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Crisi economica, il regime fiscale delle perdite di impresa

Nell’attuale periodo caratterizzato da bilanci spesso in perdita, bisogna porre attenzione nell’utilizzo delle stesse nei vari periodi di imposta

Crisi economica, il regime fiscale delle perdite di impresa - Nell’attuale periodo caratterizzato da bilanci spesso in perdita, bisogna porre attenzione nell’utilizzo delle stesse nei vari periodi di imposta

Nell’attuale periodo caratterizzato da bilanci spesso in perdita, particolare attenzione bisogna porre nell’utilizzo delle stesse nei vari periodi di imposta e dei limiti imposti dalla legge.  L’utilizzo delle perdite nella normativa fiscale prevede, al momento, non meno di sette casistiche principali: soggetti IRES/non IRES, soggetti in contabilità ordinaria/semplificata e professionisti, relative ai primi tre periodi di imposta, successivi ai primi tre, Società in perdita sistematica. 

Schematizzando:   

1) SOGGETTI IRES: Perdite dei primi tre periodi di imposta: possono essere portate in diminuzione interamente e senza limiti temporali. Perdite dei periodi di imposta successivi: in diminuzione dal reddito dei periodi d'imposta successivi in misura non superiore all’ 80%.  Non vi sono limiti temporali.  

2) SOGGETTI IRPEF   CONTABILITA’ ORDINARIA: Perdite dei primi tre periodi dalla costituzione in diminuzione interamente e senza limiti temporali.  Perdite dei periodi di imposta successivi: sono computate in diminuzione dai relativi redditi conseguiti nei periodi di imposta e per la differenza nei successivi, ma non oltre il quinto, per l'intero importo che trova capienza in essi. 

3) SOGGETTI IRPEF CONTABILITA’ SEMPLIFICATA MINORI E PROFESSIONISTI:  

Le perdite sono utilizzabili per compensare tutti gli altri redditi, di qualsiasi natura, nello stesso anno senza possibilità di riporto ad anni successivi. 

Tali criteri devono anche essere coordinati con i regimi della trasparenza fiscale di cui agli art 101,115 e 116 TUIR.  La nuova impostazione della normativa ha creato una evidente dicotomia tra il regime delle perdite nei vari tipi di impresa; differenza che non trova supporto in ragioni   logico/sistematiche del regime delineato.  Se quindi la volontà del legislatore è di fornire un aiuto alle imprese in un periodo di forte crisi economica, non limitando nel tempo la riportabilità delle perdite, unitamente ad un obiettivo di semplificazione, non è chiara la motivazione per cui la relativa disciplina è limitata ad una sola tipologia di imprese (soggette ad IRES).  Sembrerebbe quasi che una categoria giuridica di imprese sia più soggetta alla crisi economica di altre, oppure che sia più degna di tutela. Il riporto nel tempo delle perdite genera inoltre dubbi in ordine alle possibilità di accertamento (termini di prescrizione) delle stesse da parte dell’Agenzia delle Entrate.     La discussione verte se, ai fini della decorrenza dei termini per l’accertamento previsti dalla normativa, occorre attribuire rilevanza all’anno di utilizzo delle perdite fiscali o a quello in cui la perdita si è formata ed è stata indicata in dichiarazione. Criteri di ordine sistematico ed interpretativi, nonché di ragionamento logico/giuridico secondo cui (specialmente nel casi di riporto illimitato delle perdite) i termini di decadenza dell’azione accertatrice non possono essere dilatati nel tempo senza una certezza e tutela giuridica del contribuente  giuridica, fanno propendere per la tesi. 

 

In una fase economica negativa facilmente le imprese presentano più periodi di imposta consecutivi in perdita.  Paradossalmente tale situazione può divenire estremamente onerosa, in termini fiscali, per effetto della normativa “cd delle società di comodo”. Per mitigare tale effetti, a decorrere dal periodo d’imposta 2014 il periodo di osservazione previsto per l’applicazione della disciplina sulle società in perdita sistematica ex art. 2 del D.L. n. 138/2011 è stato ampliato da 3 a 5 periodi d’imposta. Pertanto, il presupposto per l’applicazione di tale normativa prevede cinque periodi di imposta consecutivi in perdita fiscale ovvero 4 in perdita fiscale e 1 con reddito imponibile inferiore al c.d. reddito minimo. Gli effetti penalizzanti per le società non operative si posso indicare in: reddito minimo ai fini Ires/Irap, Ires maggiorata, riporto delle perdite limitato, limiti all’utilizzo/rimborso/riporto del credito iva.  In tale sede, per completezza espositiva si vuole segnalare la procedura di non applicazione della normativa delle società di comodo in perdita sistematica prevista dall’istituto dell’Interpello.   Tale procedura, in breve ed in termini meno tecnici, comporta che le società che ritengano sussistenti e provate le “oggettive situazioni che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi, degli incrementi di rimanenze e dei proventi nonché del reddito” possano chiedere all’Agenzia delle Entrate la disapplicazione della normativa in commento.  

Infine si segnala il Decreto Legislativo n. 158/2015, articolo 25, In breve è stato previsto che: Le perdite di periodo debbano essere computate d’ufficio dall’organo accertatore. Le perdite pregresse non utilizzate possono, invece, essere computate, in sede di accertamento, esclusivamente su istanza del contribuente.

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