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Diritto del lavoro

La prescrizione dei crediti INPS.

Le Sezioni Uniti chiamate a pronunciarsi sulla prescrizione decennale ex art. 2953 c.c. o ex art. 2946 c.c. alle cartelle esattoriali INPS.

La prescrizione dei crediti INPS. - Le Sezioni Uniti chiamate a pronunciarsi sulla prescrizione decennale ex art. 2953 c.c. o ex art. 2946 c.c. alle cartelle esattoriali INPS.

Su impulso (ordinanza n. 1799/16) della VI Sezione, è stata rimessa alle Sezioni Unite dellaCassazione la questione sull’applicazione, alle cartelle esattoriali non opposte relative ai crediti contributivi INPS, del termine decennale ex art. 2953 c.c. per i diritti riconosciuti in sentenze di condanna (o in provvedimenti equipollenti) passate in giudicato o, comunque, di quello ordinario, parimenti decennale, ex art. 2946 c.c.. Nell’affrontare l’eccezione di un contribuente che chiedeva di accertarsi l’intervenuta prescrizione dei contributi contenuti in una cartella non opposta ma per la quale erano trascorsi sette anni senza intervento di un atto interruttivo, la VI Sezione ha rilevato, difatti, l’esistenza di un contrasto di orientamenti giurisprudenziali. Da un lato il Giudice remittente ha menzionato quelle pronunce che ritengono che “una volta divenuta intangibile la pretesa contributiva per effetto della mancata proposizione dell’opposizione alla cartella esattoriale non è più soggetto ad estinzione per prescrizione il diritto alla contribuzione, ma soltanto l’azione diretta all’esecuzione del titolo... riguardo alla quale, in difetto di diverse disposizioni ( e in sostanziale conformità con quanto previsto per l’actio iudicati ai sensi dell’art. 2953 c.c.) trova applicazione il termine prescrizionale decennale ordinario di cui all’art. 2946 c.c.” (Cass. Civ. 24.2.2014 n. 43348; conforme Cass. Civ. 8.6.2015, n. 11749). D’altro canto, nell’ordinanza di remissione, si ricordano quelle decisioni che, in materia di sanzioni amministrative (Cass. Civ. Sez. Unite 10.12.2009, n. 25790) o di imposte (Cass. Civ. 11.3.2011 n. 5837) affermano come si prescriva in dieci anni, per applicazione dell’art. 2953 c.c. il diritto di credito alla loro riscossione se riconosciuto in una sentenza che ha accertato la legittimità del provvedimento della P.A. mentre, nei confronti di quei provvedimenti che sono divenuti definitivi per mancata opposizione, si rammentano le decisioni della Suprema Corte che li ritengono inadatti ad acquistare efficacia di giudicato, dal momento che la decorrenza del termine di impugnazione non produce effetti processuali ma solo l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito, con conseguente inapplicabilità dell’art. 2953 c.c.. Analogamente, si menzionano anche quei precedenti che hanno affermato che una volta in cui sia divenuto definitivo l’atto di accertamento, la pretesa vantata dall’Amministrazione si cristallizza nel diritto soggettivo di credito, il cui esercizio rimane assoggettato ai termini prescrizionali ordinari di cui all’art. 2934 c.c. in mancanza di diversa previsione di legge. La VI Sezione evidenzia quindi (a) come l’art. 2953 c.c. sia norma di carattere speciale non passibile di interpretazione analogica, (b) come l’art. 2946 c.c. al contrario abbia carattere residuale e non si applica ove la legge disponga diversamente (come avviene in materia di contributi INPS, in cui è previsto il termine prescrittivo decennale ex art. 3, comma 9, L. 335/1995), (c) come l’applicazione del termine decennale consentirebbe all’INPS di riscuotere contributi prescritti in violazione del divieto, stabilito per ragioni di ordine pubblico, dall’art. 55, c. 1, del R.D.L. 14.10.1935 n. 1827 che impedisce anche il volontario versamento di essi. Alla luce di tali rilievi, appare opportuna una pronuncia che, con l’autorità delle SS.UU., chiarisca i termini dell’istituto della prescrizione con  riferimento alle cartelle esattoriali INPS: creativa appare la Giurisprudenza che ha esteso l’applicazione dell’art. 2953 c.c. o, in altri casi, di quello dell’art. 2946 c.c., alla fattispecie presente che sembra esulare dalla previsione codicistica. Non appare difatti convincente estendere analogicamente alle cartelle esattoriali non opposte e, a maggior ragione, agli avvisi di addebito divenuti definitivi, atti amministrativi mai assoggettati al vaglio giudiziale, il disposto di una normativa (l’art. 2953 c.c.) che intende regolare diritti invece riconosciuti in sentenze passate in giudicato. Dall’altro canto la prescrizione dei diritti previdenziali e dell’obbligo contributivo trova espressa regolamentazione in un termine quinquennale (salvo l’eccezione della denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti), indisponibile per le parti, come previsto dall’art. 3, c. 9, L. 335/1995: giuridicamente inopportuna appare, quindi, anche l’applicazione dell’art. 2946 c.c., norma di chiusura che regola espressamene i soli diritti non altrimenti disciplinati dalla Legge, del tutto prescindendo dalle modalità con cui essi sono fatti valere. Attendiamo che le Sezioni Unite dirimano la questione.

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