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Le accessioni fluviali

Il limite della demanialità negli alvei dei corsi d’acqua pubblici

Le accessioni fluviali - Il limite della demanialità negli alvei dei corsi d’acqua pubblici

È spesso necessario individuare il limite tra la proprietà privata e l’alveo di un corso d’acqua pubblico appartenente al Pubblico Demanio dello Stato ai sensi dell’art. 822 del C.C., per non invadere l’alveo demaniale con costruzioni, piantagioni, opere ed altri manufatti infissi nel suolo. Conoscere la posizione del confine è indispensabile per evitare le previste sanzioni

 

Se una costruzione viene per errore eretta in tutto e in parte nell’alveo demaniale, senza il preventivo assenso dell’Amministrazione Finanziaria poiché l’area demaniale è sottratta alla possibilità di essere oggetto di diritti privati (e ciò ai sensi dell’art. 823 del C.C.), si potrebbero determinare in alternativa le seguenti possibilità

- il Demanio (e per esso l’Amministrazione Finanziaria) potrebbe acquisire la proprietà dell’intero manufatto pagando però il costo della manodopera e dei materiali impiegati; 

- potrebbe ordinare l’abbattimento dell’opera in contestazione; 

- potrebbe procedere a concessione dell’area di sedime esigendo un canone annuo; 

- infine potrebbe sdemanializzare (e cedere poi all’edificante a prezzo di mercato) il tratto di alveo occupato, se riconoscesse l’insussistenza di un pregiudizio per il pubblico generale interesse connesso all’area in cessione. 

 

Poiché l’andamento dei corsi d’acqua, di grandi dimensioni od a regime torrentizio, è sempre mutevole (nel senso che, con lo spostarsi del filone della corrente, si determinano sulle sponde erosioni o depositi alluvionali), il confine tra la proprietà privata e l’alveo demaniale dovrebbe anch’esso essere continuamente mutevole nel tempo e seguire le vicissitudini e le modificazioni planimetriche del corso d’acqua. 

 

La normativa al riguardo precisa che il limite dell’alveo coincide con il punto di intersezione della sponda del corso d’acqua con il livello di piena ordinaria del fiume. Si tratta di una quota che, per definizione, corrisponde a quella raggiunta dalle acque defluenti nell’alveo di un corso d’acqua nel 75% dei casi. 

È definita “piena ordinaria” quella che si verifica tre volte su quattro: non è il livello di massima piena e non quello di magra, bensì un livello intermedio che l’ex Ufficio Idrografico ha calcolato in passato, quando però le condizioni idrogeologiche del territorio e del bacino imbrifero erano completamente diverse. Il livello di piena ordinaria - immutato ormai da anni - viene riferito ad idrometri che l’ex Ufficio del Genio Civile aveva dislocato lungo il corso dei più importanti fiumi. 

Così, per esempio, per il fiume Adda, il livello di piena ordinaria corrisponde a cm. 0,80 sull’idrometro del ponte di Lodi; quello del Po è a m. 1,43 sull’idrometro di San Nazzaro. Per ogni idrometro (gli zeri idrometrici non sono alla stessa quota sul livello del mare) si può conoscere la quota della piena ordinaria. L’alveo del fiume (e quindi la zona demaniale) si estende a tutto il terreno che sarebbe sommerso dalle acque allorché le stesse raggiungessero la quota di m. 0,80 sull’idrometro del ponte di Lodi (per il fiume Adda) o quella di m. 1,43 sull’idrometro di San Nazzaro (per il fiume Po) o quella prefissata sugli altri idrometri esistenti lungo l’asta dei corsi d’acqua. 

 

Volendo quindi procedere ad una delimitazione fra la proprietà privata e l’alveo demaniale, è sufficiente eseguire la lettura del livello dell’acqua al momento in cui si eseguono i rilievi sull’idrometro più prossimo al cespite da delimitare, determinandone il divario con la quota di piena ordinaria e, con l’ausilio di un livello aggiungere (o sottrarre) alla (o dalla) quota dell’acqua che lambisce il terreno, il divario anzidetto. Il punto di intersezione fra la linea orizzontale corrispondente al livello dell’acqua ed il terreno - sommato algebricamente alla differenza anzidetta - determinerà il confine fra proprietà privata e alveo del fiume. Tale procedimento vale anche per i terreni non prossimi all’idrometro di riferimento, ma dislocati a monte o a valle dell’idrometro stesso. Va comunque privilegiata la lettura all’idrometro più vicino. 

 

Delimitazioni di questo tipo vennero eseguite con la massima diligenza in sede di formazione del Catasto Terreni. Per cui furono intestate alla partita catastale “Demanio Pubblico dello Stato” o “Demanio dello Stato” i terreni soggiacenti al livello di piena ordinaria dei fiumi.

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