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IL CONCORDATO IN BIANCO

il concordato in bianco

IL CONCORDATO IN BIANCO - il concordato in bianco

IL CONCORDATO IN BIANCO - una valida misura per la soluzione della crisi d'impresa 

 

Nell'occuparmi professionalmente della redazione dei piani industriali a supporto delle domande di concordato, ovvero dell'attestazione degli stessi, ho avuto modo di constatare sul campo che il concordato possa essere effettivamente una concreta possibilità di soluzione della crisi d'impresa, senza pregiudizio per l'azienda e i terzi che con essa interagiscono.  

Il concordato preventivo è uno strumento che la legge mette a disposizione dell'imprenditore, in crisi o in stato di insolvenza, per evitare la dichiarazione di fallimento attraverso un accordo destinato a portare ad una soddisfazione anche parziale delle ragioni creditorie. Si chiama “preventivo” appunto per questa sua principale funzione di prevenire la più grave procedura che potrebbe seguire ad uno stato di dissesto finanziario, il fallimento dell'azienda. Il concordato preventivo è regolato dalla legge fallimentare, una vecchissima legge del 1942, che negli ultimi anni ha subito una serie di interventi da parte del legislatore che hanno “ristrutturato” l'istituto con l'obiettivo di favorire il risanamento e soprattutto la prosecuzione dell’attività di impresa. Lo scopo del concordato preventivo, non è solo quello di tutelare l'imprenditore in difficoltà, ma anche i creditori. La società debitrice con l’accesso alla procedura può bloccare ogni possibile azione esecutiva nei suoi confronti e mantenere l’amministrazione dell’impresa e i creditori, dal canto loro, possono evitate l’attesa dei tempi lunghi necessari per portare avanti la più complessa procedura fallimentare e conseguire, così, in tempi relativamente brevi il soddisfacimento quantomeno parziale del proprio credito. Al di là degli interessi dei soggetti direttamente coinvolti nel procedimento non si può negare che il concordato preventivo soddisfi anche il più ampio e generale interesse al mantenimento dell’operatività delle imprese e dei livelli occupazionali.  

L’art. 82 del d.l. n. 69/2013 cd. “decreto del fare” ha modificato la previsione di cui all’art. 161 c. 6 l.fall. consentendo all’imprenditore di depositare il ricorso per l’ammissione al concordato preventivo con l’unico supporto documentale dei bilanci degli ultimi tre esercizi e dell’elenco nominativo dei creditori con l’indicazione dei rispettivi crediti, riservandosi di presentare in un secondo momento la proposta ai creditori, il piano concordatario, l’attestazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità del piano nonché tutta la ulteriore documentazione prescritta secondo l’art. 161 l.f 

Il debitore può pertanto richiedere l’ammissione alla procedura concordataria depositando la sola domanda, con conseguenti effetti prenotativi, differendo ad un secondo momento la presentazione dell’ulteriore documentazione; in questi casi si parla di concordato in bianco.  

Esso permette al debitore di beneficiare immediatamente della protezione che consegue alla procedura concorsuale, evitando che il proprio patrimonio venga aggredito dai creditori nel periodo necessario per redigere l’ulteriore documentazione. 

Successivamente la società dovrà presentare un articolato piano che preveda il pagamento dei debiti in misure percentuali diverse a seconda della natura degli stessi, accompagnato da una relazione di un professionista, designato dal debitore, in possesso dei requisiti di cui all'articolo 67, terzo comma, lettera d), che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano medesimo. 

Il concordato in bianco appare pertanto una soluzione fattibile della crisi d'impresa in quanto concede termini congrui per la sua attuazione, viene effettuato sotto la supervisione del Tribunale e consente la soddisfazione dei creditori, invero in misura parziale per i chirografari. 

Un buon piano e una relazione attestata concretamente convincente sono indispensabili per l'omologazione del concordato, che ha comunque bisogno del voto favorevole della maggioranza dei creditori chirografari. 

In particolare, dopo il giudizio di ammissibilità da parte del Tribunale, la fase più delicata ed importante è costituita dall'approvazione dei creditori, in quanto il concordato deve avere il consenso dei creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto e, nel caso in cui siano previste diverse classi, la maggioranza dei consensi deve essere presente nel maggior numero di classi . Nel computo dei votanti si considera l'ammontare dei crediti (e non il numero dei creditori), escludendo in ogni caso i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca che non rinuncino in tutto o in parte al diritto di prelazione  

Il mancato raggiungimento delle maggioranze richieste interrompe il procedimento di concordato con tutte le conseguenze per la ripresa dell'attività di recupero coattivo da parte dei creditori.

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