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Counseling

Mutismo (selettivo) o timidezza?

Bambini che non parlano a scuola ma parlano a casa. Spesso li si considera "solo" timidi e se invece non fosse così? NON sempre il silenzio è d'oro

Mutismo (selettivo) o timidezza? - Bambini che non parlano a scuola ma parlano a casa. Spesso li si considera "solo" timidi e se invece non fosse così? NON sempre il silenzio è d'oro

Martina è una bambina di 5 anni. Ha grandi occhi marroni con ciglia lunghissime, corti riccioli scuri, un sorriso che la illumina tutta, disegnandole una piccola fossetta solo sulla guancia destra, ama cantare e ballare. All’asilo però non lo sanno. Per loro Martina è una bambina timida, molto timida, forse troppo. Talmente timida che non l’hanno mai vista giocare e, pensandoci bene, non l’hanno mai vista fare null’altro che stare seduta al suo posto, composta, senza disturbare mai. Martina all’asilo non ha mai parlato con nessuno.
Difficoltà come quelle vissute da Martina non sono semplici capricci da ragazzi, non sono sfide al mondo adulto, non sono attestazioni di abuso familiare e non sono sintomi di malattia, però neppure  si tratta di semplice timidezza, si tratta invece della condizione che riguarda chi soffre di mutismo selettivo, (in passato noto come mutismo elettivo) un disturbo dell'ansia infantile caratterizzato dall’incapacità del bambino di parlare in varie situazioni sociali.

Nonostante si convenga che sia necessaria una ricerca più approfondita per provare che nel mutismo selettivo vi sono fattori neurobiologici e forse genetici, la base biologica è già stata delineata (studi più recenti concordano su un’ipotesi multifattoriale -Sharon et al 2006, Freeman et al 2004- ), il che ha consentito di formulare interventi e trattamenti che hanno determinato progressi significativi.

Secondo il DSM V, i criteri diagnostici per individuare un bambino selettivamente muto sono:

- Il bambino non parla in determinati luoghi, come la scuola o altre situazioni sociali.
- Il bambino parla normalmente nelle situazioni in cui si trova a suo agio, come nella propria casa. (NOTA: Sebbene alcuni bambini possano essere muti anche in casa)
- L'incapacità del bambino di parlare interferisce con la sua capacità di "funzionare" nel contesto scolastico e/o nelle situazioni sociali.
- Il mutismo dura da almeno un mese.
- Non sono presenti disturbi della comunicazione (come la balbuzie) e altri disturbi mentali (come autismo, schizofrenia, ritardo mentale).

Questi bambini hanno dunque un grande desiderio di parlare in tutte le situazioni, ma non riescono a farlo. Possono aver paura di parlare o di interrompere l'abitudine di non parlare, oppure possono sentirsi imbarazzati a parlare perché non sanno quale sarà la reazione da parte delle altre persone, accade perciò che la maggioranza di loro escogiti un modo efficace di comunicare non verbalmente, per esempio indicando, sorridendo, facendo cenni con la testa, scrivendo etc. In altre parole sostituendo il linguaggio verbale con quello NON verbale (sono osservabili gradi diversi di uso della comunicazione non verbale, il che rende i bambini muto selettivi anche molto diversi tra loro).

Avvalersi del linguaggio non verbale per comunicare dimostra però, ancora una volta, che in effetti questi bambini vogliono parlare, ma sono ansiosi al punto da bloccarsi anche fisicamente, soprattutto quando l'attenzione è rivolta verso di loro. In tali casi molti di loro girano la testa altrove, si toccano i capelli, guardano a terra, abbassano la testa, si nascondono in un angolo, si succhiano le mani, trovano qualcosa con cui giocherellare, si comportano come se ignorassero l'altro, ma si tratta di segnali che NON indicano indifferenza o rifiuto, in realtà i bambini sono così ansiosi ed impauriti che, come spiegano loro stessi, le parole si fermano in gola e non vogliono proprio uscire. Si parla proprio di inibizione comportamentale, dove il ritiro fisico e verbale aiuta il bambino a difendersi dalle sue paure.

Perciò ribadiamolo, i bambini muto selettivi:

Non stanno assumendo un comportamento intenzionale, oppositivo o caparbio.
Non cercano di "attirare l'attenzione".
Non cercano di tenere la situazione "sotto controllo".
Non sono muti a causa di deficit di apprendimento, di autismo, di gravi disturbi dell'età evolutiva, di disturbi comportamentali, di disturbi della comunicazione ecc. (sebbene questo non significhi che un altro disturbo non possa verificarsi contemporaneamente al Mutismo Selettivo, ma non ne è la causa).

Il fenomeno del mutismo selettivo è poco conosciuto poiché si crede che si verifichi raramente (7 bambini su 1000), seppure di fatto, non essendoci una corretta individuazione, tale percentuale possa dirsi molto relativa perché, non essendo il mutismo selettivo un disturbo comportamentale è più difficile che arrivi alla segnalazione dei centri di salute mentale, come la neuropsichiatria infantile e o il servizio di psicologia dell’età evolutiva. I bambini con mutismo selettivo hanno, nella maggioranza dei casi, dei tratti tipici che diversi autori hanno riportato nelle loro descrizioni di casi studiati: spina dorsale diritta con la testa e le spalle lievemente curvate in avanti, uno sguardo evasivo abbassato, braccia irrigidite stese lungo il corpo, sguardo fisso nel vuoto.

