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Responsabilità civile

Responsabilità civile della struttura sanitaria

Responsabilità per danno a sé o ad altri del paziente ricoverato eludendo la sorveglianza del personale sanitario. Culpa in vigilando

Responsabilità civile della struttura sanitaria - Responsabilità per danno a sé o ad altri del paziente ricoverato eludendo la sorveglianza del personale sanitario. Culpa in vigilando

La tematica della responsabilità civile della struttura sanitaria verso il paziente ricoverato è stato affrontato dalla terza sezione della Corte di Cassazione con sentenza n°22331 dd. 22.10.14.

La sentenza della Suprema Corte si sofferma sulla particolare responsabiità derivante alla struttura sanitaria dalla culpa in vigilando del proprio personale che non abbia evitato l'allontanamento di un malato di mente con intenzioni suicidiarie o comunque autolesive.

A ricorrere alla Suprema Corte era stato il tutore di un malato mentale che si era visto confermare in Appello la decisione avversa del Tribunale di primo grado che aveva rigettato la sua domanda volta ad ottenere il risarcimento del danno causato dalle lesioni procuratesi dal paziente, proprio assistito, in seguito all' allontanamento dalla casa di cura dove era ricoverato per insussistenza della responsabilità della struttura sanitaria convenuta. La Corte di Cassazione con la sentenza qui riportata ha annullato (con rinvio) la decisione di appello sia sotto il profilo del vizio di motivazione sia sotto quello della violazione di legge.

La sentenza segnalata appare particolarmente interessante perchè focalizza la propria attenzione sulla peculiare responsabilità "da custodia" dei pazienti affetti da patologie psichiatriche che si rendano autori di gesti incontrollati quali l'allontanamento dalla struttura sanitaria con conseguenti danni autolesivi - fino al suicidio.

La Suprema Corte ha affermato, con riguardo alla obbligazione istituzionale primaria della struttura sanitaria verso le persone ricoverate, che la tutela della salute come fondamentale diritto dell' individuo (art. 32, co.1, Cost.) non si esaurisce nella mera prestazione delle cure mediche, chirurgiche, specifiche e specialistiche, ma include la protezione delle persone degenti di scarsa o mancante autotutela, per le quali detta protezione costituisce di per se la parte essenziale della cura (come nel caso di controllo di malati psichiatrici).

Il testo della sentenza infatti critica la Corte d'Appello per la scorretta applicazione degli art.li 1176,1374 e 1218 c.c....." Qualsiasi struttura sanitaria, nel momento stesso in cui accetta il ricovero di un paziente, stipula un contratto dal quale discendono naturalmente, ai sensi dell'art. 1374 c.c., due obblighi: il primo è quello di apprestare al paziente le cure richieste alla sua condizione; il secondo è quello di assicurare la protezione delle persone di menomata o mancante autotula, per le quali detta protezione costituisce la parte essenziale della cura".

L'obbligo di vigilanza e protezione del paziente, in quanto derivante dall'accettazione dello stesso nella struttura, prescinde dalla sua capacità di intendere e volere, nè esige che il paziente sia sottoposto ad un trattamento sanitario obbligatorio.

Tale dovere grava quindi sulla struttura sanitaria verso tutti i pazienti, capaci di intendere e non al fine di prevenire che questi possano causare danni o subirne. Tale obbligo ex art. 1374 c.c. va adempiuto sempre e comunque, e non solo per evitare i suicidi, ma è necessario per prevenire qualsiasi tipo di rischio incombente.

Tale sentenza appare rilevante in quanto principalmente ribadisce che la tutela della "salute come fondamentale diritto dell'individuo" sancita dalla Costituzione, non si esaurisce nella mera prestazione delle cure medico-specialistiche, ma include anche la protezione dei pazienti destinatari dell'assistenza sanitaria.

In secondo luogo perchè la sentenza ha voluto specificare come la responsabilità civile della struttura sanitaria tenuta alla sorveglianza di una persona incapace, la quale abbia cagionato danni a sè o a terzi, deriva dall'art. 2047 c.c. che da luogo ad una responsabilità direttta di coloro che sono tenuti alla sua sorveglianza, per inosservanza dell'obbligo di custodia, ponendo a carico degli stessi una presunzione di responsabilità, che può essere vinta solo dalla prova di non aver potuto impedire il fatto malgrado il diligente esercizio della sorveglianza prestata.


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Avv. Paolo Gatti - Udine (UD)

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Avvocati / Civile

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