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Diritto bancario e assicurativo

La negoziazione fuori sede di strumenti finanziari

Breve commento a Corte d'Appello di Bologna sentenza n. 512/2016

La negoziazione fuori sede di strumenti finanziari - Breve commento a Corte d'Appello di Bologna sentenza n. 512/2016

Con la recente sentenza n. 512 del 24/03/2016 la Corte d’Appello di Bologna ha confermato l’orientamento, ormai consolidatosi a livello di giurisprudenza di merito e di legittimità, relativo all’applicabilità dell’art. 30 TUF (D.Lgs. n. 58/1998) anche al servizio di negoziazione, per conto proprio o per conto terzi, di strumenti finanziari.
Il caso riguardava una negoziazione di titoli di stato esteri effettuata, nell’agosto del 1999, da un locale istituto di credito presso il domicilio di un investitore riminese.
La sentenza di primo grado (Tribunale di Rimini n. 473/2010) veniva appellata dalla banca con un unico motivo di impugnazione: l’asserito errore in cui sarebbe incorso il giudice di prime cure nell’aver considerato applicabili, alla fattispecie oggetto di causa, le disposizioni dei commi 6 e 7 dell’art. 30 TUF, e ciò sulla base di un’interpretazione estensiva e atecnica del termine “collocamento” presente all’inizio del comma 6 (“L’efficacia dei contratti di collocamento di strumenti finanziari…”).
La Corte di merito nel  rigettare l’appello ha osservato che la “tesi fatta propria dal Tribunale (…) è stata più recentemente accolta da questa Corte (cfr. App. Bologna 268/2011 e 582/2012 prodotte dall'appellato) che ha letto il primo comma dell'art. 30 in coerenza con il 6° e visto l'inserimento dei contratti di gestione come giustificato dal fatto che fossero gli unici contratti quadro a poter "danneggiare" direttamente l'investitore; e rilevato inoltre che i contratti di collocamento in senso stretto intercorrono fra gli investitori professionali, e pertanto la norma andava comunque "ampliata" sino a comprendere la "sollecitazione" all'investimento, sicché ricorre la medesima ratio di tutela che può predicarsi anche per la negoziazione per conto di terzi e la raccolta ordini”.
Tale pronuncia, peraltro, si inserisce nel solco di recenti arresti della Suprema Corte attraverso i quali è stato definitivamente sanato il contrasto giurisprudenziale originatosi sulla portata applicativa dell’art. 30 TUF.
Prima fra tutte, ovviamente, la nota sentenza resa dalla Corte di legittimità a Sezioni Unite n. 13905 del 03/06/2013, mediante la quale è stato affermato che “il diritto di recesso accordato all'investitore dal sesto comma dell'art. 30 del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, e la previsione di nullità dei contratti in cui quel diritto non sia contemplato, contenuta nel successivo settimo comma, trovano applicazione non soltanto nel caso in cui la vendita fuori sede di strumenti finanziari da parte dell'intermediario sia intervenuta nell'ambito di un servizio di collocamento prestato dall'intermediario medesimo in favore dell'emittente o dell'offerente di tali strumenti, ma anche quando la medesima vendita fuori sede abbia avuto luogo in esecuzione di un servizio d'investimento diverso, ivi compresa l'esecuzione di ordini impartiti dal cliente in esecuzione di un contratto quadro, ove ricorra la stessa esigenza di tutela”.
Il Legislatore, tuttavia, ha provato a rimettere in discussione la questione di diritto attraverso l’art. 56-quater del D.L. n. 69 del 21/06/2013 (c.d. “Decreto Fare”), convertito con modificazioni dalla Legge n. 98 del 09/08/2013, con cui è stato aggiunto all’art. 30 comma 6 TUF un terzo periodo che così stabilisce: “Ferma restando l'applicazione della disciplina di cui al primo e al secondo periodo ai servizi di investimento di cui all'articolo 1, comma 5, lettere c), c-bis) e d) , per i contratti sottoscritti a decorrere dal 1° settembre 2013 la medesima disciplina si applica anche ai servizi di investimento di cui all'articolo 1, comma 5, lettera a) [negoziazione per conto proprio, ndr].
Secondo una tipica prospettazione difensiva degli istituti di credito, tale norma avrebbe l’effetto di rendere inapplicabile l’art. 30 commi 6 e 7 TUF alle negoziazioni di strumenti finanziari eseguite fino al 31 agosto 2013, poiché il diritto di ripensamento sarebbe riconosciuto anche ai clienti che si sono avvalsi del servizio di negoziazione solo a decorrere dall'1 settembre 2013.
La suddetta tesi è stata tuttavia smentita dalla successiva pronuncia della Cassazione civile n. 7776 del 03/04/2014, mediante la quale la Suprema Corte ha chiarito che “il D.L. 21 giugno 2013, n. 69, art. 56 quater, il quale - novellando il D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, art. 30, comma 6 - ha previsto che il diritto di recesso del risparmiatore dai contratti di investimento stipulati fuori sede spetti anche nel caso di operazioni di negoziazione di titoli per conto proprio stipulate dopo il 1 settembre 2013, non è una norma di interpretazione autentica, e non ha avuto l'effetto di sanare l'eventuale nullità dei suddetti contratti, se privi dell'avviso al risparmiatore dell'esistenza del diritto di recesso e stipulati prima del 1 settembre 2013”.
Da ultimo la Cassazione civile, con sentenza n. 1751/2016, ha ribadito che “il diritto di recesso, accordato all'investitore dall'art. 30 d.lgs. n. 58 del 1998, e la previsione di nullità dei contratti in cui quel diritto non sia contemplato, trovano applicazione non soltanto nel caso in cui la vendita fuori sede di strumenti finanziari da parte dell'intermediario sia intervenuta nell'ambito di un servizio di collocamento prestato dall'intermediario medesimo in favore dell'emittente o dell'offerente di tali strumenti, ma anche quando la medesima vendita fuori sede abbia avuto luogo in esecuzione di ordini impartiti dal cliente nell'ambito di un contratto di negoziazione di tali strumenti al di fuori dalla sede dell'intermediario”.
In conclusione, la Corte d’Appello di Bologna, con la sentenza da cui ha preso origine la nostra analisi (n. 512/2016), dopo aver dato atto dell’excursus giurisprudenziale sopra sommariamente illustrato, ha ritenuto di dover condividere “tale ormai consolidato orientamento” e di porlo a fondamento della propria pronuncia quale “ragione assorbente del rigetto del gravame”.

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Studio Legale Gambini - Avvocato Federico Gambini - Rimini (RN)

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