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Consulenza psicologica

Cuore contro Cuore. Se l'Aritmia dice NO (parte II)

In un caso clinico l'esemplificazione del significato psicosomatico di una classica sintomatologia definita di competenza esclusivamente medica

Cuore contro Cuore. Se l'Aritmia dice NO (parte II) - In un caso clinico l'esemplificazione del significato psicosomatico di una classica sintomatologia definita di competenza esclusivamente medica

Monica riscopre le proprie esigenze
Partendo da questa lettura simbolica dell'aritmia della giovane era importante far sì che, almeno in terapia, Monica non fosse costretta a seguire tempi e modi imposti dall’esterno (in questo caso dal terapeuta), ma che potesse trovare uno spazio dove cominciare, magari faticosamente all’inizio, a esprimere liberamente e autonomamente ciò che viveva e sentiva, senza essere influenzata dall’esterno. In questo senso diventava necessario accettare anche il silenzio di Monica, la sua scarsa disponibilità a parlare, proprio perché, in quel momento, era l'unica modalità espressiva totalmente autonoma rispetto alla madre, che invece fa della parola il tramite per comunicare con gli altri. ll silenzio, quindi, come ”linguaggio", come modo di comunicare proprio di Monica e non come scarsa disponibilità a collaborare con il terapeuta. Lentamente questa scelta si rivela  esatta: dopo un primo momento in cui Monica sembra vivere il silenzio come una sfida nei miei confronti, lentamente comincia a lasciar emergere altri "modi di comunicare", altre facce sino ad allora nascoste, non solo agli altri, ma anche a se stessa. Ecco allora di volta in volta comparire la persona fredda e razionale, che definisce il cuore aritmico semplicemente come una «pompa»; la giovanetta calda e sensibile che porta in seduta ricordi, immagini e sensazioni, sogni e fantasie "rosa" che la vedono prim’attrice; la ragazza "neutra", senza un’identità precisa. Questo carosello di ”personaggi", ·di facce ogni volta differenti è l’espressione del movimento interiore che Monica vive in questa fase che è quella della costruzione di un nuovo equilibrio, della ricerca di una Monica capace di vivere le proprie emozioni in modo nuovo, secondo le sue naturali tendenze, non più influenzata dalla presenza ”irritante” della madre.

Le emozioni cominciano a farsi sentire
ln questo periodo della terapia compaiono sogni di treni persi per vari motivi, di partenze rimandate a testimoniare che Monica e il suo inconscio cominciano a comprendere che per troppo tempo è stato rimandato l’inizio di quel "viaggio alla ricerca di se stessa" che ora, finalmente, si sta svolgendo, Anche il rapporto con i genitori viene rivissuto da Monica alla luce di quanto comincia a provare: nei confronti della madre, ad esempio, emerge un sentimento rabbioso, ostile, anche se ancora ovattato, contenuto in un <<non mi piace il lavoro che fa» pronunciato a denti stretti, con la faccia cupa. ll momento della morte del padre è, invece, rivissuto con tutto il dolore che non si era potuta permettere allora: «quando è morto tutti mi dicevano di non piangere, ogni tanto sognavo che si erano sbagliati, che mio padre tomava a casa. Io gli volevo bene ma non gliel’ho mai detto». Per ultimo ecco ricomparire il suo cuore, un «cuore rotto», che nei momenti di crisi la fa sentire come se non avessi più forze». Poi un giorno la terapia presenta un’altra svolta: entrando in seduta, Monica afferma di non avere «niente da dire, oggi», come se non ci fosse più nulla da rievocare o da raccontare. Poco dopo, prendendo spunto dal colore del suo grande giaccone invernale (un verde brillante che spicca sui suoi soliti abiti scuri) inizia una serie di associazioni libere che la portano a far emergere un immaginario ricco, caldo, affamato di emozioni che fino ad allora aveva ritrovato solo nelle sue avide letture di romanzi. ll suo «non ho niente da dire» evidentemente si riferiva alla testa, non certo al suo cuore che, proprio quel giorno, comincia a parlare. Da questo momento in poi, dapprima lentamente e in modo approssimativo, poi con sempre maggiore sicurezza, Monica si lascia andare all’incontro con emozioni mai conosciute, mai vissute prima; lascia che sia il suo cuore a parlare.

Il cuore inizia a esprimersi
Col tempo riuscirà a trovare la forza di abbandonare una scuola che ormai non le è più consona iscrivendosi a un’altra di suo gradimento, ma soprattutto di far emergere dal profondo gli elementi emotivi più vitali che diventano così le basi della "nuova" Monica, una ragazza profondamente diversa dalla Monica ”aritmica" e incapace di un ritmo e un progetto propri. Questo tragitto terapeutico porta Monica a superare il lutto per la morte del padre e a trovare la piena consapevolezza della conflittualità nel rapporto con la madre (in una seduta, ad esempio, Monica erompe in una frase molto carica emotivamente («Ma cosa dovrei dirle, che non è stata una buona madre?»); ma, soprattutto, a un rifiorire dell'aspetto e della cura di sé e a un approfondimento ed estensione dei propri interessi intellettuali e affettivi, tutti aspetti che testimoniano come finalmente Monica abbia trovato il suo vero centro, il suo "cuore", e come ciò le permetta di esprimersi liberamente.  

Il messaggio inconscio era questo <<questo è il mio ritmo, non posso essere sempre presente e rispondere alle richieste dell’Altro, fossi io stessa a pretendere da me di fare cose che invece sento di dover posticipare>>

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Psicologi e Psichiatri / Psicologi

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