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Consulenza psicologica

Aiuto! Mio figlio è dislessico…

A volte, i genitori affrontano con ansia l’avvio dell’anno scolastico. Oggi, nuovi metodi di apprendimento mirati ad ogni singolo alunno possono aiuta

Aiuto! Mio figlio è dislessico… - A volte, i genitori affrontano con ansia l’avvio dell’anno scolastico. Oggi, nuovi metodi di apprendimento mirati ad ogni singolo alunno possono aiuta

Un nuovo anno scolastico è iniziato con il suo carico di aspettative, “buoni propositi” e qualche   ansia.  Se provare un po’ di ansia è normale e perfino fisiologico nelle nostre sfide quotidiane, quando siamo alle prese con qualcosa che ci fa sentire impotenti, l’ansia diventa eccessiva e può paralizzarci.  A questo proposito penso ai genitori che si trovano di fronte a una diagnosi di DSA (disturbo specifico di apprendimento) perché, anche se negli ultimi anni questo acronimo è diventato familiare, il doverci fare i conti quotidianamente può generare una certa preoccupazione, soprattutto nella scuola e nelle famiglie che non sanno come gestirla. 

Nell’ultimo decennio si è spesso discusso di disturbi specifici dell’apprendimento, tanto che anche a livello legislativo oggi esiste una normativa a tutela degli alunni “cosiddetti DSA”, mentre si sta sviluppando una nuova consapevolezza sui diversi stili di apprendimento e di pensiero.  Gli studi relativi alle difficoltà di apprendimento hanno definito la specificità neurologica dei DSA, cioè dei disturbi di lettura, di scrittura e di calcolo, rispetto ad altre forme di difficoltà, e nel frattempo si è iniziato a riconoscere e a descrivere tutta una serie di disturbi tipici dell’età evolutiva, diversi rispetto ai DSA, dalle difficoltà relative all’attenzione, alla sfera del linguaggio e a quella del movimento, insieme all’importante ruolo che giocano gli aspetti socio-culturali nel determinare la giusta motivazione verso l’apprendimento anche in assenza di DSA.    

  

Si è cercato di conoscere sempre meglio un mondo che in passato veniva etichettato genericamente come svogliatezza, pigrizia, incapacità di apprendere. Al contrario si è iniziato a promuovere una cultura e una didattica che sappiano raggiungere ogni singolo alunno col suo bagaglio di potenzialità e di limiti rispetto all’apprendimento, introducendo da una parte il concetto di intelligenze multiple, dall’altra quello di “bisogni educativi speciali”.  

A conti fatti, sembra che un buon 10 – 15% di alunni che frequentano la scuola incontri significative difficoltà di apprendimento e di relazione e, ultimamente, questa percentuale sembra destinata ad incrementarsi. Questi dati, ovviamente, non vogliono passare il messaggio che allora “mal comune, mezzo gaudio”. Non si tratta di minimizzare il problema né di esasperarlo, ma di affrontarlo con la giusta prospettiva. Il primo passo consiste nel prendere coscienza che la diversità tra gli alunni è la regola e non l’eccezione, e che ognuno ha i propri punti di forza e di debolezza. 

Detto ciò, occorre anche sapere che il dislessico, così come ogni DSA, è una persona che impara in maniera diversa e ha un’organizzazione mentale particolare che lo espone a specifiche difficoltà nella lettura, scrittura o calcolo, ma che può anche sviluppare qualità speciali di immaginazione e creatività, proprio perché la sua intelligenza cerca di trovare le strategie più adatte a risolvere il compito

Dato che, per le proprie caratteristiche, lo studente DSA ha dei bisogni di apprendimento speciali, negli ultimi anni sono state introdotte delle disposizioni di legge che lo tutelano, tra cui in particolare la legge 170 del 2010, che chiede alle scuole di ogni ordine e grado di attuare delle modalità di insegnamento e di valutazione il più possibile flessibili, in grado di garantire anche a questi studenti il pieno apprendimento in termini di conoscenze e competenze. 

Nello stesso tempo è bene sapere che proprio perché parliamo di sviluppo di intelligenze multiple e di modificabilità delle risorse mentali, esistono dei programmi di natura metacognitiva, elaborati a partire dagli anni ’80, che hanno proprio lo scopo di insegnare a ognuno come apprendere a partire dal proprio personale modo di farlo. Questi programmi stanno diventando una vera risorsa per una didattica attenta e mirata ad ogni singolo alunno. 

  

 

È in questo filone di ricerca che si colloca anche il Metodo Feuerstein, che presenta un contributo fondamentale e innovativo sul concetto di modificabilità cognitiva e su come si possa lavorare sul potenziale di apprendimento di ogni persona, sia di soggetti con disabilità cognitiva, sia di alunni con bisogni educativi speciali. Questo metodo si caratterizza come uno dei primi approcci metacognitivi in ambito educativo e riabilitativo, che permette a ognuno di sviluppare efficaci strategie per l’apprendimento affinché nessun disturbo si trasformi in “invalidità cognitiva”.

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L'autore è esperto in
Consulenza psicologica

Dott.ssa Eliana Feyer Psicologa E Psicoterapeuta - Milano (MI)

Dott.ssa Eliana Feyer Psicologa e Psicoterapeuta

Psicologi e Psichiatri / Psicologi

Via Altamura Saverio, 11

20100 - Milano (MI)

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