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Consulenza psicologica

“Annoiarsi fa bene?”

Una lettura diversa di uno stato indesiderato

“Annoiarsi fa bene?” - Una lettura diversa di uno stato indesiderato

In un saggio del 1930 intitolato La conquista della felicità, Bertrand Russell scriveva: “Una generazione che non riesce a tollerare la noia è una generazione di uomini piccoli, nei quali ogni impulso vitale appassisce”. 

 

Il filosofo inglese affermava infatti che periodi in cui ci si annoia sono inevitabili durante il ciclo di vita e che è bene imparare a tollerarli e a conviverci. 

 

Oggi, a più di 80 anni di distanza, una serie di studi psicologici sembrano dargli ragione. In un’epoca in cui il tempo libero è un concetto ipotetico e i dispositivi connessi consentono di riempire ogni minuscolo frammento di tempo, la noia viene trattata come un virus da debellare, mentre è una condizione necessaria per la salute mentale di un individuo e, paradossalmente, un ingrediente irrinunciabile per il corretto funzionamento dei processi creativi. 

 

Insomma, per quanto uno stato di noia possa risultare frustrante, forse, invece di evitarlo come la peste, è il caso di imparare a tollerarlo. Dopotutto, come diceva Walter Benjamin, “Se il sonno è l’apogeo del rilassamento fisico, la noia è l’apogeo del rilassamento mentale”. 

 

La noia, a differenza della pigrizia, non è una condizione piacevole, rivela tuttavia diverse virtù. In primo luogo, annoiarsi porta alla riflessione su se stessi, sui propri desideri reali; se pre troppo impegnati, assorbiti da tante sollecitazioni esterne, abbiamo perso questo legame prezioso con la nostra interiorità. Questo lasso di tempo “fuori dal tempo” potrebbe invece rivelarsi un prezioso appuntamento con se stessi. I benefici immediati? Un reale impulso a rifiutare tutte le imposizioni che ci siamo prefissati e che ci portano all’esaurimento. 

 

La cosa più importante è non cedere alla tentazione di «fare» per evitare la noia, un atteggiamento di tipo compulsivo in cui ci si impone di riempire con troppi impegni la vita quotidiana, che è volto a  mascherare la paura di rimanere soli con se stessi ed essere costretti a fare i conti coi propri problemi reali, per non affrontarne la soluzione, per non sentire il vuoto che si ha dentro, per sfuggire alla depressione, per dare un senso alla nostra esistenza, un senso precario però, che non ci aiuta a crescere e a migliorare la qualità della nostra vita.   

 

Lo psichiatra Patrick Lemoine nel suo bel saggio “Annoiarsi, che felicità!” insegna che durante la noia produttiva il cervello fantastica, si lascia andare all'intuizione, fa progetti; senza la noia molte idee ed intuizioni non potrebbero fare capolino nel cervello. Del resto, quando Archimede esclamò "eureka!", era a mollo nella sua vasca. 

 

Attenzione, però! La noia di cui sto parlando non è l’anedonia della depressione, cioè l’assenza di piacere nell’ affrontare il quotidiano che è una delle caratteristiche di uno stato patologico e che non va sottovalutato.

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L'autore è esperto in
Consulenza psicologica

Dr.ssa Daniela Benvenuti Psicologia Clinica E Forense - Padova (PD)

Dr.ssa Daniela Benvenuti Psicologia Clinica e Forense

Psicologi e Psichiatri / Psicologi

Via Sulpicia 1

35126 - Padova (PD)

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