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Responsabilità civile

Vite Infrante per un Etilometro malfunzionante

Il giudice può disattendere l’esito fornito dall’etilometro ... sempre che del suo convincimento fornisca adeguata motivazione !

Vite Infrante per un Etilometro malfunzionante - Il giudice può disattendere l’esito fornito dall’etilometro ... sempre che del suo convincimento fornisca adeguata motivazione !

Una domenica sera ad Assago, un operaio di 40 anni si è recato a casa dei genitori con la moglie (astemmia, gravida ed a carico) ed i due filgi piccoli.
Durante la cena, ha bevuto due bicchieri di vino rosso.
Finito il pasto si è diretto verso casa alla guida del proprio autoveicolo, ma è stato fermato ad un posto di blocco.
Gli agenti hanno rilevato “alito fortemente vinoso e occhi lucidi”.
L’indagato ha dichiarato di avere bevuto solo due bicchieri di vino e di essere stanco.
Non si trovava certo in stato di alterazione, altrimenti la moglie patentata si sarebbe offerta di guidare e la nonna lo avrebbe certamente “censurato”, come hanno poi deposto in Tribunale.
Dopo due ore di attesa è stato sottoposto all’esame etilometrico: due prove effettuate a distanza di 15 minuti l’una dall’altra, che hanno evidenziato la stessa identica concentrazione di 1,58.
Conseguenza:
- Sospensione patente per 1 anno, giusta causa di licenziamento.
- Quindicimila euro circa di sanzione amministrativa.
- Confisca dell’autoveicolo.
La documentazione istruttoria dell’accusa, su consiglio del legale dell’indagato, è stata sottoposta al giudizio di un consulente tecnico, il quale ha ritenuto probabile un malfunzionamento dell’etilometro oltre l’irrilevanza degli indici sintomatici riscontrati, inquanto aspecifici ed inidonei ad accertare l’alterazione.
Orbene, con il provvedimento n. 8005/12, emesso dal Presidente della VIII Sezione del Tribunale di Milano in data 11.7.2012 - divenuto irrevocabile - è stata accolta la ricostruzione della difesa ed, in particolare, del proprio consulente tecnico, ritenuto soggetto che“ ha reso convincenti spiegazioni con la competenza derivata dalla sua specializzazone in chimica e tecnologie farmaceutiche.”
Orbene, il predetto professionista ha eccepito che “questo quadro tossicologico contrasta con la farmacocinetica dell’alcol etilico. Infatti, se l’alcol etilico fosse stato in fase di assorbimento la seconda misurazione sarebbe dovuta essere superiore alla prima, mentre se fosse stato in fase di eliminazione la seconda misurazione avrebbe dovuto fornire un risultato inferiore al primo. A questo riguardo, va avanzato qualche dubbio sulla reale efficienza dell’etilometro utilizzato”.
Condividendo l’assunto, il Presidente ha ritenuto che la coincidenza di risultati nelle due prove effettuate a distanza di 15 minuti l’una dall’altra configuri indubbiamente un’’”eccentrica anomalia”, sufficiente a giustificare il “molto ragionevole dubbio sull’effettività del tasso alcolemico, non evidenziato il valore registrato da sintomi coerenti e dirimenti. In tale contesto …l’ipotesi contestata va ricondotta alla previsione di cui all’articolo 186, comma 1, lettera A del codice della strada”.
Sulla base delle predette censure, ha ritenuto che: “in presenza sia di tale anomalia (ragionevolmente attribuibile anche ad una non corretta manutenzione del boccaglio) sia in presenza di sintomi niente affatto dirimenti dello stato di ubriachezza pari ad un tasso dell’1,58, considerato a maggior ragione l’utilizzo da parte dell’alcoltest di un fattore di conversione predeterminato medio…non sia raggiunta prova sufficiente della peculiare ipotesi di reato contestata”.
