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Diritto societario

3 vantaggi (e 3 svantaggi) del Trust

Introduciamo un置lteriore figura preposta allo scopo di tutelare il patrimonio personale e aziendale dell段mprenditore, il trust

3 vantaggi (e 3 svantaggi) del Trust - Introduciamo un置lteriore figura preposta allo scopo di tutelare il patrimonio personale e  aziendale dell段mprenditore, il trust

Il Trust è una importante novità per l’ordinamento giuridico italiano di civil-law e per tutti quei Paesi che hanno le loro radici nel diritto romano. La figura del trust, che trova origine nel common-law (ordinamento profondamente diverso dal nostro), è stata introdotta ufficialmente dalla L. n. 364 in vigore dal 1 gennaio 1992, che ha ratificato la convenzione internazionale relativa alla legge regolatrice dei Trusts del 1 luglio 1985. 

Il trust è un complesso di rapporti giuridici istituiti con atto tra vivi o per causa di morte tra: (i) il disponente (c.d. settlor), (ii) l’amministratore fiduciario, persona fisica o giuridica (c.d. trustee) nominato dal primo, che amministra, gestisce il bene oggetto di contratto e (iii) il/i beneficiario/i (c.d. beneficiary). Questo negozio, di tipo fiduciario non è regolato dal codice civile in quanto non vi può trovare una collocazione. 

Nel nostro ordinamento solo colui che è proprietario di un bene, infatti, può goderne e disporne liberamente, ma nell’ipotesi del trust il gestore (c.d. trustee) non è proprietario del bene, eppure ha i medesimi poteri di colui che lo è. Nonostante il trust consideri il concetto di diritto di proprietà diversamente da come previsto dal nostro ordinamento, non si dubita che nell’ambito del principio dell’autonomia contrattuale ai sensi dell’art. 1322 c.c. la stipulazione di tale contratto sia consentita, con l’unico limite della finalità illecita ex art. 1344 e 1345 c.c.. 

La libertà del trustee di disporre liberamente del bene (secondo una finalità specifica), pur non essendo proprietario/intestatario dei beni dati in trust, trova la sua fonte da un atto di autonomia negoziale assolutamente consentito nel nostro ordinamento. Dunque, l’opinione maggioritaria della dottrina e giurisprudenza ammette la costituzione interna del trust, anche se non perfettamente compatibile con l’assetto attuale del nostro ordinamento. Inoltre, è permessa la trascrizione del medesimo, ai sensi dell’art. 2645 ter c.c., unicamente mediante trascrizione in favore del trustee, con la contestuale pubblicità del vincolo a carico di lui, attuabile o con una menzione nella stessa nota di trascrizione in favore o con un’autonoma trascrizione contro il medesimo trustee (art. 12 Convenzione dell’Aja). Questo in quanto il trust non ha né personalità né soggettività giuridica. La prassi notarile, invece, è nel senso di accompagnare alla trascrizione contro il disponente ed a favore del trustee, una seconda trascrizione contro quest’ultimo, allo scopo di far emergere con maggiore chiarezza il vincolo sui beni nascente a seguito dell’istituzione del trust. 

Questo permetterebbe all’imprenditore – che voglia mantenere la propria “governance” aziendale e tutelare il proprio patrimonio familiare – di superare i limiti della successione ex lege e della necessità di un accordo preventivo dei beneficiari per la fase istitutiva o dispositiva. 

Il trustee potrà essere una persona fisica o giuridica che ha la “proprietà” (non come la intendiamo noi) dei beni, ma questi ultimi non si confondono con gli altri suoi beni, pertanto i creditori non potranno aggredire le risorse vincolate in trust. 

Infatti, la proprietà del trustee sui beni del trust è “svuotata”, in quanto non può goderne, ma solo gestirli realizzando la finalità nell’interesse del beneficiary. 

Il trust rappresenterebbe la certezza e la garanzia per l’azienda e per tutta la famiglia dell’imprenditore. 

Tuttavia recentemente, la Cassazione si è occupata per la prima volta di questo istituto con soluzioni alquanto discutibili. 

La Suprema Corte ha, infatti, negato l’esistenza del trust “auto-dichiarato”, ovvero quello in cui il disponente si “auto dichiara” trustee e, questione non trascurabile, ha fissato la tassazione del trust nella misura massima dell’8%, perché non ricorrerebbe il presupposto dell’attribuzione donativa tra parenti in linea retta (in quanto non si verificherebbe un trasferimento patrimoniale ma solo l’istituzione di un vincolo) oltre l’imposta ipotecaria del 2% (Cass. 24.02.2015 n. 3735 e 3737, Cass. 25.02.2015 n. 38886). Il predetto assunto suscita perplessità in quanto, pur vero che il trust “auto dichiarato” (ad es. trust per ragioni familiari) è spesso simulato ai soli fini dell’indebito risparmio dell’imposta, lo stesso è pacificamente disciplinato dalle leggi straniere e la stessa legge italiana ammette l’istituzione di vincolo “auto istituiti” (es. fondo patrimoniale). 

INQUADRAMENTO DI VANTAGGI E SVANTAGGI DEL TRUST 

I vantaggi del trust sono i seguenti: 

–       inesistenza di un limite legato alla sussistenza di un vincolo coniugale, aprendo le porte anche agli imprenditori che convivono oppure agli imprenditori separati; 

–       insussistenza delle conseguenze per effetto della successione ex lege; 

–       assenza di necessario accordo di tutti i beneficiari per la fase istitutiva e dispositiva dell’istituto. 

Gli svantaggi, invece sono: 

–       limiti relativi all’inesistenza di una disciplina di legge; 

–       limiti giurisprudenziali che negano l’esistenza del trust c.d. “autodichiarato”; 

–       elevazione della tassazione all’8% ed ulteriore imposta ipotecaria del 2%. 

CONCLUSIONI  

L’istituto del trust è efficace e permette all’imprenditore che voglia tutelare il patrimonio familiare ed aziendale di superare i limiti imposti dal legislatore per gli istituti precedentemente esaminati, tuttavia, proprio l’assenza di una disciplina legislativa che disciplini il trust e l’elevata tassazione attribuita alla costituzione dello stesso, ossia dell’8%, ostacolano il dovuto sviluppo di questo vantaggioso istituto. 

Se vuoi saperne di più, leggi qui.

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