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Bail in: cosa rischiano i risparmiatori?

Lo strumento del salvataggio interno delle banche, in vigore dal prossimo 1° gennaio, pone interrogativi importanti a correntisti e azionisti

Bail in: cosa rischiano i risparmiatori? - Lo strumento del salvataggio interno delle banche, in vigore dal prossimo 1° gennaio, pone interrogativi importanti a correntisti e azionisti

Con l’approvazione dei D.Lgs. n. 180 e 181 del 16 novembre 2015, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n. 267 del medesimo giorno, il governo italiano ha recepito nel proprio ordinamento la direttiva comunitaria 2014/59/UE (cosiddetta BRRD - Bank Recovery and Resolution Directive), che detta un nuovo meccanismo di risanamento e di risoluzione delle crisi bancarie.
La Banca d’Italia, designata quale autorità indipendente per la gestione della risoluzione di crisi degli istituti di credito in difficoltà, può attivare una serie di misure per risolvere una crisi bancaria:
1. vendere una parte dell'attività della banca ad un acquirente privato
2. trasferire temporaneamente le attività e passività a un’entità (bridge bank) costituita e gestita dalle autorità per proseguire le funzioni più importanti, in vista di una successiva vendita sul mercato;
3. trasferire le attività deteriorate a un veicolo (bad bank) che ne gestisca la liquidazione in tempi ragionevoli;
4. applicare il bail-in, ossia svalutare azioni e crediti e convertirli in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in difficoltà o una nuova entità che ne continui le funzioni essenziali.

Tra gli strumenti di risoluzione, oggetto di particolare interesse sulla stampa specializzata è stato il cosiddetto bail in, la cui traduzione letterale significa salvataggio interno, introdotto dall’art. 39 c. 1 del D.Lgs. n. 180/2015, il quale prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2016, in caso di crisi di un istituto di credito (ad es., una banca), gli azionisti e i creditori dell’ente creditizio si debbano far carico, seppur in parte, delle perdite, contribuendone così al suo “salvataggio”.
Atrraverso il bail in, che rappresenta quindi l’ultimo tentativo di risoluzione della crisi di una banca, anche gli azionisti e i creditori potranno essere chiamati a contribuire al ripianamento del deficit bancario, secondo una precisa gerarchia individuata dall’art. 51 del D.Lgs. n. 180/2015, la cui logica prevede che chi investe in strumenti finanziari più rischiosi sostenga prima degli altri le eventuali perdite o la conversione in azioni. Solo dopo aver esaurito tutte le risorse della categoria più rischiosa si passa alla categoria successiva.
Possiamo sintetizzare tale gerarchia, secondo un ordine decrescente di rischio:
1.gli azionisti o detentori di altri strumenti rappresentativi di partecipazione al capitale sociale;
2.gli altri creditori subordinati (ad es, obbligazionisti subordinati);
3. i creditori chirografari (ad es. obbligazionisti senior);
4. le grandi imprese titolari di depositi per l’importo eccedente i 100.000 euro;
5. le persone fisiche e le piccole e medie imprese titolari di depositi per l’importo eccedente i 100.000 euro;
6. il fondo di garanzia dei depositi, che contribuisce al bail-in al posto dei depositanti protetti.
Soltanto dopo che i soggetti sopra indicati avranno coperto le perdite per un importo non inferiore all’8% delle passività totali della banca, sarà possibile l’intervento dello Stato nel piano di risanamento (ossia il cosiddetto bail-out): il principale obiettivo del bail-in è infatti proprio quello di evitare che il costo del default bancario ricada sull'intera collettività. 

Si elencano quindi le principali passività escluse dall’applicazione del bail-in:
1. depositi di ammontare non eccedente i 100.000 euro;
2. passività garantite (ad es., obbligazioni garantite);
3. qualsiasi passività derivante dal fatto che la banca detiene attività o liquidità per conto del cliente (ad es., valori e oggetti depositati nelle cassette di sicurezza). 

Con l'approssimarsi del nuovo anno, è opportuno valutare la solidità finanziaria della banca di cui si è correntisti o di cui si detengono azioni o altri titoli di proprietà e di informarsi preventivamente, attraverso una approfondita lettura del prospetto informativo che deve essere obbligatoriamente fornito dall'istituto di credito, sull’applicabilità o meno del bail-in agli strumenti finanziari che si andranno a sottoscrivere. 
 

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Dott. Michele Tomasi - Arzignano (VI)

Dott. Michele Tomasi

Commercialisti, Ragionieri ed Esperti contabili / Commercialisti

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