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Diritto comunitario

Diritto di famiglia e diritto alla vita familiare

Giudici precursori a confronto con legislatori in mora. Diritto e Rovescio sulle unioni civili

Diritto di famiglia e diritto alla vita familiare - Giudici precursori a confronto con legislatori in mora. Diritto e Rovescio sulle unioni civili

La famiglia,  istituzione unitaria secondo il tradizionale modello di unione fondato sul coniugio, da sempre è stata unico referente per il Legislatore nell’ emanazione di una seria di riforme nell’ultimo trentennio (da quella epocale L. n. 151/75, al  D. lgs. n. 154/2013 e sino  al D.lgs. n. 55/2015). Nel contempo, i Giudici sovranazionali e nazionali hanno registrato, in anticipo al Legislatore, un’evoluzione della realtà sociale, ponendo le basi del nuovo diritto alla vita familiare. Invero, sin dal 1997, la Corte Europea dei diritti dell’Uomo, sulla base del combinato disposto degli articoli 8 ,9 e 12 della Convenzione CEDU ha accolto con estrema chiarezza il concetto di vita familiare non più limitato alle sole famiglie fondate sul matrimonio ma comprensivo di altre realtà di fatto. I Giudici Europei hanno indicati dei parametri “Per determinare se una relazione costituisca vita familiare può esser utile tener conto di alcuni elementi, quale il fatto se i membri della coppia vivono insieme e da quanto tempo, se abbiano avuto figli, in modo naturale o in altro modo, prova del loro impegno reciproco” (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo 22 aprile 1997 n. 21830).

Si sono susseguite, nel tempo, numerose pronunce sul riconoscimento del diritto familaire ad unioni diverse dalla tradizionale famiglia ed anche alle coppie omosessuali con una stabile relazione di fatto (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo 24 giugno 2010 n. 30141). Sulla stessa scia, si è giunti alla sentenza del 7 novembre 2013 n. 29381, in cui i Giudici hanno ritenuto violazione del diritto alla vita familiare e del divieto di ogni discriminazione l’assoluta impossibilità per coppie dello stesso sesso di accedere alle unioni civili, nel momento in cui  gli Stati, pur non essendo obbligati ad adottare norme sul riconoscimento delle unioni omosessuali, decidessero di emanare una legge sulle unioni civili per coppie eterosessuali con contestuale esclusione di coppie dello stesso sesso. La progressiva apertura alla nuova nozione di vita familiare a tutti i rapporti di convivenza è riscontrabile anche nelle decisione della Corte di Giustizia delle Comunità Europee, sulla base dell’art. 9 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, il quale menzione il diritto di sposarsi e di costituire una famiglia, diritti garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio. Il Presidium della Convenzione Europea spiega che la formulazione dell’articolo 9 “è stata aggiornata al fine di disciplinare i casi in cui le legislazioni nazionali riconoscono modi diversi dal matrimonio per costituire una famiglia. L'articolo non vieta né impone la concessione dello status matrimoniale a unioni tra persone dello stesso sesso. Questo diritto è pertanto simile a quello previsto dalla CEDU, ma la sua portata può essere più estesa qualora la legislazione nazionale lo preveda”.

Nel nostro ordinamento interno, l’art. 2 della Costituzione statuisce l’inviolabilità dei diritti dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali, ove si svolge la sua personalità. Ne consegue che nelle formazioni sociali ex art. 2 Cost possono essere incluse le unioni di fatto anche omosessuali “intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso cui spetta l’inviolabile diritto di vivere liberamente una condizione di coppia”. Fermo il riconoscimento di tale inviolabile  diritto, spetterebbe al Parlamento non tanto il potere di riconoscere o meno tale formazioni  già garantita a livello costituzionale, ma definire le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni di fatto con un pari trattamento già riservato alla coppia coniugata. Principio che la Corte Costituzionale ha sancito nella sentenza n. 138 del 2010, pur negando fondamento costituzionale al riconoscimento del diritto al matrimonio di persone dello stesso sesso. La Suprema Corte di Cassazione nella sentenza del 15 marzo 2010 n. 4184, dopo una ricostruzione dell’assetto normativo e giurisprudenziale nazionale ed internazionale,  rafforza in Italia il nuovo diritto alla vita familiare con contestuale esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia con diritto alla tutela giurisdizionale e ad un trattamento omogeneo a quello assicurato alla coppia coniugata. 

Pare inevitabile, sotto il profilo giuridico, il punto d’arrivo del recente dibattito, senza in alcun modo scalfire valori tradizionale della famigliasalvaguardando le diversità di opinioni nel Diritto e non nel Rovescio. 

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L'autore Ŕ esperto in
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