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Diritto bancario e assicurativo

L’omessa compilazione del quadro RW

La responsabilità del tutore commercialista secondo Tribunale di Rimini sent. n. 117/2016

L’omessa compilazione del quadro RW - La responsabilità del tutore commercialista secondo Tribunale di Rimini sent. n. 117/2016

Con sentenza n. 117/2016, pubblicata il 26/01/2016, il Tribunale civile di Rimini ha condannato un commercialista, al quale era stato affidato l’Ufficio di tutore di una persona interdetta, al risarcimento dei danni patrimoniali subiti dal tutelato per non aver provveduto alla compilazione del quadro RW della sua dichiarazione dei redditi (vale a dire del campo del Modello Unico dedicato agli investimenti all’estero e, in generale, alle attività di natura finanziaria detenute fuori dall’Italia dal contribuente).
Nello specifico, il professionista nell’anno 2005 aveva ricoperto il duplice ruolo di commercialista e di tutore dell’interdetto, mentre nei successivi anni 2006, 2007, 2008 e 2009 aveva, di propria iniziativa, affidato l’incarico relativo alla compilazione ed alla trasmissione delle dichiarazioni dei redditi della persona tutelata al figlio, anch’egli commercialista, esercente la professione nel medesimo Studio commerciale.
La reiterata omessa compilazione del quadro RW costringeva il nuovo tutore, nel frattempo subentrato al commercialista, ad avvalersi a fine 2009 della facoltà, prevista dall’art. 13-bis del D.L. n. 78/2009 (c.d. “decreto legge anticrisi”), di rimpatriare le attività patrimoniali e finanziarie detenute dall’interdetto fuori dal territorio dello Stato (c.d. “scudo fiscale”), con conseguente esborso patrimoniale, sottoforma di onere fiscale, che non sarebbe stato necessario versare qualora le dichiarazioni IRPEF del contribuente fossero state compilate e presentate in maniera corretta e fedele dal precedente tutore commercialista.
Particolarmente interessante, nella sentenza del Tribunale di Rimini, è l’inquadramento della responsabilità del tutore nell’alveo della responsabilità “da contatto sociale”, come noto di natura contrattuale. Osserva infatti il Giudice romagnolo: “L’art. 382 c.c. parametra la responsabilità del tutore alla diligenza del buon padre di famiglia “che si identifica con quella diligenza che è lecito attendersi da qualunque soggetto di media avvedutezza e accortezza, consapevole dei propri impegni e delle relative responsabilità” (Cass., n. 11419/09, dettata in tema di mandato). Per effetto della nomina giudiziale, tra il tutore e l’interdetto s’instaura una relazione qualificata, cui conseguono precisi obblighi del primo, in funzione della tutela e della promozione degli interessi del secondo. Tale relazione, se non direttamente assimilabile a quella propriamente contrattuale, dà indubitabilmente luogo a quel “contatto sociale” generatore di obblighi di protezione, da riguardarsi, nella fase “patologica” della relativa violazione, sotto l’egida della responsabilità contrattuale”.
L’istruttoria espletata in corso di causa dimostrava, in maniera inequivoca, che il commercialista era “a conoscenza sia dell’esistenza dei depositi all’estero, sia della circostanza che essi non venivano dichiarati tra i redditi della XXX. Orbene, in una situazione del genere, la decisione di provvedere direttamente alla redazione della dichiarazione dei redditi dell’incapace (relativamente all’anno 2004) implicava necessariamente per il tutore l’obbligo di adeguarsi alle prescrizioni di legge (e, correlativamente, lo gravava del rischio della relativa inosservanza). Ove il tutore non avesse avuto le competenze tecniche per ottemperare a tale incombente, avrebbe potuto (e dovuto), infatti, sollecitare al giudice la nomina di un consulente cui demandarne l’esecuzione. YYY, invece, non solo non fece ciò, ma, pur essendo in grado di provvedere all’adempimento (avendone le competenza tecnica in quanto commercialista), contravvenne consapevolmente alle prescrizioni legislative (…), esponendo così l’interdetta alle sanzioni tributarie conseguenti (…). La tutrice è, pertanto, incorsa in un grave inadempimento dei propri obblighi, non potendosi certamente sostenere che un contegno contra legem potesse andare (accidentalmente) a vantaggio dell’interdetta”.
Il Tribunale di Rimini riteneva pertanto di dover condannare il tutore commercialista al risarcimento del danno patrimoniale concretamente subito dall’interdetto poiché, anche “a volere astrattamente riguardare la fattispecie dal punto di vista del tutore “medio”, privo di nozioni commercialistiche, la responsabilità si configurerebbe comunque, per avere svolto in maniera inadeguata (confliggente, quindi, con l’interesse dell’incapace) una prestazione che non era in grado di svolgere, ovvero per avere direttamente incaricato (…) un soggetto inadeguato, senza l’avallo del giudice tutelare. In concreto, peraltro, l’inadempimento (…) è ben più evidente, in considerazione della qualità professionale rivestita dal tutore e della piena conoscenza del presupposto della dichiarazione omessa (esistenza di valori all’estero). Cosicché, se non proprio il dolo, si configura senz’altro una colpa grave della convenuta”.

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