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Diritto penale criminale

Violenza sulle donne e stalking

Violenza sulle donne, l'aumento dei processi per stalking

Violenza sulle donne e stalking - Violenza sulle donne, l'aumento dei processi per stalking

Nella vita di molte donne si manifestano episodi di violenza

Il vero problema, che induce poi le stesse a non denunciare certi comportamenti maschili non solo alle autorità, ma anche ad esperti quali psicologi, medici, avvocati ecc.. è che si pensa quasi sempre che la violenza sia solo quella fisica

Molto spesso si verifica che la violenza fisica è il culmine di atti di violenza psicologica, economica perpetrati per anni e sottovalutati. 

Gli uomini violenti cercano di esercitare un loro proprio potere di controllo sulle loro donne che si trasformeranno poi in vittime. 

La violenza psicologica racchiude ogni forma di abuso che lede l’identità della donna: 

attacchi verbali come la derisione, la molestia verbale, l’insulto, la denigrazione, finalizzati a convincere la donna di “non valere nulla”, per meglio tenerla sotto controllo 

isolare la donna, allontanarla dalle relazioni sociali di supporto o impedirle l’accesso alle risorse economiche e non, in modo da limitare la sua indipendenza 

- gelosia ed ossessività: controllo eccessivo, accuse ripetute di infedeltà e controllo delle sue frequentazioni 

- minacce verbali di abuso, aggressione o tortura nei confronti della donna e/o la sua famiglia, i figli, gli amici 

- minacce ripetute di abbandono, divorzio, inizio di un’altra relazione se la donna non soddisfa determinate richieste 

- danneggiamento o distruzione degli oggetti di proprietà della donna 

- violenza sugli animali cari alla donna e/o ai suoi figli/e 

È importante ricordare che nei momenti di rabbia tutti possiamo usare parole provocatorie, oltraggiose o sprezzanti, possiamo agire con comportamenti fuori luogo ma di solito seguiti da rimorsi e pentimenti. Nella violenza psicologica invece non si tratta di un impeto d’ira momentaneo ma di un tormento costante e intenzionale con l’obiettivo di sottomettere l’altro/a e mantenere il proprio potere e controllo. 

La violenza economica è difficile da registrare come una forma di violenza. Può sembrare normale e scontato che la gestione delle finanze familiari spetti all’uomo. Si definisce violenza economica: 

- limitare o negare l’accesso alle finanze familiari 

- occultare la situazione patrimoniale e le disponibilità finanziarie della famiglia 

- vietare, ostacolare o boicottare il lavoro fuori casa della donna 

- non adempiere ai doveri di mantenimento stabiliti dalla legge 

- sfruttare la donna come forza lavoro nell’azienda familiare o in genere senza dare in cambio nessun tipo di retribuzione 

- appropriarsi dei risparmi o dei guadagni del lavoro della donna e usarli a proprio vantaggio 

- attuare ogni forma di tutela giuridica ad esclusivo vantaggio personale e a danno della donna (per esempio l’intestazione di immobili). 

Donne vittime di violenza e di persecuzioni raccontano, all'indomani dei processi, come gli atteggiamenti sopra descritti facevano parte della quotidianità della loro vita. 

Raccontano spesso che i loro partner le avevano allontanate dalle loro famiglie, che le accusavano di aver sottratto loro del denaro, che le costringevano a reperire denaro in ogni modo che fosse per loro anche dannoso. Raccontano di pubbliche derisioni, di continue sopraffazioni anche in ambito sessuale. 

Questi atteggiamenti se costantemente ripetuti nel tempo sfociano nella fattispecie prevista e puntita dall'art. 612 bis del nostro codice penale, lo stalking

Spesso le condotte dello stalker sono subdole, volte a molestare la vittima e a porla in uno stato di soggezione, con l’intento di compromettere la sua serenità, farla sentire braccata, comunque non libera. 

Il culmine di questi atteggiamenti persecutori e violenti perpetrati per anni all'interno delle mura domestiche di solito fuoriescono in maniera evidente nel momento in cui le donne esauste pongono termine alla relazione sentimentale

A questo punto molti uomini violenti, perdendo il controllo quotidiano delle loro vittime, iniziano a tartassarle mettendo in atto condotte vessatorie fatte di molestie, ingiurie, danneggiamenti, lesioni fisiche e psicologiche commesse alla luce del sole. 

Tali comportamenti vanno chiaramente ad incidere nella normalità della vita di queste donne (già compromessa da anni) che vivono nel terrore cambiando tutte le loro abitudini essendo afflitte da uno costante stato d'ansia. 

La Suprema Corte di Cassazione nell'andare a confermare una sentenza di condanna per il reato di cui all'art. 612 bis c.p., ha statuito che per provare il reato di stalking possono bastare le dichiarazioni della vittima (quinta sezione Penale, Sentenza n. 46510/2014). 

Nella motivazione riporta la Suprema Corte che "in tema di atti persecutori, la prova dell’evento del delitto in riferimento alla causazione nella persona offesa di un grave e perdurante stato di ansia o di paura deve essere ancorata ad elementi sintomatici di tale turbamento psicologico ricavabili dalle dichiarazioni della stessa vittima del reato, dai suoi comportamenti conseguenti alla condotta posta in essere dall’agente e anche da quest’ultima, considerando tanto la sua astratta idoneità a causare l’evento, quanto il suo profilo concreto in riferimento alle effettive condizioni di luogo e di tempo in cui è stata consumata"

In sostanza gli atti persecutori, a cui le donne sono spesso sottoposte per anni, consistono in condotte vessatorie tali da far provare alla vittima un senso di mortificazione incidendo quindi sull’autonomia della persona. 

Ogni donna vittima di queste violenze e persecuzioni deve trovare il coraggio di denunciare questi atteggiamenti, ancora prima che sfocino all'esterno, considerato che la nostra legge, al giorno d'oggi, offre una tutela ad ampio raggio.

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