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Il regime IVA delle lavorazioni intracomunitarie

Anche l'Italia si è adeguata alla direttiva CE in materia di IVA sulle lavorazioni di beni intracomunitarie

Il regime IVA delle lavorazioni intracomunitarie - Anche l'Italia si è adeguata alla direttiva CE in materia di IVA sulle lavorazioni di beni intracomunitarie

L'art. 13 della L. n. 115 del 29 luglio 2015 (legge Europea 2014), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 178 del 3 agosto 2015 e in vigore dal 18 agosto 2015, ha modificato gli artt. 38 e 41 del D.L. n. 331/1993 nella parte che riguarda i trasferimenti di beni in ambito comunitario (dall’Italia verso Paesi UE e viceversa) a titolo non traslativo della proprietà ma, per esempio, per lavorazione. 

Con tale norma, anche l'Italia si è adeguata alla direttiva 2006/112/CE, la quale prevede che nell'ambito delle lavorazioni intraUE con movimentazione dei beni da un paese membro verso un altro Paese UE, al termine della prestazione resa dal terzista comunitario, i beni devono rientrare nello stato membro del committente. 

Si evidenziano di seguito le differenze prima e dopo la modifica. 

1.     BENI TRASPORTATI IN ITALIA DA UN ALTRO PAESE UE PER LAVORAZIONE 

Disciplina previgente 

Come noto l'art. 38 c. 5 del D.L. n.331/1993 individua una serie di fattispecie non riconducibili alla categoria degli acquisti intraUE. 

In particolare la previgente versione della lettera a) dello stesso comma 5 disponeva che non costituiscono acquisti intraUE, tra l'altro, i beni trasportati in Italia per conto di un soggetto comunitario oggetto di lavorazione e successivamente restituiti al committente nello stato di provenienza o per suo conto in un altro Stato UE e fuori del territorio comunitario. 

Risultava, quindi, irrilevante la successiva destinazione dei beni dopo essere stati lavorati. 

Infatti gli stessi potevano essere indifferentemente inviati nello stato di origine o in altro Stato (UE o extraUE). 

In pratica, il regime sospensivo era riconosciuto anche ai beni che, dopo la lavorazione in Italia, erano inviati in uno stato membro diverso da quello da cui i beni erano stati originariamente spediti. 

Nuova disciplina 

Ora l'art. 13 c. 1, lett. a) della L. n. 115/2015, al fine di allineare la normativa nazionale a quella comunitaria, prevede la soppressione, al citato art. 38 c.5 lett. a) del D.L. n. 331/1993, delle parole "o per suo conto in altro Stato membro ovvero fuori del territorio della Comunità”. 

Di conseguenza se i beni lavorati da un terzista italiano non rientrano nello Stato membro del committente UE, ne consegue che per tale operatore comunitario si configura un acquisto intraUe di beni in Italia, per il quale si rende necessario il possesso di una posizione Iva italiana (direttamente o per il tramite di un rappresentante fiscale in Italia), per assolvere, in qualità di debitore, l'imposta relativa alla nuova operazione venutasi a generare per l'omesso trasferimento dei beni lavorati nel Paese del committente. 

Il terzista italiano effettua un'operazione non soggetta a Iva ai sensi dell'art.7-ter c. 1, lett. a) del D.P.R. n.633/1972 nei confronti del committente soggetto passivo, stabilito in un altro Paese membro. In pratica, la disciplina della lavorazione non è influenzata dal trattamento Iva dei movimenti intracomunitari di beni a scopo di lavorazione. 

Il terzista italiano deve eseguire le annotazioni nel registro dei beni in lavorazione, da tenersi, ai sensi dell’art. 50 del D.L. n. 331/1993, sia al momento della ricezione dei beni in conto lavorazione sia, successivamente, al momento della consegna dei beni lavorati. Inoltre, deve presentare il modello Intra1-quater per la lavorazione e, se tenuto alla periodicità mensile, il modello Intra2-bis, al momento della ricezione, e il modello Intra1-bis, alla restituzione dei medesimi, compilando in entrambi i casi solo la parte rilevante ai fini statistici. 

2.     BENI TRASPORTATI DALL'ITALIA IN UN ALTRO PAESE UE PER LAVORAZIONE 

Disciplina previgente 

Come noto, l'art. 41 c. 3 del D.L. n. 331/1993 escludeva dalle cessioni intraUE assimilate, di cui al comma 2, lettera c), l'invio dei beni in altro stato UE oggetto di lavorazione, prescindendo dal luogo di invio dei beni al termine della lavorazione. 

Quindi risultava irrilevante la successiva destinazione dei beni lavorati. 

Nuova disciplina 

L'art. 13, c. 1, lett. b) della L. n.115/2015 ha modificato il comma 3 del citato art. 41 del D.L. n. 331/1993. 

In particolare non rientrano tra le cessioni IntraUE i trasferimenti in altro stato UE di beni oggetto di lavorazione soltanto a condizione che i beni stessi siano successivamente trasportati o spediti in Italia al committente soggetto passivo

Il committente italiano deve: 

·         annotare i beni spediti nel registro dei beni in lavorazione ex art. 50, c.5 del D.L. n. 331/1993, sia al momento della consegna dei beni per la lavorazione sia al momento della successiva restituzione dei beni lavorati; 

·         integrare la fattura del prestatore comunitario, relativa alla lavorazione, con l'indicazione dell'imponibile e dell'imposta e annotare la stessa nel registro delle fatture emesse e in quello degli acquisti; 

·         presentare il modello Intra2-quater per la lavorazione e, se tenuto alla periodicità mensile, il modello Intra1-bis, al momento della consegna dei beni da lavorare, e il modello Intra2-bis, alla restituzione dei medesimi, compilando in entrambi i casi solo la parte rilevante ai fini statistici. 

Nel caso in cui i beni oggetto della lavorazione siano restituiti al committente italiano, ma con trasporto o spedizione degli stessi in un altro stato UE o extraUE, non può più trovare applicazione il regime di sospensione di cui all'art. 41, c. 3 del D.L. n. 331/93. 

Conseguentemente per il committente italiano l’invio dei beni nello stato UE del prestatore si configura come una cessione intraUE di beni assimilata, che impone allo stesso l'applicazione dell'Iva all'acquisto intraUE, realizzato nello Stato UE nel quale avviene la lavorazione. 

L’operatore italiano, in tale caso, dovrà identificarsi nello Stato UE del prestatore, aprendo una posizione IVA in tale paese, ed emettere una fattura non imponibile, ai sensi dell’art. 41 del D.L. n. 331/1993 verso la propria partita IVA comunitaria, che registrerà la stessa in reverse charge ed eseguirà tutti gli adempimenti fiscali collegati. 

Il successivo trasporto/spedizione dei beni lavorati in un altro Stato UE o extraUE configurano una cessione intraUE di beni o una esportazione dallo Stato di lavorazione. 

 

Qualora i beni lavorati siano ceduti ad un acquirente comunitario non privato del medesimo Paese in cui sono stati oggetto di lavorazione, si configura una cessione interna, per la quale deve essere emessa fattura in inversione contabile (c.d. reverse charge) dal committente italiano con indicazione della posizione IVA acquisita nello Stato UE di lavorazione.

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1 Commento

Vania Molon

07/12/2015 10:33

L'articolo a mio avviso è scritto molto bene. Ben schematizzato e chiaro sotto i vari aspetti. Complimenti!

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In risposta al commento di Vania Molon

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