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Condanna nulla se la P.O. si rende irreperibile

Art. 512 cpp: va riformata la sentenza di condanna basata solo sulla dichiarazione della p.o. che non può essere contro-interrogata a dibattimento

Condanna nulla se la P.O. si rende irreperibile - Art. 512 cpp: va riformata la sentenza di condanna basata solo sulla dichiarazione della p.o. che non può essere contro-interrogata a dibattimento

Il Tribunale di Gorizia condannava P.C. alla pena di anni uno mesi 4 di reclusione ed € 400 di multa per il reato di cui all'art. 640 cp in danno della p.o. F.M. perché con artifici e raggiri induceva quest'ultimo in errore procurandosi un ingiusto profitto di € 600 con pari danno per la p.o.
In particolare, secondo la prospettazione accusatoria, il 13.05.2008 P.C. mostrava e offriva al FM. n.4 telefoni cellulari contenuti in un sacchetto al prezzo di € 600 e, ricevuta la somma in contanti, consegnava al FM lo stesso sacchetto di plastica contenente però 1 borsello e 2 confezioni succhi di frutta. Infine si allontanava prima che il FM si accorgesse del raggiro.
Dalle risultanze dibattimentali emergeva che la p.o., per assicurarsi della funzionalità dei cellulari, si faceva chiamare attraverso gli stessi sulla sua utenza telefonica e, nel contempo, memorizzava la targa dell'autovettura in cui si trovavano i telefoni cellulari offerti per la vendita. In caserma, svolte le attività di indagine, risultava che l'autovettura era di proprietà di un cittadino napoletano e che qualche mese prima veniva controllata con a bordo una persona di nome PC denunciato per fatti analoghi. Seguono, dapprima, la formazione di un fascicolo fotografico, successivamente il riconoscimento dell'imputato da parte della p.o.,FM.
Acquisita quoad probationem, ai sensi dell'art 512 cpp, la querela di FM per irreperibilità della p.o., il Tribunale dichiarava chiuso il dibattimento e, dopo le conclusioni delle parti, emetteva sentenza di condanna.
Si proponeva appello avverso la sentenza rappresentando come la condanna fosse basata essenzialmente sulle dichiarazioni contenute nella querela acquisita ex art 512 cpp fatte da persona che l'imputato non era stato in grado di contro-interrogare in dibattimento. Difatti, esclusa dal quadro probatorio la querela della p.o., sarebbe stato sicuramente impensabile condannare il P.C con meri atti di indagine, rappresentati dal verbale di riconoscimento fotografico e dal pregresso controllo di un autovettura.
Ciò che appare significativo è il richiamo che la Corte di Appello di Trieste fa alla giurisprudenza della Corte EDU del 15.12.2011, Al Kawaya/ Regno Unito. Chiaro risulta il principio di diritto secondo cui “una sentenza di condanna che si basi unicamente o in misura determinante su dichiarazioni rese in fase di indagine da persona che l'imputato non è stato in grado di interrogare o fare interrogare nel corso del dibattimento rappresenta una violazione dell'art 6 della Convenzione edu, se il pregiudizio così arrecato al diritto di difesa non sia controbilanciato da solide garanzie procedurali, in grado di assicurare l'equità del processo nel suo insieme”.
La Corte distrettuale triestina, ritenendo assolutamente determinanti ai fini della condanna le dichiarazioni rese in fase di indagine da straniero che ha fatto perdere le proprie tracce, in riforma della sentenza di condanna ed accogliendo in toto la tesi difensiva, mandava assolto il PC. per non aver commesso il fatto.
Non sono molte -a quanto ci risulta- le pronunce di merito di questo tenore che riconoscono nella loro pienezza i diritti della difesa. La nostra Costituzione ne impone il rispetto (a molti questo sembrerà un'ovvietà) ma l'indirizzo dettato dalla CEDU non appare superfluo. Del rispetto delle regole va dato atto ai Giudici triestini.
Avv. Cesare Amodio

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