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Consulenza psicologica

Difficoltà di memoria, disturbo cognitivo e demenza

Nella terza età le difficoltà di memoria possono essere una tappa evolutiva normale oppure il sintomo di un disturbo cognitivo

Difficoltà di memoria, disturbo cognitivo e demenza - Nella terza età le difficoltà di memoria possono essere una tappa evolutiva normale oppure il sintomo di un disturbo cognitivo

Le difficoltà di memoria rappresentano una tappa fisiologica del normale processo di invecchiamento. Il cervello, come tutti gli altri organi del nostro corpo, subisce già dall’età di circa trent’anni un processo di involuzione dovuto all’avanzare dell’età, attraverso il fenomeno dell’apoptosi, ovvero della morte delle cellule cerebrali.  

Se è vero che dimenticanze più frequenti possono essere un fenomeno fisiologico, così come un più generale rallentamento nei processi di pensiero e di ragionamento, è altrettanto vero che difficoltà di memoria, difficoltà nel recupero dei vocaboli ed un più generale impoverimento del linguaggio, così come la tendenza a ripetere le stesse domande, una difficoltà di concentrazione o di gestire più attività contemporaneamente, possono essere un sintomo delle fasi inziali di una malattia come la demenza. L’esperienza clinica mostra che molto spesso i disturbi di memoria e le difficoltà cognitive che si riscontrano nelle fasi precliniche della demenza (quando cioè la persona è ancora autonoma nello svolgimento delle attività della vita quotidiana e anche lavorativa), tendono ad essere sottovalutate dalla persona che ne soffre e dagli stessi familiari. 

La sintomatologia comportamentale nelle fasi inziali della demenza è più subdola e sottotraccia rispetto a quella cognitiva e proprio per questo di più difficile rilevazione ed inquadramento diagnostico. Tra le alterazioni comportamentali più frequenti nelle fasi preclinche della demenza troviamo, oltre alla scarsa o non completa consapevolezza del disturbo cognitivo, la deflessione del tono dell’umore, la perdita di interesse per attività vissute fino ad allora come piacevoli, la mancanza di iniziativa e motivazione, una sintomatologia ansiosa più marcata, disturbi del sonno e dell’appetito ed una maggiore irritabilità.  

Diviene quindi di fondamentale importanza riuscire a individuare il prima possibile i sintomi che possono essere il campanello d’allarme di un disturbo cognitivo che potrebbe sfociare nella demenza. L'intervento clinico e diagnostico dello Psicologo esperto in Neuropsicologia è proprio quello di rilevare la presenza e l'entità del disturbo cognitivo al fine di impostare un intervento di riabilitazione cognitiva personalizzato, associando ad esso un sostegno psicologico al paziente ed eventualmente ai suoi familiari. 

Quando si parla di disturbo cognitivo, ci riferiamo ad una situazione di deficit cognitivo che però non compromette l’autonomia della persona che molto spesso all’esordio del disturbo lavora ancora. Quando il disturbo cognitivo sfocia nella demenza (deterioramento cognitivo), risulta compromessa l’autonomia personale e funzionale della persona, che diviene bisognosa di assistenza sia per la cura di sé, che per la gestione delle attività quotidiane (somministrazione dei farmaci, gestione della casa e del denaro e pratiche burocratiche, ad esempio). Parlando di demenza non ci riferiamo solo alla Malattia di Alzheimer, ma anche ad altre forme di demenza di tipo neurodegenerativo (Demenza Frontotemporale, la Demenza a Corpi di Lewy, la Malattia di Pick, la Demenza associata alla Malattia di Parkinson) e la Demenza Vascolare, dovuta a condizioni di sofferenza vascolare che si ripercuotono sull’afflusso di sangue al cervello e che determinano la continua insorgenza di lesioni ischemiche e infarti lacunari di entità variabile che nel tempo può portare ad ictus ischemici. Abbastanza comuni sono poi le demenze di tipo Misto, dove una componente atrofica (neurodegenerativa quindi) si associa ad una componente vascolare.  

Il disturbo cognitivo non necessariamente è dovuto ad un processo neurodegenerativo ma occorre indagare il motivo del suo esistere attraverso una diagnosi differenziale che tenga conto degli aspetti non solo cognitivi ma anche di quelli psicologici della persona.  

Ci sono dei casi in cui il disturbo cognitivo può essere dovuto ad una condizione psicologica (depressione del tono dell’umore) ed in questo caso è molto difficile stabilire se la depressione del tono dell’umore sia la causa o parte stessa di una sintomatologia comportamentale riconducibile alla patologia neurodegenerativa. Tuttavia nel primo caso, il deficit cognitivo regredisce generalmente con il regredire della depressione. In questo caso l’intervento d’elezione è quello del sostegno psicologico, della psicoterapia o dell’invio ad un servizio psichiatrico laddove sia necessario un intervento di tipo anche farmacologico.

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Dott.ssa Sara Gaudenzi - Roma (RM)

Dott.ssa Sara Gaudenzi

Psicologi e Psichiatri / Psicologi

Via Delle Fornaci 24

00165 - Roma (RM)

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