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Società Cooperativa e soluzione della crisi: Wbo

La società cooperativa è la forma giuridica che meglio si adatta all’operazione di Workers buy out – aziende comprate dai dipendenti (WbO)

Società Cooperativa e soluzione della crisi: Wbo - La società cooperativa è la forma giuridica che meglio si adatta all’operazione di Workers buy out – aziende comprate dai dipendenti (WbO)

La società cooperativa è una forma giuridica che si adatta particolarmente bene a quell’operazione che va sotto il nome di Workers buy out aziende comprate dai dipendenti (WbO).

Questa si sostanzia in una serie di operazioni, di tipo societario e finanziario, finalizzate all’acquisizione di una azienda da parte dei suoi “lavoratori” che, mediante la formazione di una cooperativa, ne divengono i proprietari.

In un grave periodo di crisi, come quello attuale, sono sempre di più i casi in cui gli ex dipendenti dell’azienda in crisi, per non perdere il lavoro, si organizzano in forma cooperativa al fine di rilevare l’azienda, apportando il Tfr e la eventuale indennità di mobilità.

Il WbO potrebbe essere un valido strumento, non solo per superare i periodi di crisi aziendali, ma anche per risolvere un grave problema che affligge le Pmi italiane: la successione e l’avvicendamento generazionale.

Le fasi salienti dell’operazione di WbO possono riassumersi in cinque punti:
1) I dipendenti, soggetti promotori, hanno l’obiettivo di acquisire il patrimonio della società bersaglio (Target Company), cioè l’azienda stessa in cui lavorano;
2) I dipendenti costituiscono una nuova società, la NewCoop, versando le quote del capitale sociale (che possono provenire anche dall’anticipo della indennità di mobilità o dal Tfr);
3) Gli “investitori istituzionali” (fondi mutualistici, finanziarie cooperative) partecipano al capitale di rischio della NewCoop in qualità di soci finanziatori/sovventori;
4) La NewCoop ottiene un ulteriore flusso monetario a titolo di capitale di debito dal mondo bancario o dagli “investitori istituzionali”, sfruttando l’effetto leva derivante dalla significativa capitalizzazione conseguita;
5) La NewCoop acquisisce il ramo o l’intera azienda dalla Target Company.

È chiaro come in Italia il Workers buy out sia un fondamentale strumento di risposta a una situazione di crisi.

A supporto dell’operazione di WbO, esistono alcuni strumenti legislativi che rendono più semplice tutto ciò.

La Legge 23 luglio 1991, n. 223, art. 7, comma 5, consente, ai dipendenti di un’impresa in crisi, di mettersi in proprio e di richiedere all’Inps l’anticipazione dell’indennità di mobilità al fine di costituire una cooperativa.
I lavoratori in mobilità che intendono costituire una cooperativa, per rilevare un ramo di impresa o per svolgere una nuova attività imprenditoriale, possono chiedere e ricevere una somma a titolo di anticipazione con i criteri stabiliti e versarla a titolo di capitale sociale; essi investono l’anticipo in cooperativa al fine poi di rilevare l’azienda in crisi.

 
Un altro strumento agevolativo interessante è la cosiddetta “Nuova Marcora” per cui si può fare domanda a partire dal 20 luglio 2015.
Il Decreto MiSE 4 dicembre 2014 e il Decreto direttoriale 16 aprile 2015 hanno istituito un regime di aiuto volto a promuovere nascita e sviluppo di imprese cooperative di piccola e media dimensione. L’agevolazione - complementare alla Legge 49/1985 (c.d. Legge Marcora) – concede finanziamenti agevolati alle società cooperative partecipate da MiSE, Soficoop e CFI Scpa.

La “nuova Marcora” prevede l’erogazione di finanziamenti per sostenere:
- nascita sul territorio nazionale di cooperative costituite in misura prevalente da lavoratori provenienti da aziende in crisi, cooperative sociali o che gestiscono aziende confiscate alla criminalità organizzata;
- nascita, sviluppo o ristrutturazione di cooperative del Sud Italia.
Si tratta di prestiti della durata massima di 10 anni e tasso di interesse pari al 20% di quello comunitario di riferimento, per un importo non superiore a 4 volte il valore della partecipazione detenuta dalla società finanziaria (massimo 1mln di euro), rimborsati con piano di ammortamento a rate semestrali costanti posticipate, scadenti il 31 maggio e il 30 novembre di ogni anno. 

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