Quasi tutte le descrizioni fanno riferimento alla timidezza, all'inibizione o all'ansia, perciò volendo inappropriatamente parlare di timidezza, potremmo dire che se si confrontano i bambini tipicamente timidi con quelli selettivamente muti, questi ultimi sono al lato estremo dello spettro della timidezza, al punto che quando si trovano in presenza di estranei o in condizioni ambientali stressanti, come ad esempio nei contesti rumorosi, esibiscono una reazione che li coinvolge sia nella mimica e sia nella parola.

Si tratta di bambini che possono imparare a gestire gli aspetti più invalidanti dell’ansia, occorre però che siano aiutati in modo corretto, attraverso la collaborazione degli adulti che entrano in contatto con loro, soprattutto e, prima di tutto, nell’ambito scolastico, già a partire dal periodo dell’infanzia.

Le scuole dell’infanzia sono fondamentali per i riconoscimento e l’intervento diretto alla risoluzione del mutismo selettivo, poiché esso compare prima dei 5 anni di età (i primi sintomi compaiono tra 1 e 3 anni), ed una individuazione precoce consente di avere molte più occasioni di “sblocco”.

Nella maggioranza dei casi invece il mutismo selettivo è riconosciuto in modo chiaro solo dopo i 5 anni, perché prima dell’accesso alle aule scolastiche gli adulti non notano alcun problema significativo, in quanto il bambino in casa parla normalmente e se rimane silenzioso, oppure ha un atteggiamento riservato in presenza di adulti esterni alla famiglia, raramente si valuta ciò come anormale o allarmante.

Quando i bambini muto selettivi iniziano la scuola materna o la scuola elementare entrano in contesti in  cui ci si aspetta che usino il linguaggio verbale e perciò la loro ansia cresce a dismisura, lì si chiede di corrispondere a prestazioni di socializzazione e a competenze di apprendimento verificate secondo criteri e modalità che mettono sempre in primo piano la parola, tutto questo diventa per loro un grande problema.

Il fatto che i più recenti convegni, le tavole rotonde ed i materiali diretti al mondo dell’insegnamento (inerenti i B.E.S. - Bisogni Educativi Speciali - e i P.D.P. - Piani Didattici Personalizzati) abbiano messo in evidenza in modo chiaro la necessità di informarsi (e formarsi) non solo su temi come i D.S.A. (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), ma anche su disagi come il Mutismo Selettivo, dimostra che la questione ansia  a scuola, clima emotivo e comunicazione con e tra i bambini, sono divenute centrali ed è evidente che occorrano maggiori consapevolezze e migliori strategie da usare nelle aule, al di là delle circoscritte situazioni in cui è appropriato parlare di sostegno.

Nonostante ciò è però purtroppo ancora troppo frequente che né gli insegnanti, né i pediatri, né le altre figure specialistiche, individuino e trattino correttamente il mutismo selettivo, la conseguenza è che NON essendoci provvedimenti appropriati né repentini, si verifichi sorta di “cronicizzazione”, cosa che non fa che peggiorare di gran lunga il problema, estendendone gli effetti anche nel tempo.

Esistono infatti anche giovani ed adulti muto selettivi, molti dei quali hanno rinunciato completamente ad una vita sociale al di fuori di ciò che consente il web. La comunicazione per mezzo di una tastiera e di un monitor per loro è possibile, pertanto diventa questo il solo luogo di contatto anche verbale con gli altri.

La grande carenza di conoscenza del mutismo selettivo è una grave barriera che impedisce di aiutare i soggetti muto selettivi, ma sono ancora più dannose le idee inesatte che li riguardano ed è tragicamente frequente che i genitori rischino false accuse, possibilità di diagnosi sbagliate, consigli imprecisi e fuorvianti. Quando invece tra gli adulti c'è una buona collaborazione e si mettono da parte le idee preconcette, spesso squalificanti, questi bambini hanno ottime possibilità di superare il disturbo.

Le buone pratiche messe a frutto negli anni (sia dentro che fuori i confini italiani), in cui sono attive realtà associative anche in partnership tra loro, consentono oggi di avvalersi di strumenti immediati, diretti ed efficaci per gestire le situazioni all’interno ed al di fuori delle aule scolastiche, per aiutare i bambini e le loro famiglie a “reggere”e ad uscire da questo silenzio, tornando ad una dimensione che consente ai bambini muto selettivi di essere solo bambini.

Tra le realtà associative italiane A.I.Mu.Se. (Associazione italiana Mutismo Selettivo) è una delle più dinamiche e complete. È composta prevalentemente da genitori che hanno vissuto sulla propria pelle cosa vuol dire avere un figlio muto selettivo e che per questo hanno deciso di fare qualcosa di serio, utile e continuo per favorire non solo la ricerca, ma anche le azioni concrete su tutto il territorio nazionale, affinché si sappia dell’esistenza del Mutismo Selettivo e si attuino interventi trasversali perché esso sia debellato.

Tutti, anche se non coinvolti in modo diretto, possono contribuire divulgando le corrette informazioni e parlandone, perché, come recita un noto adagio africano: per aiutare un bambino serve un intero villaggio.

 
Riferimenti bibliografici dell’articolo:

- Elisa Shipon-Blum, Comprendere il mutismo selettivo, La Meridiana, Bari 2010
- Elisa Shipon-Blum Comprendere il mutismo selettivo. Una guida per aiutare gli insegnanti a capire. - Selective Mutism Group Childhood Anxiety Network - SMGCAN@aol.com
- Emanuela Iacchia, Maria Grazia Strepparava, Psicopatologia cognitiva dello sviluppo, Raffaello Cortina Editore, Milano  2012 
- John S. Dacey e Lisa B. Fiore, Il bambino ansioso, Erickson, Trento 2002

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