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Consulenza psicologica

Ipocondria, ferma convinzione di malattia fisica

Perché la persona si ritiene convintamente malata quando il medico, dopo analisi e accertamenti, lo ritiene sano? Cosa la conduce a questa convinzione

Ipocondria, ferma convinzione di malattia fisica - Perché la persona si ritiene convintamente malata quando il medico, dopo analisi e accertamenti, lo ritiene sano? Cosa la conduce a questa convinzione

Perché la persona si ritiene convintamente malata quando il medico, dopo analisi e accertamenti, lo ritiene sano? Cosa conduce la persona a questa convinzione nonostante le smentite? Quando viene fatta la diagnosi di ipocondria? 

L’ipocondriaco ha un modo suo tipico di descrivere i suoi dolori e le sue paure, lo fa con dovizia di particolari con estrema convinzione e razionalità ma manca il coinvolgimento affettivo è come se svolgesse un compito descrittivo. Egli lo definisce un dato di fatto indiscutibile. Il fatto è che per fuggire dalla possibilità della sofferenza psichica, in modo inconsapevole, egli nega tutti i ricordi o le esperienze percepite, dalla sua psiche, troppo dolorose e in quanto tali intollerabili. 

 Alla nascita il bambino si rapporta e percepisce il mondo attraverso il corpo, egli non ha ancora la capacità di pensiero e tutto ciò che per lui corrisponde a piacere/frustrazione/dispiacere lo vive nel corpo. Il soggetto ipocondriaco, pur avendo la sua mente acquisito capacità di pensiero, utilizzerà il corpo con le sue memorie passate, quale depositario della sua sofferenza e il corpo “fingerà” la malattia sostituendosi alla sofferenza morale/emozionale della mente andando a interessare un organo specifico o tutto il corpo. 

Una sindrome ipocondriaca può manifestarsi in qualsiasi fase della vita in momenti di maggiore sofferenza, la persona si chiude in sé stessa e il sintomo ipocondriaco lancia l’allarme il quale è una richiesta di aiuto. Quando la persona arriva nel nostro studio è spesso fornita di una corposa cartella clinica nella quale non risultano malattie organiche. Nonostante ciò la persona si ritiene malata. L’impegnativo lavoro che si trova ad affrontare il terapeuta è quello di aiutare il paziente a interpretare/decifrare il suo dolore incapsulato nel corpo , che lui ritiene malato, e accompagnarlo nel paziente compito di decifrazione della sua sofferenza. 

Un caso clinico: A Marcello, studente universitario ventitreenne, muore improvvisamente la madre per incidente stradale. Il trauma lo porta a interrompere gli studi, ad isolarsi, diventa taciturno ma non si dispera e non piange. Viene in terapia portato dal padre e parla lungamente di un suo desiderio di emigrare in un paese lontano dove nessuno lo conosca e in tal modo “rinascere a nuova vita e nuova identità”. Contemporaneamente, la ragione per la quale il padre è preoccupato è che egli è fermamente convinto di avere una grave malattia, che lo porterà a morte certa, nonostante tutti gli esami clinici siano negativi. Avviamo un lento, e, per lui faticoso, lavoro psicoterapico. Viene percorsa la sua storia personale e famigliare soffermandoci lungamente sulla sua relazione con la madre. La madre è stata assente per lavoro già dalla nascita di Marcello anche per più giorni, si recava all’estero, e, il bambino veniva affidato alla nonna. Emerge, in particolare, che ultimamente il loro rapporto era molto in crisi. Marcello era molto arrabbiato con la madre per le sue assenze da casa per lavoro per frequenti e per lunghi periodi. Prima che la madre partisse per l’ultimo (tragico) viaggio tra loro c’era stato un forte litigio e Marcello aveva detto parole dure e cattive alla madre. Emerge che ora  egli si sente colpevole della morte della madre quale realizzazione dell’augurio da lui fattole. In contemporanea viene a galla la lacerazione della sofferenza per la perdita. Tutto ciò era stato eccessivo per la sua giovane mente. Consapevolmente affermava che la via di uscita fosse: rinascere a nuova identità in un luogo dove non era conosciuto e dove poteva magicamente dimenticare il suo passato. Avrebbe annullato, in tal modo, il lutto per la morte della madre come non accaduto. Ma, prima ancora, avrebbe dovuto/voluto inconsciamente morire quale  giusta punizione per il litigio con la madre. Esprime quanto si sente in colpa e quanto devastante sia per lui la perdita della madre. Solo dopo aver lavorato sul suo trauma, Marcello, gradualmente, riprese “a vivere” e a procedere sui suoi progetti di vita interrotti. Come è dimostrato da questo caso clinico, la sindrome ipocondriaca può presentarsi molto complessa e profondamente nascosta nella sua causa originaria.

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Dott.ssa Bertilla Maddalena - Vicenza (VI)

Dott.ssa Bertilla Maddalena

Psicologi e Psichiatri / Psicologi

Levà Degli Angeli 18

36100 - Vicenza (VI)

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