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Diritto immobiliare

Lavoro a tempo determinato nella PA

Le Sezioni Unite della Cassazione fanno il punto della situazione: il contratto a tempo determinato abusivo comporta solo il risarcimento del danno

Lavoro a tempo determinato nella PA - Le Sezioni Unite della Cassazione fanno il punto della situazione: il contratto a tempo determinato abusivo comporta solo il risarcimento del danno

Le SS. UU. della Cassazione con la sentenza 5072/2016 hanno enunciato il seguente principio di diritto: "Nel regime di lavoro pubblico contrattualizzato in caso di abuso del ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato da parte di una P.A. il dipendente, che abbia subito l'illegittima precarizzazione del rapporto di impiego, ha diritto, fermo restando il divieto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato posto dall'art. 36, co. 5 d.lgs. 165/2001, al risarcimento del danno previsto dalla stessa disposizione con esonero dall'onere probatorio nella misura e nei limiti di cui all'art. 32, comma 5, l. 183 del 2010, e quindi nella misura pari ad un'indennità omnicomprensiva tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati dall'art. 8 legge 15 luglio 1966 n. 604". 

La sentenza interviene a dirimere un contrasto interpretativo dalle rilevanti ripercussioni pratiche in tema di ricorso abusivo ai contratti a tempo determinato alle dipendenze della P.A. 

Sul punto, ci si interrogava in merito al rimedio esperibile dal lavoratore: azione di conversione del rapporto di lavoro a tempo determinato in un contratto a tempo indeterminato, in analogia con quanto disposto in tema di rapporto privatizzato oppure soltanto l'azione risarcitoria? 

Nella sentenza in commento, la Corte di Cassazione tocca tre punti salienti al fine di addivenire al principio di diritto sopra riportato. 

a) Preliminarmente le SS. UU. si interrogano sulla legittimità costituzionale e comunitaria della legislazione interna in materia di lavoro a tempo determinato.  

Se infatti, è pacifico nel caso di rapporto di lavoro privatizzato è prevista, oltre al risarcimento del danno, la sanzione della conversione del contratto a termine in un omologo contratto a tempo indeterminato, in caso di violazione delle norme imperative; lo stesso non può dirsi nel caso di rapporto pubblico di lavoro.  

Sul punto la Corte Costituzionale (sent. 27 marzo 2003, n. 89 e successive) ha ritenuto che tale regime differenziato non violi gli artt. 3 e 97 Cost., nella parte in cui non prevede anche per il rapporto pubblico la conversione del rapporto a termine in un contratto a tempo indeterminato. La ragionevolezza di tale scelta da parte del legislatore interno poggia sull'assunto che in materia di pubblico impiego è richiesto il concorso pubblico, a presidio dei principi di buon andamento e imparizalità della pa, circostanza questa che verrebbe di fatto violata mediante l'automatica conversione del contratto da tempo determinato a tempo indeterminato. 

Inoltre, anche sul fronte della disciplina sovranazionale, la direttiva e l'accordo quadro in materia di rapporto di lavoro a termine non prevedono la sanzione in questione, anzi, lasciano ampio margine di discrezionalità agli stati membri. Discrezionalità che consente allo Stato anche di prevedere un regime differenziato tra pubblico e privato. 

b) La Corte sostiene che nel caso di specie è possibile solo il risarcimento del danno, argomentando ex art. 36 d.lgs. 165/2001. 

La norma non prevede a favore del lavoratore alcun effetto favorevole nel caso di violazione di norme imperative a tutela del rapporto di lavoro a termine, dunque il danno non può essere identificato con la perdita del posto di lavoro a tempo indeterminato (il che permette di escludere ulteriormente la'pplicazione della saznione della conversione), bensì con l'abusivo e quindi illegittimo ricorso a un rapporto di lavoro a termine, i cui effetti negativi il lavoratore subisce. Un vero e proprio danno da illegittima precarizzazione

"Il lavoratore a termine nel pubblico impiego, se il termine è illegittimamente apposto, perde la chance della occupazione alternativa migliore e tale è anche la connotazione intrinseca del danno, seppur più intenso, ove il termine sia illegittimo per abusiva reiterazione dei contratti". 

c) A questo punto la Corte affronta il problema più spinoso: il riparto dell'onere probatorio

Secondo la legislazione nazionale la prova del danno ricadrebbe totalmente sul lavoratore, mentre alla stregua della disciplina comuniatria ciò non sarebbe possibile. Tuttavia, prima di sollevare una questione di legittimità costituzionale, la Corte offre un'interpretazione adeguatrice: un'agevolazione della prova del lavoratore per cui questi è esonerato dall prova della misura del danno nel caso in cui lo stesso sia ricompreso tra un minimo e un massimo.  

In questo modo si introduce un vero e proprio "danno comunitario", come definito dalla Corte, che permette, in virtù della suddetta presunzione, di colmare il deficit di tutela contenuto nella disciplina nazionale. 

Una siffatta interpretazione, orientata alla compatibilità comunitaria, si giusitifica, secondo la Cassazione, alla luce delle pronunce della Corte di Giustizia Europea. Questa richiede "un'adeguata reazione dell'ordinamento che assicuri effettività alla tutela del lavoratore, sì che quest'ultimo non sia gravato da un onere probatorio difficile da assolvere". Ciò comporta, sempre secondo la Corte, che "è su questo piano che tale interpretazione adeguatrice debba muoversi per ricercare dal sistema complessivo della discplina del rapporto a tempo determinato una regola che soddisfi l'esigenza di tutela suddetta".  

 

Dunque il lavoratore pubblico ha diritto a tutto il risarcimento del danno e per essere agevolato nella prova, ha diritto sulla base di una presunzione alla indennità risarcitoria, oltre che alla possibilità di provare la perdità della chance di un lavoro migliore. Mentre il lavoratore privato non ha questa possibilità, ma ciò non è costituzionalmente illegittimo, considerato che in questo caso è offerta la possibilità di richiedere la conversione del rapporto di lavoro.

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Avv.  Roberto Raimondi - Mercogliano (AV)

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Avvocati / Civile

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