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L'Ascolto del Minore:

La nuova disciplina alla luce della Riforma del Diritto di Famiglia (D.lgs 154/2013 attuativo della L. 219/2012)

L'Ascolto del Minore: - La nuova disciplina alla luce della Riforma del Diritto di Famiglia (D.lgs 154/2013 attuativo della L. 219/2012)

Tra le novità della riforma del diritto di famiglia, il d.lgs. n. 154/2013 (in attuazione della Legge n. 219/2012) ha dettato nuove disposizioni in tema di ascolto del minore nel processo civile della sua famiglia in crisi. La nuova normativa ha ridotto in modo significativo la discrezionalità del giudice di fronte alla richiesta della parte di procedere all’incombente, diventando così l’ascolto un passaggio necessario, direi quasi obbligatorio, in tutte le ipotesi in cui l’organo giudicante è chiamato ad assumere decisioni che riguardano la vita del minore. Oggi l’art. 336 bis c.c. 1° comma recita: “ Il minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento è ascoltato dal presidente del tribunale o dal giudice delegato nell'ambito dei procedimenti nei quali devono essere adottati provvedimenti che lo riguardano. Se l'ascolto è in contrasto con l'interesse del minore, o manifestamente superfluo, il giudice non procede all'adempimento dandone atto con provvedimento motivato. “ Quindi, solo nell’ipotesi in cui ci sia un contrasto con l’interesse del minore o laddove l’audizione sia manifestamente superflua, il Giudice può rigettare la richiesta in tal senso, ma deve esprimere la sua motivazione nel provvedimento. La prima perplessità riguarda la previsione che il minore può essere ascoltato nell’ambito dei procedimenti nei quali deve essere adottato un provvedimento che lo riguarda. Tale può esser quindi compreso il caso in cui al Giudice è richiesto di intervenire su questioni afferenti le scelte di vita e di studio; quindi sarebbe esclusa la necessarietà dell'ascolto anche per le ulteriori questioni afferenti l'ambito più "economico", come quello della gestione dell'impresa o dell'amministrazione del patrimonio.

Sul punto, la recente pronuncia del Tribunale di Milano del 20 marzo 2014 affronta e prende una netta, condivisibilissima, posizione in ordine alla filosofia della "necessarietà", affermando il principio secondo cui : "l'audizione è necessaria per le questioni relative alla cura personae e non per quelle relative alla cura patrimonii". Da ciò si deduce che laddove i coniugi abbiano raggiunto un accordo sulle reciproche modalità dell'esercizio della "responsabilità genitoriale" ed il processo della famiglia debba continuare solo sulle questione afferenti la misura dell'assegno, in tali casi l'audizione del minore non debba essere disposta. Riguardo alle modalità dell‘ascolto del minore, l’art. 336 bis al 2° e 3° comma prevede: “L'ascolto è condotto dal giudice, anche avvalendosi di esperti o di altri ausiliari. I genitori, anche quando parti processuali del procedimento, i difensori delle parti, il curatore speciale del minore, se già nominato, ed il pubblico ministero, sono ammessi a partecipare all'ascolto se autorizzati dal giudice, al quale possono proporre argomenti e temi di approfondimento prima dell'inizio dell'adempimento. Prima di procedere all'ascolto il giudice informa il minore della natura del procedimento e degli effetti dell'ascolto. Dell'adempimento è redatto processo verbale nel quale è descritto il contegno del minore, ovvero è effettuata registrazione audio video." In linea con la legislazione internazionale, il nostro legislatore ha cura di precisare che il minore debba essere debitamente informato in via preliminare dal giudice del significato della sua audizione, tenuto conto naturalmente della sua età e del suo grado di maturità. L’ascolto deve poi avvenire sempre avendo il prioritario obiettivo di salvaguardare il minore, e così se possibile mediante “idonei mezzi tecnici”. Tra questi, da tempo si segnala già nelle consulenze psicologiche familiari, la possibilità di utilizzare apposite sale, munite (come anche l’art. 38-bis disp.att. c.c. prevede) di “un vetro specchio unitamente ad impianto citofonico”. Ove ciò avvenga, poiché il minore non ha evidenza di quanto avviene “al di là dello specchio”, i difensori delle parti, il curatore speciale e il p.m. possono seguire l’incontro; diversamente, gli stessi dovranno chiedere espressa autorizzazione al giudice. La nuova normativa chiarisce quindi che i difensori delle parti possono anche assistere all’ascolto del minore (senza poter sollecitare il contraddittorio e svolgere un vero e proprio ruolo attivo), mentre viene escluso che i genitori (quali parti del processo) possano anche soltanto partecipare, all’evidente fine di tutelare i figli minori ed evitare loro indebiti condizionamenti o influenze, soprattutto in un contesto delicato come quello di specie. Infine, sull’argomento, preme rilevare la recentissima Sentenza n. 5237 depositata il 5 marzo 2014 in cui la Corte di Cassazione si è pronunciata sulla rilevanza dell’opinione espressa dal minore che si oppone al rimpatrio, in una complessa vicenda giudiziaria in materia di sottrazione internazionale di un minore. L’ascolto per il minore assume il valore di  vero e proprio diritto soggettivo assoluto; questo è stato riconosciuto a livello sovranazionale dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo e dalla Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, ratificata con la L. 20 marzo 2003, n. 77, ed anche a livello interno, come confermato dalla recente riforma del diritto di famiglia con la L. 219/2012. Ancora di più, oggi, è fondamentale  tener di conto dell’opinione espressa dal minore, con adeguata capacità di discernimento, nelle questioni che lo riguardano. Solo in questo modo infatti si garantisce la partecipazione del minore stesso al giudizio, in quanto "parte in senso sostanziale".

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