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Diritto ambientale

Tutela dal rumore. Il doppio binario

Rapporto tra tutela privatistica apprestata dall’art. 844 c.c. e la tutela pubblicistica ex L. 447/1995 e successivi decreti di attuazione

Tutela dal rumore. Il doppio binario - Rapporto tra tutela privatistica apprestata dall’art. 844 c.c. e la tutela  pubblicistica ex L. 447/1995 e successivi  decreti di attuazione

L’inquinamento acustico è l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo  e nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane. Fino agli anni ’90  la tutela era affidata al solo art. 844 c.c.( Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi... L’accrescersi del fenomeno e prepararono le basi per un salto di qualità e di ampliamento della tutela a livello pubblicistico, dapprima con il D.P.C.M. 1.3.1991 e, poi, con la L. 26.10.1995 n. 447. Sebbene questa due normative offrano tutela contro l’inquinamento acustico, molteplici le diversità tra loro. 

Finalità L’art. 844 c.c. offre tutela dalla singola immissione, la L. 447/95 combatte l’inquinamento acustico allo scopo della sua riduzione.  La prima norma concerne la sfera dei privati e regola i rapporti fra di loro; la seconda tocca la sfera dei rapporti pubblici e regola i comportamenti verso la collettività dei cittadini, sia che si tratti di singoli che di soggetti qualificati (imprese). 

Limiti di accettabilità/ammissibilità e limiti di tollerabilità La norma pubblicistica s’ispira al principio della ammissibilità; quella privatistica alla normale tollerabilità. L’ammissibilità indica quel livello di immissione rumorosa, considerata in relazione ad un ambiente esterno o abitativo, che, prescindendo dalle esigenze del suo fruitore,  sia compresa entro un limite minimo ed uno massimo stabiliti. La tollerabilità indica quel livello massimo di immissione rumorosa, considerata in relazione allo specifico fruitore di un bene immesso, che sia tale da non attentare alla sua integrità psicofisica.  

 Differenze quanto al soggetto della tutela L’art. 844 c.c. tutela il soggetto in quanto individuo che sia vittima di immissioni intollerabili e quindi prescinde dal rilievo pubblicistico delle stesse. Se ne ha che le immissione potrebbero essere rispettose dei limiti di ammissibilità pubblicistici ma  risultare in concreto intollerabili. É indiscutibile il fatto che l’individuo disturbato in quanto cittadino abbia diritto a fruire della tutela apprestata dalle normativa pubblicistica contro l’inquinamento acustico. Ma questa tutela termina nell’istante in cui il livello di ammissibilità del rumore  normativamente fissato risulti esser stato rispettato, dopo esser stato misurato - attenzione a questo passaggio sul quale si ritornerà - con le tecniche fissate dalla normativa pubblicistica stessa. Si può quindi affermare che la normativa antinquinamento di cui si discute, concerne esclusivamente il profilo pubblicistico della tutela, quello cioè che la p.a. deve apprestare in via generale a presidio della incolumità psicofisica della collettività.   

Differenza delle metodiche di rilevamento. Il criterio pubblicistico considera il livello equivalente di rumorosità, e cioè la media di tutte le immissioni sonore ricevute dal soggetto passivo, inclusa l’immissione indicata come intollerabile. Il che è incompatibile con la struttura della domanda basata sull’art. 844 c.c. in quanto qui si chiede tutela contro una determinata, specifica immissione rumorosa, ragion per cui si deve  isolare e valutare l’intollerabilità di questa. I limiti di accettabilità sono dati rilevabili soltanto tramite l’apparecchiatura tecnica, attraverso metodiche rigide e predeterminate. L’accertamento del limite della normale tollerabilità implica una valutazione che varia da caso a caso seguendo il criterio comparativo (rilevato il rumore di fondo, costituito dalla somma dei rumori normali, diversi da quello dell’immissione dedotta in giudizio, eliminati quindi i picchi anomali, occorre verificare se l’inserimento del rumore dell’immissione determina un innalzamento del rumore pari o superiore a + 3dB (A) rispetto al rumore di fondo), ma non è un parametro rigido tanto che il Giudice potrebbe individuare la soglia del concreto disturbo per quel singolo caso di cui si controverte in un valore diverso dal + 3 dB. 

Avv. Santo Durelli 

  

 

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