Tale assunto è confermato da quel filone giurisprudenziale secondo cui, “per aversi l’ipotesi più grave del suddetto reato è necessario effettuare tutti i test possibili, previsti dalla legge al fine di verificare la fattispecie in modo dettagliato e non presuntivo e, pertanto, non basta un solo controllo con l’etilometro e un accertamento sintomatico della guida in stato di ebbrezza per ottenere una condanna penale. In mancanza di queste verifiche si deve optare per la sanzione più lieve, depenalizzata” .  Cfr. Cass. sent. n. 18375 del 23.04.2013
La norma di riferimento è l’articolo 379 del regolamento del codice della strada.
Il primo comma specifica che l’accertamento previsto dall’articolo 186, comma quattro, codice della strada si esegue attraverso l’esame dell’aria alveolare espirata”. 
Il secondo comma ribadisce che il risultato dovrà essere contenuto almeno due determinazioni concordanti effettuate ad un intervallo di cinque minuti.
Orbene, a parere di nota dottrina “laddove si fa riferimento alla necessità di risultati concordanti, si intende che entrambi devono essere superiori al limite previsto perché si possa procedere al sensi dell’articolo 186, ma non che debbano essere uguali fra di loro, cosa assai improbabile visti anche l’intervallo con cui vengono effettuate le due rilevazioni e la variabilità della concentrazione alcolica dovuta all’assorbimento e alla metabolizzazione dell’alcol.  Il termine posto di cinque minuti di intervallo tra le due prove sembrerebbe rigido, mentre si tratta di un termine minimo”.
Il Presidente dell’VIII Sezione del Tribunale ha inoltre rilevato che “il primo limite della misurazione alcolimetrica è quello derivante dal fatto che il campione esaminato transita attraverso la cavità orale e residui di alcol rimasti del cavo orale … interferiscono nel risultato alcolimetrico andando ad arricchire l’aria espirata che dai polmoni passa attraverso il cavo orale e penetra nel boccaglio collegato alla macchina”.
Per ovviare a tale limite sarebbe stato sufficiente seguire le linee guida sull’utilizzo dell’etilometro, oltre che le istruzioni del produttore del Dragher, ed imporre all’indagato di sciacquare la bocca prima di essere sottoposto al test.
Infine, l’VIII sezione del Tribunale di Milano, ha evidenziato “un’incompatibilità assoluta tra il valore di 1,58, indicativo di vere e proprie ubriachezza con i segni palesi specifici, tipici di persone che hanno tale concentrazione di alcol, ovvero difficoltà di deambulazione, eloquio sconnesso, bocca impastata (che nel caso di specie non sono minimamente stati riscontrati) e gli indici sintomatici riscontrati (occhi lucidi e alito fortemente vinoso).
Per tali ragioni il Tribunale ha applicato il principio secondo cui “per la configurazione del reato di guida in stato di ebbrezza pur potendo provare lo stato di alterazione con qualsiasi mezzo e quindi anche su base sintomatica è tuttavia necessario ravvisare ipotesi lieve, priva di rilievo penale quando, pur risultando provato il superamento della soglia minima, non sia possibile affermare oltre ogni ragionevole dubbio che la condotta dell’agente rientri nell’ambito di una delle altre due ipotesi che conservano rilievo penale”.
Invero, ”solo l’utilizzo di indagini che si avvalgano di esami ematici e etilometrici o di liquidi biologici i quali appaiono caratterizzati da quei profili di certezza, precisione e tassatività, può seriamente permettere di configurare una condotta come penalmente significativa”. Cfr. Cass., IV sez. penale, sentenza n. 2568 del 17 gennaio 2013.
In mancanza di tali condizioni “il giudice può disattendere l’esito fornito dall’etilometro ancorché risultante da due determinazione del tasso alcolico concordanti ed effettuata l’intervallo di cinque minuti, sempre che il suo convincimento fornisca adeguata motivazione”. Cfr. Cass., IV sez. penale, nn. 36922/2’’5 e 39057/2004
Del resto, l’articolo 186, cds, non vieta di guidare dopo avere fatto uso di bevande alcoliche, ma di guidare in stato di ebbrezza in conseguenza dell’uso di bevande alcoliche (nda).

 

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