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Consulenza e assistenza fiscale e tributaria

Il numero di partita IVA sulla homepage

Se quasi ogni imprenditore e professionista ha ormai varato il proprio sito web, non tutti sanno che il Fisco sanziona una piccola violazione formale

Il numero di partita IVA sulla homepage - Se quasi ogni imprenditore e professionista ha ormai varato il proprio sito web, non tutti sanno che il Fisco sanziona una piccola violazione formale

Esiste una norma fiscale tanto semplice quanto gravida di conseguenze. Si tratta di una prescrizione contenuta in forma quasi nascosta nell’ultimo periodo del comma 1 dell’articolo 35 del Testo Unico sull’Imposta del Valore Aggiunto. Parlando del numero di partita IVA attribuito in sede di inizio attività a tutti coloro che esercitano un’attività di impresa o di lavoro autonomo, il legislatore informa che esso deve essere indicato “nelle dichiarazioni, nella home-page dell'eventuale sito web e in ogni altro documento ove richiesto”.
Ed è proprio il riferimento al sito web a non essere ancora di dominio pubblico. Se indicare la propria partita IVA quando si emette una fattura appare infatti come la cosa più naturale del mondo, non altrettanto immediato appare pubblicare il prezioso numeretto a undici cifre nella homepage del sito aziendale, per quanto la legge lo richieda in maniera inequivocabile. E lo richiede già da quasi un quindicennio, se è vero com’è vero che questa parte della norma è in vigore dal dicembre 2001.
Nonostante questo, capita di frequente di imbattersi in siti internet di natura aziendale o professionale che sono privi della preziosa indicazione. In realtà, non occorre che il numero di partita IVA sia presente in ogni pagina: la legge, infatti, lo richiede solo sulla homepage. Ma almeno lì esso deve essere assolutamente presente, anche in caratteri di dimensione piccolissima. O sono guai!
Come accennato in apertura, infatti, trascurare quest’obbligo di legge può comportare conseguenze davvero salate. La sanzione comminabile, infatti, è inclusa fra un minimo di 258 euro e un massimo di 2.065. E anche se, di fatto, è comminata sempre la sanzione minima, è chiaro che pagare 258 euro per una dimenticanza così banale appare davvero sproporzionato e fastidioso.
Non va sottovalutato, d’altronde, che per i verificatori dell’Agenzia delle Entrate, accertare una violazione così semplice ed evidente è questione di un minuto, e si sono già segnalati in passato casi di uffici dell’Agenzia che hanno avviato a tappeto controlli su questa specifica violazione proprio allo scopo di fare cassa in maniera veloce e priva di fronzoli.
Se non altro, anche rimediare a questa dimenticanza è estremamente veloce per un imprenditore o professionista: ma per evitare di non dormirci la notte è il caso di provvedere senza perdere neanche un minuto.

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Dr. Giuseppe Aymerich

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