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Architettura civile e immobiliare

Linee Vita: una materia (ancora) poco conosciuta

Il problema della caduta dall'alto nei lavori in quota: come affrontarlo sfruttando i sistemi di trattenuta e tenendo conto delle condizioni del tetto

Linee Vita: una materia (ancora) poco conosciuta - Il problema della caduta dall'alto nei lavori in quota: come affrontarlo sfruttando i sistemi di trattenuta e tenendo conto delle condizioni del tetto

Nonostante il tema della sicurezza sul lavoro sia entrato nel mondo dell’edilizia a pieno titolo da diversi anni, l’ambito dei lavori in quota rimane uno dei più spinosi da risolvere. Non è sempre facile prevenire la caduta dall’alto. Spesso il posizionamento di parapetti non è una strada percorribile. L’alternativa è data dai sistemi di ancoraggio o dalle linee vita: una serie di ganci, pali, torrette e cavi d’acciaio posti sulle coperture per l’ancoraggio dei lavoratori. 

Ogni Regione ha emanato delle normative proprie in materia. È opportuno tuttavia ricordare come il T.U.S.L. consideri il pericolo di caduta dall’alto per dislivelli oltre ai 2,00 m a partire dal piano di calpestio: una quota molto bassa. Occorre poi valutare con grande attenzione il pericolo di sfondamento della copertura, frequente in fabbricati quali vecchi fienili o abitazioni storiche, contro il quale spesso nemmeno i sistemi di trattenuta risultano efficaci: se ci si trova in questa situazione, la sicurezza va conseguita mediante altre strade, più laboriose. 

Se è invece possibile installare un sistema di trattenuta, è bene (anche per la committenza) tenere a mente alcuni principi fondamentali: 

-Risparmiare vuole dire in molti casi ridurre i margini di sicurezza: gli elementi di maggior costo sono di norma quelli che garantiscono più protezione (si veda il seguito dell’articolo) 

-Occorre dimensionare il sistema tenendo conto dello stato delle strutture portanti della copertura 

-È conveniente progettare sistemi di ancoraggio o linee vita che siano utilizzabili in completa trattenuta 

-Il progetto non deve essere un semplice schema redatto dalla ditta installatrice, ma deve consistere in un fascicolo completo di calcoli degli ancoraggi, a firma di tecnico abilitato 

Sul mercato esistono svariati prodotti, commercializzati sotto marchi differenti. Sono tuttavia raggruppabili in poche categorie fondamentali: 

-Gli ancoraggi puntuali sono usualmente costituiti da piatti o funi, spesso collocati sotto i coppi o le tegole, e possono essere utilizzati da un solo operatore per volta (tranne rari casi, come quelli a doppia fune). 

-I pali deformabili sono gli elementi più venduti. Di solito, consentono il passaggio della fune, ma non l’ancoraggio diretto degli operatori, in tal caso non sono di classe A, ma solo di classe C. Molto apprezzati per l’estetica normalmente leggera e per il costo contenuto, si trovano talvolta anche in versione inox, sebbene noi riteniamo che una buona zincatura a caldo sia generalmente più che sufficiente a garantire un prodotto eccellente. Questi pali, deformandosi, riescono a disperdere energia prima di trasmetterla alla sottostruttura e per questo motivo sono utilizzabili efficacemente in tutti quei casi in cui la struttura del tetto non è idonea a reggere carichi impulsivi troppo elevati (si vedano i tanti casi di strutture in legno massiccio…). Per contro, è più difficile utilizzarli se si vuole garantire una completa trattenuta all’operatore, perché inducono un notevole allungamento della fune. Sono inoltre più facilmente danneggiabili e più soggetti al deterioramento nel tempo; una volta deformati, vanno sostituiti. 

-Le torrette indeformabili, più costose, sono a nostro avviso il prodotto più affidabile: sono di tipo A e C; non si deformano nemmeno in caso di caduta di un operatore e sono normalmente riutilizzabili; sono idonee per garantire l’operatività in completa trattenuta; trasmettono però molto carico alle sottostrutture e quindi occorre collocarle su supporti affidabili, di solito nervature in c.a. o travi in legno lamellare; se si desidera collocarle su supporti più deboli, occorre pensare a distribuire gli sforzi trasmessi mediante l’utilizzo di piastre di ripartizione, oppure provvedere a staffature mediante barre o contropiastre. 

In molti casi, per evitare il posizionamento di troppi elementi sulla copertura, si può prescrivere nel fascicolo tecnico l’utilizzo del sistema di ancoraggio o della linea vita mediante DPI del tipo “fall arrester” su corda, che consentono una regolazione a lunghezze desiderate, tali da mantenere l’operatore sempre nel perimetro calpestabile. In tal caso, l’operatore deve essere formato all’uso del DPI

 

Si ricorda infine che i sistemi di trattenuta devono essere verificati periodicamente da personale qualificato, per individuare eventuali deterioramenti e necessità di sostituzione di elementi.

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