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Consulenza psicologica

La Rieducazione del DSA

Princìpi di base per la Rieducazione del DSA

La Rieducazione del DSA - Princìpi di base per la Rieducazione del DSA

La Rieducazione del DSA è un percorso che deve accompagnare il bambino o il ragazzo nel suo percorso scolastico.  Lo specialista che lo seguirà deve essere uno Psicologo, che, a sua volta, abbia compiuto un percorso specifico, appunto, su questo Disturbo dell’Apprendimento. E sarà in contatto con la Scuola: con gli Insegnanti e con tutte le Istituzioni che a questa fanno capo. Il DSA si può manifestare: con difficoltà della scrittura, o difficoltà della lettura, o difficoltà del calcolo matematico, o anche con  la presenza  di due o tre delle suddette difficoltà  nello stesso soggetto. Ho descritto nel precedente articolo la prassi da seguire per la Prima Diagnosi Certificata del DSA. Esistono le Linee Guida per il Trattamento del DSA. Cui si rimanda come punto di riferimento. Quel che io voglio sottolineare, qui, è che la Rieducazione del DSA non deve mai cadere nel tecnicismo, avendo cura, cioè, che le tecniche di rieducazione non vengano estenuate durante il lavoro col bambino o ragazzo.  

Quindi: 1. Occorre tenere in grande considerazione le capacità del bambino,  e il settore del sapere, le discipline cioè, in cui ha maggiori facilità e capacità. 2. Le sue difficoltà vanno pensate all’interno della totalità della sua persona, quindi gestite in funzione delle sue dinamiche interne. Insomma non ci si polarizzerà sulle difficoltà. 3. Il principio da cui si deve partire è il rispetto e la coltivazione dell’Autostima da parte della Persona che stiamo trattando. Fermi restando questi princìpi di fondo, di volta in volta il Professionista deve adattare, seduta per seduta, il proprio programma di rieducazione del DSA in funzione di quella specifica personalità che ha davanti a sé, e con cui sta lavorando. Non possono e non devono esservi modelli stereotipati, da applicare cioè in modo indiscriminato su tutti i soggetti. E, ripeto, il principio che mai si perderà di vista deve essere l’incremento dell’autostima nel bambino, o ragazzo.  Questo non deve essere un puro e semplice assunto teorico, ma proprio la linea guida personale che pilota i singoli incontri  del professionista col portatore del DSA. 

Vi sono punti chiave, nel DSA: le Categorie Spazio/Tempo, la Classificazione, l’Organizzazione. E su queste si deve lavorare molto. Il bambino, o ragazzo, deve conoscere la suddivisione del tempo: il calendario, proprio inteso come suddivisione dell’anno solare in stagioni, mesi, giorni; deve conoscere lo strumento “orologio”, deve muoversi con disinvoltura rispetto a nozioni quali “prima”, “dopo”, “ora”, “tra 20anni”, “!0 anni fa”, “ieri” “dopodomani”, “il giorno prima del giorno dopo”, ecc. Parimenti, rispetto allo spazio: sinistra, destra, prima a sinistra, poi a destra, est, ovest, ecc. L’uso delle carte geografiche, delle mappe è importantissimo, così come la creazione di piante topografiche (la qualità del disegno, ovviamente, non conta, pur se l’ordine deve essere ritenuto importante). Ma anche i “vissuti corporei”: esercizi, cioè, psicomotori, comunque ginnici (e non atletici) che favoriscano le capacità di apprendimento delle categorie spaziali. Il che dovrebbe essere proposto sotto forma di gioco, per esempio con la palla, oppure col “twister”, oppure con i cerchi, ecc. Per i più grandi, i giochi da tavolo sono molto utili: il “master mind” per esempio, piuttosto che “X”, perché no? la battaglia navale, ecc. Il gioco dovrebbe essere sempre il veicolo con cui attivare questo tipo di rieducazione spazio/temporale. E i giochi possono essere, di volta in volta, inventati in corso lavoro, captando le sensibilità, le motivazioni, la ludicità del bambino o ragazzo. Ovviamente, il disegno è strumento privilegiato. Grande successo ha, in genere, la narrazione di storie inventate, la cui sintesi può essere riproposta in un disegno: l’importanza di quest’ultimo percorso risiede nella capacità di sintesi e di organizzazione, nonché di impaginazione, che ne emergerà. La narrazione di storie inventate, magari a due voci (un “dialogo” con lo Psicologo, che inizia, continua, ma mai terminerà la trama narrativa) ha un’evidente utilità sia nella capacità espositiva del bambino o ragazzo, sia nella “rappresentazione” di sé.  Le Classificazioni, per tornare all’elenco più su proposto, sono importanti per la capacità di suddivisione degli elementi a seconda delle categorie di appartenenza. E’ proprio una attività tassonomica che il bambino o ragazzo deve imparare in funzione di una capacità organizzativa. Oltre al fatto che ci sono discipline in cui tale capacità si presenta come indispensabile premessa per la comprensione di base della materia stessa da studiare: la botanica, la zoologia, l’astronomia, per esempio, ma anche l’Analisi Logica e Grammaticale. Ma, in fondo, le capacità tassonomiche sono indispensabili in generale. Da cui deriva, e verso cui anche va, la capacità di Organizzazione , la strumentazione proprio: riferita alla manualità personale, all’organizzazione dei quaderni e del diario, l’uso delle penne e dei colori,  la gestione della cartella, la sua scrittura. La tassonomia, la capacità/necessità classificatoria, se utile, non deve comunque essere estenuata, ma messa al servizio della creatività e delle capacità speculative del bambino o ragazzo. 

Ecco questi sono princìpi di base rispetto alla Rieducazione del DSA, in questo caso secondo l’angolazione “spazio/tempo”, “capacità classificatoria”, “organizzazione personale”, elementi basici e basilari in questo specifico disturbo dell’apprendimento. Nel prossimo articolo ci dedicheremo più specificamente al “problem solving”.

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