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Consulenza psicologica

Il Talento; il volto che tengo nascosto

Più che ciò che mi guida al successo, il Talento è una scintilla che mi rende unico, irripetibile. Ma la normalità uccide sempre il nostro "genio".

Il Talento; il volto che tengo nascosto - Più che ciò che mi guida al successo, il Talento è una scintilla che mi rende unico, irripetibile. Ma la normalità uccide sempre il nostro "genio".

Un secolo e più di prassi Psicologica e Psicoanalitica, di ricorso sempre maggiore  ai consigli e alle spiegazioni dell’esperto, al richiamo delle tendenze sociali, all’indagine sistematizzata della realtà attraverso il pensiero scientifico e le sue  applicazioni crescenti alla vita quotidiana; tutto questo ci fa sempre più vicini a ciò che “si fa” e sempre più lontani da “ciò che è”.  Una vita nel segno di ciò che c’è di più impersonale e, alla fine, estraneo; la rincorsa agli standards del successo, della bellezza, dei doveri e delle responsabilità collettive ci ha spinto “fuori” da noi stessi, verso quelle conferme e quei risultati “ad ogni costo” senza delle quali ci sentiamo confusi, isolati, indegni. Eppure la Vita non ha bisogno di “permessi” o di riconoscimenti per essere ciò che già è; la nostra individualità, il nostro corpo non hanno bisogno di “autorizzazioni” per funzionare, manifestarsi, esprimersi. L’Alambicco costituito dal nostro cervello continuamente distilla e secerne le sostanze che ritmano la nostra giornata, concentra, diluisce e distribuisce in questo modo tutto ciò che ci abbisogna e che, quindi, GIA’ possediamo. Di questo vero e proprio Talento la Vita ci ha dotato fin dall’inizio, rivelandocelo fin dalla prima infanzia, dove in particolare i mondi infiniti della Creatività si esprimono, al di là di ogni educazione, divieto o permesso senza sforzo. Ritrovare  quel flusso significa ricontattare energie e potenzialità che sentiamo perdute o mai possedute ma che giacciono al fondo di noi stessi come il Tesoro delle favole e delle leggende. Dove ricercarne le tracce, intuirne la presenza, oggi, qui, ora? Bachelard ci ha indicato la Poesia della materia e dei sogni, Khrishnamurti l’osservazione quieta del “ciò che è”, Hillman, ancora, la riscoperta della nostra “ghianda” del nostro “seme” originario.Tutto ciò ha in comune qualcosa che si pone fuori (dal) temposenza spiegazionesenza causa, immutabile ed immutato. In quali immagini ritrovare la mia “vena”, il mio “tesoro”, l’epiteto, quella mia faccia così diversa e che però parla ancora di me? Dov’è finito il mio Talento, quel modo fluido di vestirmi, di parlare senza sforzo, di esprimere le mie emozioni, di alimentarmi di ciò che mi nutre e non di ciò che mi sazia, di rimanere in silenzio, quieto e certo? Ma soprattutto, dove posso andare senza di lui? Il Talento è ciò che mi separa da una vita robotizzata e con il quale ogni istante diventa un orizzonte lungo il quale vedere fiorire il senso di ciò che è.Il Talento è un’impronta che parla di noi; dà forma e immagine a chi siamo, plasma e caratterizza l’indole, ci accompagna nelle scelte e ci emoziona. Nel Talento è racchiusa tutta la potenzialità della nostra vita.Eppure ci si accorge di quanto sia difficile, a volte, stare al passo con i ritmi incalzanti della vita quotidiana. Travolti da questi tempi estranei alla nostra natura profonda, vera, perdiamo la capacità di stare in contatto con noi stessi. I modelli sociali da imitare, il giudizio degli altri sempre pronto a collocarci, bene o male, in qualche standard soddisfatto o disatteso, la stanca abitudine a “consumare” ogni attimo della nostra vita, il lavoro che spesso pervade di sé ogni istante della nostra giornata; proiettati fuori di noi da questa caotica e continua richiesta di “adeguarci”, ormai riteniamo che solo dai risultati che otteniamo, dai progetti che realizziamo, dagli obiettivi che centriamo possiamo conoscere chi siamo veramente.Ma la vita non ha bisogno di alcun riconoscimento per essere ciò che già è, ciò che siamo non è prigioniero di alcuno standard. In ognuno di noi giace, come il tesoro perduto delle favole, un seme, una traccia originale ed originaria che detta i propri tempi, che guida verso i suoi obiettivi, che conosce molto meglio ciò che è bene per noi. Il cervello è l’alambicco che distilla continuamente questo sapere, che secerne istante per istante il nostro Talento, il nostro benessere, la nostra Felicità. E lo fa dall’inizio. Ritrovare quell’inizio, ricontattare quel sapere è riattingere a quelle risorse che riteniamo spesso di non possedere, imprigionati nella logica  dei risultati, del successo, del potere. Indichiamo come Talento i risultati che sembra generare; questo è ciò che ci è stato insegnato a credere. Il Talento, invece, vuole solo scorrere! Tanti progetti di tantissimi individui (anche quando sono realizzati) hanno dimenticato il vero Talento, la vera Natura; questi progetti, spesso additati ad esempio, si ritrovano anch’essi, più spesso di quanto non si creda, a fare i conti col disagio, con la difficoltà ad esprimere e rintracciare il nucleo essenziale della propria esistenza, l’unico in grado di rendere la nostra esistenza fedele unicamente a se stessa. 

 “In ultima analisi, noi contiamo qualcosa solo in virtù dell’essenza che incarniamo e se non la realizziamo, la vita è sprecata” 

Carl Gustav Jung  

 

 

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