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Violenza domestica

1 - Aspetti generali 2- Violenza domestica

Violenza domestica - 1 - Aspetti generali 2- Violenza domestica

1- Aspetti generali - La famiglia ha da sempre avuto un ruolo fondamentale nella nostra società civile che la colloca come organismo inermedio fra il singolo e lo Stato. La Costituzione si occupa espressamente della famiglia negli artt. 29-41 e viene tipizzata come “società naturale” (art. 29 co. 1), ove il termine società non ha un significato tecnico, ma è utilizzato come sinonimo di “forma di organizzazione della convivenza umana”. Il concetto di famiglia trova ampio riconoscimento nel nostro Codice Civile e anche in importanti documenti internazionali: Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (art. 16 co. 3); nella Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (art. 8). Nel diritto penale il delitto <<contro l'ordine delle famiglie>> trae origine da Filangieri nella “Scienza della Legislazione” e si diffonde pian piano nei codici preunitari, fino alle legislazioni attuali. Il codice penale si occupa ampiamente dei reati contro la famiglia: dai delitti contro il matrimonio (bigamia art. 556 c.p.; induzione al matrimonio art. 558 c.p.); ai delitti contro la morale familiare (incesto art. 564 c.p.; attentati alla morale familiare commessi col mezzo della stampa periodica art. 565 c.p.); dai delitti contro lo stato di famiglia (supposizione o soppressione di stato art. 566 c.p.; alterazione di stato art. 567 c.p.; occultamento di stato art. 568 c.p.); ai delitti contro l'assistenza familiare (violazione degli obblighi di assistenza familiare art. 570 c.p.; abuso dei mezzi di correzione art. 571 c.p.; maltrattamenti in famiglia art. 572 c.p.; sottrazione consensuale di minorenni e di persone incapaci artt. 573 e 574 c.p.).  

 

2 - Violenza Domestica - Per violenza domestica si intende uno o più atti gravi reiterati, ovvero non episodici, di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all'interno della famiglia o del nucleo familiare o tra persone legate, attualmente o in passato, da un vincolo di matrimonio o da una relazione affettiva, indipendentemente dal fatto che l'autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima. Dalla lettura dell'art. 572 c.p. (maltrattamenti contro familiari e conviventi) con l'art. 2 Cost. se ne percepisce il reale intento, in quanto la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo e sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, infatti lo scopo della norma è quello di tutela della famiglia, mentre il danno alla persona offesa viene, causato dal maltrattamento solo in via indiretta, attraverso lo stravolgimento dell'ambiente nel quale la stessa persona deve condurre la sua vita. Quindi l'inserimento del reato nel titolo relativo ai delitti contro la famiglia costituisce un'anticipazione del disegno costituzionale che assegna alla famiglia il compito specifico di formare e di consentire di affermare la personalità e lo sviluppo ai suoi membri nei rapporti familiari: ruolo che tradisce chi invece di rispettare ed assistere un membro della famiglia lo maltratta. Chi commette ripetutamente azioni violente fra le mura domestiche di solito ha un unico obiettivo: desidera porre la sua vittima in uno stato di “sudditanza” perché vuole sentirsi potente e perché esercitare azioni di comando e di controllo su un membro della famiglia lo fa sentire appagato e sicuro di sé. Chi abusa: controlla i movimenti, i progetti e le attività della vittima generando isolamento sociale; per generare la paura spesso distrugge cose e oggetti ai quali la vittima tiene particolarmente e se ci sono animali in casa prenderà di mira anche loro; in situazioni sociali, come nei locali pubblici o in ambienti all'aperto frequentati da altre persone, l'abusante cerca in tutti i modi di umiliare pubblicamente la vittima; spesso le violenze fisiche minacce verbali, parole che hanno un forte senso dispregiativo finalizzate a far sentire la vittima "invisibile" e che portano a ridurre l'autostima; se la vittima lavora e gode di una certa autonomia cerca in tutti i modi di ostacolare la sua serenità nei rapporti di lavoro; rinforza nella vittima comportamenti servili ripetendole che lui è la persona che comanda nel nucleo e che per questo deve essere sempre rispettato; l'abusante usa i figli per raggiungere i suoi scopi minacciando di portarli via qualora la vittima manifestasse la volontà di lasciare la casa. Elemento indispensabile per la realizzazione del reato è il rapporto di soggezione che deve legare le parti all'interno della famiglia, infatti è proprio il ruolo dei soggetti, all'interno del tipo di rapporto che li unisce che costituisce il requisito caratteristico della condotta criminosa. Nell'ottica delle previsioni della norma il concetto di famiglia non si limita alla famiglia legittima, ma si estende agli affini e ai conviventi more uxorio. Il reato p.e p. dall'art. 572 c.p. è sicuramente doloso, infatti come si legge nella Relazione del Presidente della Commissione Ministeriale sul Progetto del Codice Penale “l'elemento psicologico del delitto deve essere caratterizzato dalla volontà di commettere maltrattamenti per mera malvagità”. Uscire da questo problema è possibile, prima di tutto la vittima deve rendersi conto che quello che sta accadendo fra le mura domestiche non è la normalità ma è un reato. Si tratta di un reato procedibile d'ufficio.

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