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Il sistema sanzionatorio in materia di droghe

Gli effetti pratici della sentenza della Corte Costituzionale n° 32/2014

Il sistema sanzionatorio in materia di droghe - Gli effetti pratici della sentenza della Corte Costituzionale n° 32/2014

La Corte Costituzionale con la recente sentenza n°32 del 25.02.2014 ha reintrodotto la distinzione tra le c.d. "droghe leggere" e "droghe pesanti" sotto il profilo sanzionatorio, previsto dall'originario DPr n°309/1990 prima della entrata in vigore della legge "Fini-Giovanardi". La pronuncia in questione ha dichiarato la illegittimità costituzionale degli artt. 4-bis e 4-vicies commi 2, lettara a), e 3 lettera a), numero 6 (c.d.Legge Fini - Giovanardi).  

 

Con le norme dichiarate incostituzionali il legislatore decise di superare la tradizionale distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, prevendendo una unica pena per il delitto previsto e punito dall'art. 73 del Testo Unico sulla droga. Con riferimento alle droghe leggere veniva elevata ed equiparata la sanzione alle condotte relative alle droghe pesanti. In questo modo vi è stata la reviviscenza del più favorevole trattamento sanzionatorio e quindi ritorna in vigore la normativa in precendenza abrogata

 

Il motivo che ha indotto la Corte Costituzionale a pervenire alla pronuncia di illegittimità costituzionale attiene esclusivamente le norme che disciplinano il procedimento legislativo e in particolare il potere del Governo di esercitare la potestà legislativa attraverso i decreti legge, secondo quanto stabilito dall'art. 77 della Costituzione. Secondo l'interpretazione offerta anche in precedenza dalla Corte Costituzionale tra il decreto legge e la legge di conversione vi deve essere omogeneità. Nel nostro ordinamento sussiste un nesso di funzionalità tra il decreto legge, formato dal Governo, e la legge di conversione. Quando questo legame viene ad essere spezzato, la legge di conversione risulterebbe incostituzionale per un illegittimo uso del potere legislativo da parte del Parlamento.  

 

Nel caso in esame, infatti, in sede di conversione il Parlamento aveva inserito nella legge norme tutt'altro che omogenee con quelle indicate dal decreto legge. Secondo la Corte Costituzionale "la legge di conversione non può, quindi, aprirsi a qualsiasi contenuto ulteriore". La richiesta di coerenza tra il decreto legge e la legge di conversione non esclude, in linea generale, che le Camere possano apportare emendamenti al testo del decreto legge, per modificare la normativa in esso contenuta. Atteso che la dichiarazione di incostituzionalità si fonda su di un vizio rilevato di natura procedurale, la questione attiene eslcusivamente le norme introdotte con la legge di conversione e non entra nel merito della questione. Per cui, sulla base di questo ragionamento, la Corte esclude che ad essere interessata dalla pronuncia di incostituzionalità sia anche il comma V dell'art.73 del DPr citato, in quanto oggetto di un intervento legislativo successivo, con il d.l. n°146/2013.  

 

L'effetto pratico della pronuncia di incostituzionalità è quella di dare nuovamente applicazione alle norme contenute nell'originario art.73 del DPr n°309/1990 con le relative tabelle, in quanto mai validamente abrogati. Pertanto le condotte delineate dall'art. 73 del DPR citate che concernono droge pesanti sono punite con la reclusione da 6 a 20 anni e con la multa da euro 26.000 a euro 260.000, mentre i fatti che riguardano droghe leggere sono sanzionati con la reclusione da 2 a 6 anni e la multa da euro 5.164 a euro 77.468.

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