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Consulenza psichiatrica

Come comportarsi con chi ha una malattia mentale

Spesso i familiari di una persona che ha un disturbo mentale non sanno come rapportarsi con lui/lei. Tentativi di aiuto si rivelano addirittura dannosi

Come comportarsi con chi ha una malattia mentale - Spesso i familiari di una persona che ha un disturbo mentale non sanno come rapportarsi con lui/lei. Tentativi di aiuto si rivelano addirittura dannosi

Non è semplice avere a che fare con qualcuno che ha un disturbo mentale. Spesso la persona malata tende a isolarsi, si chiude in un mondo tutto suo di cui non conosciamo né logiche né regole. Istintivamente la inondiamo di parole, di stupidi frase fatte che hanno senso (forse) solo per una persona mentalmente sana. In questo modo cerchiamo di colmare la distanza che viene a crearsi tra noi e l'altro. Oppure prendiamo il problema alla leggera, lo vediamo come un capriccio, come un modo infantile per attirare l'attenzione. I disturbi mentali sono molto più di tutto ciò, ed esistono alcune cose che sarebbe meglio fare o evitare di fare sempre.
"Ascolta, non parlare a vanvera e non lasciarti travolgere"
"Le persone in genere quando si approcciano a un malato di mente fanno più danno che altro", afferma Roberto Di Rubbo, medico chirurgo e specialista in psicoterapia e psichiatria. "Bisogna evitare banalità come 'Comunque non ti manca nulla' o 'Mettici un po’ di buona volontà'. Quando uno sta male è talmente preso da un giro di pensieri deprimenti che si sente impossibilitato a uscirne. Bisogna evitare di colpevolizzare, cercare di ascoltare, dimostrare all'altra persona che la comprendi". Lo psicologo e psicoterapeuta Maurizio Brasini avverte che però è fondamentale anche saperne rimanere fuori. "Oggi è di moda l’idea dell’empatia. In realtà di fronte a una persona che soffre è importante anche saper rimanere distinti dall'altro. Con un paziente depresso non bisogna entrare in una relazione di accudimento salvifico né dare buoni consigli a vanvera".
"Sii rassicurante e non sminuire il problema"
"Spesso famigliari e amici ritengono il disturbo mentale come espressione di una debolezza di carattere o di scarsa volontà", dice Giovanni Andrea Fava, professore di psicologia clinica all'Università di Bologna. "Per quanto riguarda problematiche come la depressione e gli attacchi di panico, bisogna essere rassicuranti e non spingere la persona a fare cose che la spaventano", aggiunge lo psicologo Adriano Stefani. "Inoltre non si deve sminuire il problema: con un effetto paradosso si rischia di rendere la persona ancora più insicura".
"In alcuni casi possono essere utili interventi di terapia familiare"
"Nel caso di malattie come il bipolarismo, la schizofrenia e la ciclotimia, c'è una tendenza a livello familiare a vedere ogni comportamento della persona come un risultato della malattia o a dare peso eccessivo a certe manifestazioni temporanee", spiegano Giovanni Andrea Fava, professore di psicologia clinica all'Università di Bologna, e lo psicologo Adriano Stefani. "In queste situazioni interventi di terapia familiare, eventualmente accanto alla farmacoterapia, possono essere molto efficaci".
"Disturbi alimentari: corpo e psiche vanno trattati come un tutt'uno"
"Spesso si assiste a una separazione tra gli interventi riguardanti il corpo e quelli riguardanti la psiche", spiega Elena Riva, psicoterapeuta, psicoanalista e socio fondatore dell'Istituto Minotauro. "Serve invece un approccio integrato per indagare sul significato affettivo alla base della patologia".
"Non obbligare una persona anoressica a mangiare"
"Il controllo del corpo attraverso una dieta fa sentire più forti e più capaci: per la persona anoressica è difficile rinunciare a questo sintomo", afferma Elena Riva, psicoterapeuta, psicoanalista e socio fondatore dell'Istituto Minotauro. "Spesso si assiste a un braccio di ferro intorno ai pasti che coinvolge genitori e figli in una dinamica autodistruttiva. La questione non è convincere un’anoressica a mangiare, ma capire perché non mangia". "Pensare che si può far guarire un'anoressica obbligandola a mangiare significa sottovalutare il problema", aggiunge lo psicologo Adriano Stefani.
"Se hai un'amica anoressica, non lasciare che si isoli"
"Ho visto più di una persona anoressica riprendersi grazie a una gita scolastica o a una pizzata con gli amici", afferma Elena Riva, psicoterapeuta, psicoanalista e socio fondatore dell'Istituto Minotauro. "Bisogna evitare che l’anoressica si isoli. Gli amici devono rimanere presenti anche di fronte ai rifiuti". 

Pubblicato in data 10/10/2015 su Huffington Post a cura di Andrea De Cesco

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L'autore Ŕ esperto in
Consulenza psichiatrica

Dr. Di Rubbo Roberto - Firenze (FI)

Dr. Di Rubbo Roberto

Psicologi e Psichiatri / Psichiatri

Via Buonvicini 34

50100 - Firenze (FI)

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