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Consulenza psicologica

Da 2 a 3...e poi?

Accade sempre qualcosa di particolare quando due persone si incontrano e decidono di stare insieme... e quando arriva un bambino?

Da 2 a 3...e poi? - Accade sempre qualcosa di particolare quando due persone si incontrano e decidono di stare insieme... e quando arriva un bambino?

Al di là del romanticismo, due persone si mettono insieme per stare bene e imparare qualcosa l'uno dall'altro, ma una volta consolidato il legame, in modo più o meno consapevole ognuno comincia a preoccuparsi della lealtà nei confronti della propria famiglia d'origine.

Quella lealtà è un modo per riconoscere se stesso all'interno del contesto in cui si è cresciuti e può dar luogo ad un conflitto: da un lato ognuno cerca di apportare cambiamenti terapeutici alla propria famiglia d'origine, ma allo stesso tempo cerca di mantenervisi leale, fedele, e da qui possono derivare difficoltà all'interno della coppia.

A volte già è difficile stare in due e se arriva un figlio… la situazione si complica ulteriormente.

Nella coppia ci sarà da un lato lei, coi suoi sensi di colpa per esser completamente concentrata in una relazione esclusiva col bambino (spesso già dalla gravidanza) e la rabbia per la stanchezza ed il peso delle incombenze che sente su di sé, e dall'altro lui, con la sua sensazione di essere messo da parte e di essere l'unico a sostenere la situazione economica.

Se a tutto questo si aggiungono le famiglie d'origine attirate dall'emozione e dalla gestione del piccolo, il cerchio del caos arriva alla perfetta chiusura.

Cosa fare? E' possibile trovare soluzioni che lascino tutti ragionevolmente soddisfatti?

Ogni situazione è unica, ma esistono delle buone prassi che possono allentare il conflitto e portare ad un nuovo assetto di coppia, più funzionale.

Eccone alcune.

- Abbandonare l'idea di poter essere partner e genitori perfetti. Si è quel che si è, e si cerca di fare del proprio meglio. Non c'è da fustigarsi se le cose non girano in modo perfetto. La soluzione migliore è togliere spazio alle recriminazioni e cercare di esternare il proprio vissuto per essere compresi e comprendere autenticamente l'altro. 


- Non fare confronti con gli altri, la loro vita e la loro gestione della vita a tre. Ognuno (ed ogni coppia, ogni famiglia) è unico. Si può cercare di comprendere quali sono i punti virtuosi delle altre coppie, ma ricordare sempre che ognuno porta con sé il suo carattere, il suo modo di vedere la vita, la sua educazione e le sue esperienze. Ciò che può funzionare perfettamente per qualcuno, può essere una soluzione 'stretta' per altri. Meglio trovare la propria strada, procedendo per prove ed errori, che ricalcare i passi di qualcun altro senza sapere bene dove condurranno. 


- Il senso di colpa è inutile se fine a se stesso. C'è un problema? Ok, cosa si può fare adesso? Cosa ha portato a quel problema? Cosa si può fare per risolverlo? Come  evitare che si ripresenti? Meglio trovare soluzioni condivise, che soddisfino la coppia ed il bambino. Chi non si sente rappresentato in una scelta, può boicottare più o meno consapevolmente il buon esito della stessa, quindi meglio impiegare più tempo, valutare bene tutti i punti di vista e dare/avere la giusta rilevanza all'interno del processo decisionale. Si può partire lesti in una direzione e fermarsi, rifermarsi, cambiare strada, tornare indietro, procedere in tondo e ritrovarsi al punto di partenza stanchi, scoraggiati e rancorosi l'un con l'altro. 


- Ri-conoscersi come coppia. Se il processo di lealtà nei confronti della propria famiglia di origine entra in conflitto con la nuova realtà di coppia e ancor più con la gestione del bambino, c'è la sensazione di stare con qualcuno di diverso dalla persona con cui si era deciso di stare insieme. Non si è più quelli di prima, ma non è detto che si sia peggiorati, anzi. Cercare di ri-presentarsi, ri-parlare di se stessi per dire all'altro come si è, e ri-cercare di sentire il cuore dell'altro e fare squadra. Parlare liberamente di cosa si prova e come ci ci sente, senza opprimersi e cercando di capire cosa prova e come si sente l'altro/a. Si fa parte di una squadra, ed occorre essere presenti ed uniti: per funzionare bene bisogna capire quali sono le risorse di ognuno e dove si è (come un giocatore che in campo fa mente locale, mentre il gioco va, su chi è dove e come può passargli la palla o tirarlo fuori d'impaccio e recuperare la palla). 


- Tener fuori le famiglie d'origine dalle decisioni riguardanti la coppia e quelle sulla gestione del bimbo. Se chiunque può arrivare e dire la propria (o peggio ancora, agire di sua iniziativa) si creano confusione, ansia, sensazione di essere scavalcati e rancore. Benvengano gli aiuti ed i consigli richiesti e costruttivi, ma attenzione a non lasciare troppo spazio (il vostro).

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L'autore Ŕ esperto in
Consulenza psicologica

Dott.ssa Simona Rosati Psicologa Psicoterapeuta - Roma (RM)

Dott.ssa Simona Rosati Psicologa Psicoterapeuta

Psicologi e Psichiatri / Psicologi

Via Saturnia 6/8

00183 - Roma (RM)

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