibile al seguente recapito: voluntary@rianalisi.it

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